sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

“Cristiani in moschea”
contro il terrorismo
Pubblicato il 13-09-2016


moschea-roma“Ha vinto l’Italia, hanno vinto gli italiani di tutte le religioni e di tutte le provenienze, i cristiani, i musulmani e i laici che credono nell’apertura e non nella chiusura. E siamo stati uniti per abbattere il muro del silenzio, dell’indifferenza e della confusione, sviluppando il dialogo interreligioso e interculturale e facendo crollare qualsiasi strumentalizzazione del mondo arabo e islamico” . Così Foad Aodi, medico fisiatra, presidente delle Comunità del Mondo arabo in Italia (Co-Mai) e del movimento internazionale “Uniti per unire”, commenta i risultati dell’iniziativa “Cristiani in moschea”, dell’11-12 settembre: esattamente simmetrica a quella di domenica 31 luglio, che, dopo lo stillicidio di attentati dell’integralismo islamico in Europa, vide circa 23.000 mussulmani entrare nelle chiese italiane, manifestando solidarietà all’Occidente colpito.

In varie regioni d’Italia, molte associazioni islamiche e moschee, appunto quest’ultimo finesettimana e inizio settimana, hanno aperto le porte a visitatori di tutte le fedi, liberi credenti e laici; organizzando anche migliaia di cene di fraternità (2.000 solo a Roma). Per la prima volta nella storia, la festività musulmana dell’ “Eid Al Adha” (12 settembre, celebrante i valori, essenziali per l’Islam, della fede e della piena sottomissione a Dio) in tutta Italia è stata onorata insieme a cristiani, laici, cittadini d’ origine straniera e rappresentanti delle istituzioni: a Torino nel parco di Dora, a Como in Piazza D’Armi, a Mestre al Varco di San Giuliano; a Corciano (Perugia), in moschea coi rappresentanti di Croce Rossa e istituzioni; a Napoli, in Piazza Garibaldi; a Bari presso il padiglione della Fiera del Levante, col patrocinio del Comune; a Catania nel centro sportivo in Via Zurria, e a Milazzo sul lungomare Garibaldi. A Roma, lo scambio degli auguri è avvenuto, oltre che nelle moschee (anzitutto quella di via della Magliana), anche in tre luoghi pubblici: Largo Preneste, Torpignattara (zona dov’ è presente una folta comunità islamica) e Piazza Vittorio, vera e propria “icona” dell’integrazione (con la sua celebre “Orchestra” cinematografica…). A Ladispoli, sulla costa laziale, è intervenuto l’imam Salameh Ashour, presidente della comunità palestinese del Lazio.

Evidenti, i motivi della scelta delle date: l’11 settembre, quindicesimo anniversario di quell’attentato alle torri Gemelle che ha cambiato per sempre la storia del mondo; e lunedì 12, con la ricordata festa dell’ “Eid Al Adha”. “Con quest’iniziativa, ispirata a princìpi e metodi d’un integrazione “porta a porta”, che parte letteralmente dal pianerottolo di casa, per mettere in moto un movimento popolare”, ha precisato Aodi, che è anche “Focal Point” per l’integrazione, in Italia, per l’Alleanza delle civiltà (UNAoC), organismo ONU, “vogliamo dare scacco matto al terrorismo, in nome dei valori essenziali di democrazia, libertà, laicità, reciproco rispetto nei rapporti fra Stato, Islam e altre confessoni religiose; ma anche all’individualismo e alla smania di protagonismo che spesso, purtroppo, hanno rovinato l’Islam italiano. Ben 2.000 comunità, associazioni e federazioni, su base nazionale e internazionale, hanno aderito, e, su 1.400 associazioni e centri musulmani contattati, circa 1.200 hanno risposto.

