domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Grillo come Cesare: pollice verso sulle Olimpiadi
Pubblicato il 09-09-2016


E’ ormai certo, cosí ha sentenziato Beppe Grillo in una dichiarazione quest’oggi, il no di Roma alle Olimpiadi. Mi pare la prima volta, almeno nella storia del dopoguerra, che una città, dotata di tutti i titoli per aggiudicarsi i giochi olimpici, li rifiuta. Anzi che rifiuta di candidarsi contro il parere del suo Coni. E dopo che su Roma 2024 si era costituito un apposito comitato ed erano stati redatti importanti progetti per gli impianti e il nuovo villaggio olimpico. I Cinque stelle si sono messi di traverso e hanno pronunciato un niet ai cinque cerchi. La motivazione è invero bizzarra. La corruzione è in agguato. Di Battista ha parlato di lobbie delle Olimpiadi.

Se si devono bloccare le opere pubbliche perchè c’è il rischio delle tangenti allora tra un po’, e magari ai Cinque stelle andrebbe pure bene, saremo costretti a pascolare nei campi. Le Olimpiadi, secondo i progetti elaborati dal Coni ed esplicitati dal suo presidente Malagò, sarebbero costati molto meno di tutte le Olimpiadi precedenti e sarebbero stati coperti soprattutto da sponsor e privati, non avrebbero invaso il territorio, ma riammodernato gli impianti esistenti (a Roma sarebbe, tra gli altri, stato recuperato lo stadio Flaminio). Ora questi progetti devono essere riposti accuratamente e nostalgicamente nel cassetto. Per paura della corruzione.

Roma ha già ospitato le Olimpiadi nel 1960, senza l’ombra di Gomorra, Londra le ha ospitate due volte, nel 1948 e nel 2012, Parigi nel 1900 e nel 1924, Tokio dopo averle organizzate nel 1964 farà il bis nel 2020, mentre Los Angeles le ha avute nel 1932 e nel 1984. La Germania le ha organizzate due volte, nel 1936 e nel 1972. Anche l’Australia ha organizzato due Olimpiadi, nel 1956 e nel 2000. Solo l’Italia una sola, perché Roma si rifiuta. Al posto di Roma andrà Parigi, forse, dopo avere ospitato un mondiale di calcio nel 1998 e un’Europeo quest’anno sia pur con l’incubo del terrorismo. L’Italia non è Roma, ma è impossibile immaginare una candidatura italiana alternativa.

L’Olimpiade avrebbe contribuito a risolvere non pochi problemi impiantistici romani e per non fare la fine dei mondiali di nuoto sarebbe bastata una stretta sorveglianza dell’autority anti corruzione e procedure ordinarie e non in deroga, che la nuova legge permette di percorrere senza rinvii alle calende greche. La Raggi conta poco, come è ormai palese. Aveva ipotizzato un referendum. Adesso, altro che democrazia diretta, basta un ordine di servizio di Grillo. D’altronde se il movimento è monarchico e comanda uno solo (prima pare che lo scettro spettasse a Casaleggio, adesso solo a Grillo) anche Roma è diventata monarchica. Anzi imperiale. Da Cesare a Grillo il passo com’è?

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Commenti all'articolo
  1. A proposito di “cesarismo”, a me sembra che si sia ormai affermato in tutto, o quasi, il panorama politico, pur se espresso nei modi, e con sfumature, che rispecchiano la personalità di ciascun LEADER, forsanche perché, a torto o ragione, viene inteso come decisionismo, ossa un “agire” che sta incontrando crescenti estimatori nel comune sentire, anche tra chi un tempo osteggiava un tale metodo, ritenendolo poco “democratico”.

    E tra coloro che possono aver fatto detta inversione di marcia potrebbe
    esservi pure chi, una ventina d’anni fa all’incirca, per non dire di prima ancora, criticava e biasimava il LEADERISMO, censurava l’idea di “un’uomo solo al comando”, oppure gridava alla “deriva plebiscitaria”.

    Come cambiano i tempi, e di fronte a questi casi, analoghi o similari, mi viene in mente un motto che ho sentito più di una volta pronunciare dai “vecchi” di allora, quando io ero giovane, e che diceva più o meno così “le meraviglie si attaccano”.

    Paolo B. 10.09.2016

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