sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

G20, nel teatro dell’ipocrisia
Pubblicato il 06-09-2016


I grandi della terra ancora una volta, hanno recitato brillantemente la commedia del “sarebbe bello man non posso”, o se preferite “quella mi piace ma la situazione non lo permette”.

I grandi sono tornati dalla Cina con un copioso bagaglio di promesse mancate e di finti rimpianti.

La guerra in Siria sembra proprio non esistere, visto che Obama e Putin arrivano al massimo a prometterci che chiederanno ai loro ministri degli esteri di continuare a discutere di una Pace e di una tregua imboccate da tutti coloro che sullo scacchiere internazionale potrebbero e magari vorrebbero dire la loro ma che ormai non ci provano eppure considerato che nessuno li prende sul serio.

Sull’eccesso di produzione dell’acciaio, altro tema caldo del summit, la Cina, bontà sua ha accettato l’idea di varare un comitato per studiare la situazione. Se il tutto non si presentasse in modo tragicomico, esisterebbero tutti gli ingredienti per seppellire ognuno con una crassa risata.

Che a conclusione di questa ennesima festa delle occasioni mancate, ci sia tanta passione a esaminare i risultati elettorali tedeschi compresa la sconfitta della signora Merkel, non possiamo certo fingere di meravigliarci. Rimane però da chiedere e da chiederci quanto la nostra pazienza potrà sopportare una finzione cosi clamorosa sull’andamento delle cose del mondo. Quelli che stanno peggio (miliardi di uomini e donne) crescono ogni giorno mentre il controllo della ricchezza è ormai prerogativa esclusiva di meno del 10% degli abitanti del pianeta. È ormai del tutto evidente che i magnati dell’industria e del commercio; i controllori delle banche e delle politiche finanziarie responsabili delle scelte che stanno strangolando il mondo intero quando si trovano in sedi come quella del G20, non fanno tante distinzioni e complimenti.

Una schiera molto ampia di sceicchi, finanzieri, affaristi di ogni specie, controllori delle borse e dei mercati non distinguono certo fra bianchi e neri, tra religioni e ideologie, l’unica ragione che li muove direbbe Papa Francesco è il Dio denaro. E come dimostrato, non ha nessuna importanza se sono alla testa di paesi e governi che hanno abolito ogni parvenza di democrazia se usano la pena di morte come strumento di controllo sociale dei loro paesi. Lo fanno perché hanno ormai capito che “il raffinato” esponente del governo occidentale con le proprie richieste sulla democrazia e sull’uguaglianza non fa affatto paura a nessuno anzi.

Tornerà al prossimo G20 od occasione analoga con codazzo impressionante di giornalisti del proprio paese a spiegare che occorre rilanciare e riequilibrare lo sviluppo, pensare di più ai poveri e a chi non ha niente. Si sa già che nel pomeriggio si può sempre trovare un localetto appartato al riparo di occhi indiscreti all’interno del quale stillare l’ultimo accordo sulla vendita delle armi, sul prezzo del petrolio, sul controllo dei pacchetti azionari delle grandi multinazionali.

Può capitare e a volte capita che in tutte questo tramestio, qualche avvenimento scappi di mano. Il problema è non farci troppo caso, e di aver consapevolezza che tutto passa e che quelle che durano di meno sono proprio le buone intenzioni. Una volta si diceva che di buone intenzioni è lastricato anche l’inferno. Oggi forse è lecito e necessario chiedersi se di buone intenzioni ne esistono davvero in qualche parte del mondo.

Silvano Miniati

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