mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Doccia fredda dall’Istat: Pil inchiodato allo 0,8%
Pubblicato il 02-09-2016


Pier Carlo PadoanPoteva andare peggio, ma lo ‘zero’ certificato dall’Istat nel secondo trimestre 2016 addolcito dallo 0,7% di crescita acquisita del Pil  alla luce dei nuovi dati – con uno 0,8% tendenziale sull’anno – pesa assai sulle prospettive del Paese e non lascia davvero molti margini alla prossima legge finanziaria anche se dall’Europa arrivasse un via libera completo a tutte le richieste di flessibilità del Governo per una manovra espansiva che ha questo punto sarebbe costruita integralmente su una crescita ulteriore del debito italiano.
Rifatti i calcoli, l’Istituto nazionale di statistica ha confermato la crescita zero del secondo trimestre portando il risultato sull’anno dallo 0,6% preventivato il 12 agosto scorso allo 0,7 di oggi. Uno striminzito 0,1% è davvero poca cosa soprattutto se si raffronta alle previsioni del Governo che a inizio anno avevano costruito la legge finanziaria su una crescita del Pil dello 1,2% e che invece senza novità si fermerà quasi mezzo punto percentuale sotto, allo 0,8%. previsto oggi con la speranza che a fine anno questa ripresa tisica lo faccia almeno arrivare all’1%..
Alla base delle correzioni dei livelli del Pil c’è l’ingresso di nuove informazioni statistiche che hanno fatto registrare un miglioramento del fatturato dei servizi assieme a quelli del commercio, dei consumi e delle attività dei servizi non destinabili alla vendita.

Fonte Istat

Andamento del Prodotto Interno Lordo – Fonte Istat

Appena lo scorso aprile il ministro dell’Economia nel Def, il Documento di economia e finanza, scriveva infatti che nel 2016 il Pil italiano si sarebbe attestato all’1,2% (contro la precedente stima di +1,6%), per poi accelerare negli anni successivi… “L’inversione della dinamica del debito – si leggeva nella premessa del Documento firmata da Pier Carlo Padoan – è un obiettivo strategico del governo”.

A giugno c’era stata un’ulteriore correzione al ribasso. La crescita italiana, secondo le stime di Bankitalia, sarebbe stata minore di quanto previsto dal governo che immaginava l’1,2% e invece sarebbe arrivata solo all’1,1%. Obiettivi che oggi appaiono tanto più irraggiungibili se li si confronta alle previsioni di gennaio quando Bankitalia vedeva un futuro ben più roseo col Pil all’1,5%.

Nel dettaglio i numeri dell’Istat dicono che nel secondo trimestre 2016 ci sono stati incrementi congiunturali per l’agricoltura (0,5%) e i servizi (0,2%) mentre è diminuito il valore aggiunto (-0,6%) per l’industria. Inoltre restano fermi i consumi e una flessione degli investimenti (-0,3%).

Per arrivare almeno all’1% di crescita del Pil, servirebbe uno scatto da record nel terzo e quarto trimestre, un’evenienza su cui nessuno oggi sembra scommettere, neppure il Governo che fa di tutto per cancellare la bruttissima sensazione di un’economia che arranca in un quadro europeo e mondiale dove non brilla l’ottimismo.

È una situazione assai diversa da quella dipinta nelle 30 slide di qualche giorno fa per sostenere la validità di una linea di politica economica che in realtà non ha dato finora frutti di rilievo. Un cattivo viatico anche per l’appuntamento referendario che Renzi si proproneva di affrontare sull’onda di una legge finanziaria ricca di promesse per aiutare gli elettori a sostenere la sua riforma e che invece potrebbe tenersi in un clima di freddo autunnale e non solo in senso metereologico.

Eppure anche oggi per il Presidente del Consiglio italiano ‘i numeri confermano che l’Italia va meglio, ma certo la mini-revisione al rialzo del Pil non basta’. Un esercizio di ottimismo nella speranza che contagi consumatori e produttori. Dello stesso segno il commento di Padoan “Il Pil è in crescita. Questo è il mio commento”. Dal forum Ambrosetti, commentando i dati Istat sul Pil, Padoan si è buttato poi sulle questioni della globalizzazione forse per stemperare le difficoltà interne e ricordando che ormai nell’economia globalizzata nessun Paese da solo ha la forza per incidere sulla realtà. “Il problema della crescita globale sembra ancora lontano dall’essere risolto. Le cause della bassa crescita sono più profonde e più complesse di quello che possiamo pensare. Le soluzioni nazionali per quanto attuate da Paesi grandi e potenti hanno dei grossi limiti e sono meno efficienti di quelle coordinate”.

Dall’opposizione è arrivata la sferzata del capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta:

“Renzi ha fatto un imbroglio, come suo solito. Ha raccontato una storia che non è una storia vera. Ha affabulato finanzieri, grand comis dello Stato nominati da lui, banchieri, pochi industriali”, ma la verità è che “l’Italia non cresce, siamo in deflazione e recessione. Gli obiettivi del governo non saranno raggiunti” e questo “vuol dire deficit, debito e una manovra correttiva”.
Armando Marchio

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