sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Editoria: ddl verso ok,
resta il nodo stipendi
Pubblicato il 14-09-2016


EVIDENZA-Finanziamenti-editoriaDopo lo stop inatteso prima della pausa estiva, il disegno di legge di riforma del fondo dell’editoria torna in Aula al Senato per il via libera prima del passaggio finale alla Camera. Il voto di Palazzo Madama è atteso mercoledì 14 settembre, ma, dopo le modifiche in Commissione, resta ancora un nodo da sciogliere e riguarda il tetto agli stipendi per i giornalisti. L’emendamento, presentato da Roberto Calderoli (Ln) e appoggiato da buona parte dell’opposizione, è stato accantonato su richiesta del relatore Roberto Cociancich (Pd), che in un primo momento, come il governo, aveva dato parere favorevole.

La modifica consentirebbe di erogare contributi pubblici solo alle aziende che applicano al proprio personale e ai propri consulenti il tetto di 240 mila euro annui, previsto per il presidente della Repubblica. La norma, così formulata, riguarda  solo la carta stampata e non la Rai, che, a seguito dell’erogazione di un bond, come previsto dalla legge può non sottostare al limite previsto per i dipendenti pubblici. Il timore della maggioranza è che tale cambiamento in extremis del testo porti poi a nuove modifiche alla Camera, posticipando ancora l’ok a un provvedimento che gli operatori del settore chiedono di approvare in fretta.

L’intero gruppo di Ala, come annunciato da Ciro Falanga, ha fatto proprio l’emendamento Calderoli. E a favore della norma si sono espressi la presidente del Misto Loredana De Petris, Maurizio Gasparri (FI), D’Ambrosio Lettieri (Cor). “Quello del tetto è l’unico punto ancora aperto – spiega Cociancich  – per il resto c’è un’ampia convergenza.  Dobbiamo riflettere sulla formulazione dell’emendamento, in modo da garantire il rispetto della libertà impresa e accogliere la sensibilità sul fatto che i soldi pubblici servano a sostenere le imprese e non a finanziare i singoli”.

A protestare è soprattutto M5S. “L’Aula del Senato ha respinto ancora una volta la nostra proposta di abolire il finanziamento pubblico ai giornali e l’Ordine dei giornalisti – denuncia il senatore Giovanni Endrizzi – parliamo di quel finanziamento che lo stesso Renzi disse di voler abolire per poi rimangiarsi le sue promesse, perché ora in vista del referendum costituzionale ha bisogno di una cassa di risonanza”.

Tre gli emendamenti approvati: uno aumenta da tre a cinque anni, a partire dal via libera alla legge, il periodo di erogazione dei contributi, gli altri due ampliano la platea dei beneficiari. Tra le principali modifiche introdotte in commissione a Palazzo Madama, la previsione di comprendere tra i destinatari del sostegno pubblico anche le radio-tv locali; il numero dei componenti dell’Ordine nazionale che da 36 (fissati alla Camera) risale a 60; la reintroduzione della distinzione tra testate nazionali e locali nel rapporto tra venduto e distribuito, uno dei criteri per accedere ai contributi (20% per le nazionali, 30% per le locali); la riduzione a dieci anni della durata della concessione del servizio pubblico.

Edoardo Gianelli

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