venerdì, 9 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

FertilityDay. Un altro approccio per le ‘culle vuote’
Pubblicato il 06-09-2016


internet - culle vuote - Una foto d'archivio delle culle vuote in un reparto di ostetricia. Un reparto di ostetricia che viene chiuso dai Nas nel 2009 ed un'ambulanza che non c'e': sono le premesse da cui origina un nuovo caso di malasanità in Calabria con la morte di una neonata nell'ospedale di Rossano. ANSA/FRANCO SILVI /GID

ANSA/FRANCO SILVI /GID

Nonostante le ragioni dell’opinione pubblica il problema della natalità in Italia esiste. La campagna del Ministero della Salute sulla fertilità è stata bocciata prima che nascesse, dopo l’indignazione da parte del web e non solo, è partita subito dopo la ‘scomunica’ del Ministro Lorenzin anche da parte dello stesso Governo. Dopo Matteo Renzi ci ha pensato il ministro Boschi. “L’ho detto anche a Beatrice, che secondo me ha agito in buona fede, ma in buona fede ha sbagliato la campagna di comunicazione – ha detto la Boschi – perché effettivamente rischiava di essere offensiva per tante donne che madri non sono, tant’è che cambierà campagna di comunicazione”. Un giro di parole cortese per ribadire ciò che aveva già detto Renzi, ossia che il Governo la campagna contro l’infertilità non l’ha gradita affatto.
Tuttavia il problema demografico nel nostro Paese esiste, con dati a dir poco allarmanti.
Eurostat l’ufficio statistiche dell’unione europea certifica che in Italia ci sarà un crollo verticale della popolazione da qui al 2050 e ancor più al 2080. Attualmente cresciamo solo per l’apporto delle nascite degli immigrati. Se escludiamo infatti dalla contabilità demografica la variabile migratoria, nel 2050 gli italiani si ridurrebbero dai 60,6 milioni del 2015 ai 51,5 del 2050, per toccare il minimo a 39,4 milioni nel 2080. Si prevede che le nascite, nel nostro paese, dalle 519 mila dell’anno scorso scenderebbero a 375 mila nel 2050 e a 308 mila nel 2080. Non solo, ma secondo Eurostat, nel 2014 l’età media delle donne che hanno partorito il primo figlio è 30,7 anni, la più alta d’Europa dove la media è invece 28,8. Le spagnole si avvicinano alle italiane facendo figli a 30,6 anni, le lussemburghesi a 30,2 e le greche a 30. Ma nel resto d’Europa le neomamme hanno meno di 30 anni. Le più giovani sono in Bulgaria (25,8), Romania (26,1), Lettonia (26,3), Estonia (26,6), Polonia (26,9), Lituania e Slovacchia (27). Ma per trovare una soluzione al crollo demografico italiano occorrono soprattutto degli interventi nel Welfare e nelle politiche sociali.
“Il Ministro Lorenzin ha scelto un percorso inadeguato – afferma Maria Rosaria Cuocolo
Responsabile Nazionale Dipartimento Parità di Genere PSI – con una ‘cartellonistica pubblicitaria’ che, fortunatamente, pur nella sua discutibilità, è rimasta nell’alveo della grafica contemporanea e non si è spinta, in assonanza con la filosofia ispiratrice, alla rappresentazione delle ‘veneri paleolitiche’ o all’evocazione della ‘dea madre’ per un tema molto sensibile che coinvolge una condizione intima e privata della coppia, e non della sola donna, e che, per queste ragioni, impone rispetto ed attenzione”. “Pur condividendo l’esistenza del fenomeno, vale a dire il basso indice di natalità, andrebbero messi a fuoco tutti quegli elementi che concorrono a tale condizione, ossia la mancanza e la precarietà di lavoro, i servizi sociali, le tutele normative, il rispetto del desiderio di realizzazione sociale, la conciliazione dei tempi vita/lavoro”, continua Maria Rosaria Cuocolo. “Ecco, forse è il caso – conclude – su questi temi, di accendere i riflettori e di confrontarsi laicamente anche su tutte quelle possibilità che oggi la scienza biomedica ci offre per approcciare il da farsi”.

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Come principio generale, è sicuramente positiva l’idea di “confrontarsi laicamente anche su tutte quelle possibilità che oggi…”, ma altrettanto laicamente andrebbe riconosciuto il tentativo di dare una qualche risposta al problema, dal momento che non è messa in discussione “l’esistenza del fenomeno, vale a dire il basso indice di natalità”.

    Se d’altronde siamo ancora a dirci che “andrebbero messi a fuoco tutti quegli elementi che concorrono a tale condizione”, viene spontaneo ipotizzare che i tempi saranno ancora abbastanza lunghi, e forsanche troppo lunghi, prima di arrivarci in fondo, ossia vedere adottate scelte e determinazioni in merito, quando bisognerebbe forse accelerare

    A me non sembra che la questione stia tanto nella ‘cartellonistica pubblicitaria’, quanto piuttosto nella essenza stessa della iniziativa ministeriale, atteso che, come leggiamo anche in queste righe, “il Governo la campagna contro l’infertilità non l’ha gradita affatto”, nonostante “il problema demografico nel nostro Paese esiste, con dati a dir poco allarmanti”, e dunque, se il problema esiste, ed in tali termini, una soluzione andrebbe comunque trovata, possibilmente senza arrivare fuori tempo.

    Non me ne voglia chi propone di confrontarsi ancora, ma viene da fare un parallelo con la stagione, non breve, del cosiddetto “assemblearismo”, quando ogni questione doveva essere preceduta da un’analisi collegiale, e collettiva, delle rispettive cause, analisi che spesso durava a lungo senza arrivare a conclusione, o giungeva semmai a conclusioni molto “articolate”, fino a diventare irrealistiche o quasi.

    Talvolta mi capita di pensare che diverse questioni dell’oggi, tutt’ora aperte, siano anche un po’ figlie di quell’epoca, tanto che in più d’uno venne poi il desiderio di cambiar passo, arrivando ad auspicare e prediligere il “decisionismo”, verosimilmente come forma di reazione.

    Paolo B. 07.09.2016

  2. Sbagliare comunicazione con tutti i supporti che il mercato offre, fa un po’ pensare. Forse la ministra Lorenzin fa fatica ad accogliere le molte posizioni che le donne hanno il diritto di avere nei confronti della procreazione. Quindi se la scelta di avere figli è giusto che sia una scelta e non una rinuncia, resta il fatto che l’attenzione dovrebbe andare, casomai, sull’innalzare la qualità della vita e sul migliorare il welfare. Poi, forse, questo farà innalzare la crescita demografica in Italia. Ma se anche così non fosse, mi chiedo, è un problema? Di sicuro può essere un problema per chi ‘teme’ l’estinzione degli italiani. Ma i popoli si sono sempre mischiati, e forse, fare una distinzione tra nascite italiane e nascite di immigrati in Italia, non ha troppo senso…
    Del resto basta studiare i flussi demografici per sapere che ciò che accade in Italia, in Europa e nel resto del mondo, non risponde altro che a ciclici cambiamenti fisiologici del nostro pianeta.

Lascia un commento