domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Ezio Bartalini e il Comitato
di Liberazione in Turchia
Pubblicato il 09-09-2016


soldatiitL’armistizio dell’8 settembre 1943, con cui l’Italia entrava in guerra con gli Alleati della seconda guerra mondiale, diede il via alla defascistizzazione politica, sociale e militare dell’Italia. Il 9 settembre a Roma si formò il Comitato di Liberazione Nazionale allo scopo di opporsi al Fascismo e all’occupazione nazista del Paese. Nasceva allora quella Resistenza che avrebbe finalmente nell’aprile del 1945 liberato l’Italia.
Meno nota è la storia di quei comitati sorti fuori dai confini nazionali dove importanti comunità di italiani subirono durante il Ventennio la fascistizzazione di ogni spazio della vita culturale comunitaria: dai circoli alle associazioni fino ai giornali. È il caso della Turchia, dove comunità italofone risiedono fin dal Medioevo. A Istanbul il 9 settembre del 1943, un esule politico, il socialista Ezio Bartalini formava il Comitato Italia Libera all’interno di una comunità dove la sezione del fascio locale cercava, con l’aiuto dell’ambasciata tedesca, con affanno di riorganizzarsi.
La figura di Bartalini è centrale nella storia della comunità italiana di Turchia. Fu tra i pochi intellettuali italiani a dedicarsi con passione – e indipendenza dalla sezione fascista locale – nella diffusione della cultura italiana nella Turchia di Mustafa Kemal Ataturk.
Giornalista, autore e primo insegnante di latino e italiano nell’università di Istanbul, il toscano Bartalini, in contatto con l’addetto militare e i servizi d’Intelligence del governo Badoglio, attraverso la direzione Comitato Italia Libera si fece interprete tra gli italiani del Bosforo e le autorità locali della nuova Italia democratica. Dal 1943 fino alla Liberazione, Bartalini cercò con ogni mezzo di diffondere una cultura antifascista e democratica all’interno di una comunità, quella italiana, segnatamente fascistizzata e mal vista dal governo turco per i suoi legami con l’ideologia imperialista propagata dal precedente governo di Roma.
Nel 1945, una volta liberata l’Italia, Bartalini poté tornare finalmente nel nostro Paese dopo ventidue lunghi anni di esilio. Stabilitosi a Roma aderì nuovamente al Partito Socialista Italiano con cui venne eletto deputato alla costituente.
La produzione letteraria e la biografia di Bartalini è stata oggetto di diverse pubblicazioni. Si vedano quelle curate da Tiziano Arrigoni (Edizioni La Bancarella, Piombino) e le memorie pubblicate dalla figlia di Bartalini e curate da Lilia Hartmann (I fatti veri. Vicende di una famiglia toscana, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 1996, pp. 422). L’archivio di stato di Piombino, dove sono raccolti numerosissimi documenti sulla vita di Bartalini, rappresenta un prezioso patrimonio per la ricostruzione storica della vita di questo intellettuale socialista, presidente del Comitato di Liberazione in Turchia, che tanto s’impegnò per un’Italia libera e per la diffusione una cultura laica e democratica tra gli italiani di Istanbul.

Francesco Pongiluppi

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