In pratica, il 93% del mondo arabo in Italia; e il 93% di tutte le comunità straniere (non solo arabe, cioè) esistenti in Italia. Mentre si può stimare in 3 milioni circa, di cui un milione e mezzo di musulmani (in Italia ci sono complessivamente, 2 milioni di credenti islamici, N.d.R.), il numero complessivo dei partecipanti a questa manifestazione dell’11-12 settembre. Appunto per questo – ha aggiunto il “Focal Point” – sono indignato per le dichiarazioni di Abdellah Redouane, Direttore del Centro islamico culturale alla grande Moschea di Roma: che ha rifiutato il nostro invito con la motivazione, ribadita non a noi ma alle agenzie di stampa, che noi organizzatori vivremmo in un mondo puramente virtuale, fuori della realtà”.

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Foad Aodi, presidente Co-Mai e Uniti per Unire, e Carmelo Barbagallo, segretario generale UIL

Importante la partecipazione, alla moschea romana “Al Fath” di Via della Magliana, di Carmelo Barbagallo, segretario generale UIL. “Da laico – ha detto Barbagallo – sinceramente non molto credente, penso però che tutti hanno diritto di esercitare pienamente la libertà di coscienza e di culto”. Il segretario UIL ha ricordato la sua esperienza personale, su questi terreni, di tanti anni fa nel sud della Sicilia, a Mazara del Vallo, già allora, negli anni ’80, piena di immigrati extracomunitari. “A Roma, poi, organizzammo, come sindacato, una prima protesta al Foro Italico, a sostegno del diritto degli immigrati ad avere dei luoghi di culto; e l’assessore capitolino competente, socialista, finalmente assegnò loro una moschea provvisoria. Nel maggio 1987, 40mo anniversario della strage di Portella della Ginestra, per la commemorazione (insieme anche a Pizzinato, Carniti, ecc…), organizzammo, per la prima volta, dei pulmann insieme anche agli immigrati. Oggi, questo nostro impegno traspare anzitutto dal fatto che, nello spirito della Costituzione, stipuliamo contratti nazionali di lavoro validi per tutti i lavoratori, non solo italiani. Volevamo organizzare , con CISL, CGIL e i leader delle varie comunità religiose, un Primo maggio multireligioso; non vi siamo riusciti, ma senz’altro entro la fine dell’anno organizzeremo un’iniziativa interreligiosa”. E Gianna Fracassi, della segreteria nazionale CGIL: “Come han giocato un ruolo importante, tanti anni fa, nella sconfitta del terrorismo rosso e nero, così le organizzazioni sindacali devono fare, oggi, contro il terrorismo su base etnico-religiosa, per l’abbattimento dei muri in tutti i sensi”.

Sono intervenuti, poi, Vanessa Frazier, ambasciatrice di Malta in Italia (“Solo promuovendo la conoscenza reciproca si possono abbattere i muri dell’intolleranza e dell’indifferenza, avviando politiche di concreta, e non demagogica, solidarietà”), il rappresentante della Lega Araba, il Presidente onorario di AVIS Roma, il pastore anglicano Mauro Contili, segretario generale dell’ Università Anglicano-cattolica “San Paolo apostolo” ( “Questa di Co-Mai e Uniti per unire è un’iniziativa che, direi, riguarda il futuro di tutta l’umanità. Le differenze tra i popoli devono essere non annullate, ma valorizzate , in un quadro di dialogo e solidarietà reciproca: all’insegna non d’un buonismo ipocrita, ma d’un confronto franco e aperto”) ; e altri presidenti di associazioni, comunità e Ong arabe, straniere e su base internazionale. Stefania Catallo, presidente del Centro contro la violenza sulle donne “Marie Anne Erize” di Torbellamonaca, ha evidenziato l’importanza, oggi, d’una vera “rivoluzione culturale” in tutti i rapporti, tra le nazioni, i popoli e i sessi.

Le Comunità arabe, musulmane e bengalesi aderite all’appello “Cristiani in moschea”, infine, hanno annunciato il prossimo invio d’un comitato nelle zone colpite dal terremoto di fine agosto, per portare ai terremotati cibo e aiuti: proseguendo il sostegno già manifestato dall’Associazione Medici d’origine Straniera in Italia (AMSI, anch’essa tra i promotori di “Cristiani in moschea”) e “Uniti per Unire”.

Fabrizio Federici

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