lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Di Maio attacca: Renzi come Pinochet
Pubblicato il 13-09-2016


di-maioQuando gli argomenti in proprio possesso scarseggiano si passa all’insulto. Luigi Di Maio non sfugge a questa regola e attacca Matteo Renzi paragonandolo a Pinochet. E scoppia subito la bufera.  Tra l’altro in un primo post Di Maio aveva anche fatto un errore non da poco posizionando Pinochet in Venezuela e non in Cile. Evidentemente dopo il calo nei sondaggi per le bugie sul caso Muraro, l’aspirante candidato premier M5S attacca per sviare l’attenzione.

Di Maio sul suo profilo Facebook scrive che Renzi “non è un Presidente del Consiglio ma il più grande provocatore del popolo italiano, un Presidente non eletto, senza alcuna legittimazione popolare, che sorride mentre le persone soffrono. Il referendum di ottobre, novembre o dicembre (ci faccia sapere la data, quando gli farà comodo) lui stesso lo sta facendo diventare un voto sul suo personaggio che ha occupato con arroganza la cosa pubblica, come ai tempi di Pinochet in Cile. E sappiamo come è finita”. Le reazioni non si sono fatte attendere. Per il capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato “l’ex candidato premier dei cinque stelle, Di Maio, scaricato dai suoi per colpa del suo silenzio sui guai della giunta Raggi, farebbe bene a occuparsi delle sue grane, a leggere

con attenzione la posta, a studiare bene il passato. Lasci stare paragoni indecenti, provenienti da lezioni di storia appiccicaticce e fatte di luoghi comuni. Di Maio – continua Rosato – se ne faccia una ragione o dica la sua con qualche contenuto se ci riesce, senza offendere chi ha pagato

con la vita il diritto alla libertà e alla democrazia”. Per Ernesto Carbone della segreteria del Pd “il povero Di Maio deve essere ancora stordito, dopo aver faticosamente compreso il vero significato dell’e-mail sulla Muraro. E’ evidente che in questo momento non è in grado di distinguere una dittatura sanguinaria come quella di Pinochet da un governo che si regge su una maggioranza parlamentare, così come prevedono le leggi della nostra Repubblica”.

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