sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Il 1992 socialista
Pubblicato il 02-09-2016


Da domenica e per cinque domeniche consecutive l’Avanti pubblicherà una sorta di mio diario sulla crisi del Psi, intitolato, volutamente, come il celebre film proiettato su Sky. Molte delle vicende sono tratte dall’ultimo volume della mia Storia del socialismo reggiano, che in realtà si diffonde in larga parte anche sulla storia nazionale. Il testo, in cinque puntate, come fosse un film, parte in realtà dal 1989, cioè da quell’evento storico, la fine del comunismo, che cambiò profondamente, con la fine del Pci, anche il sistema politico italiano. Il primo segnale fu l’avanzata della Lega, un micro movimento che pareva confinato solo nella profonda provincia lombarda.

Poi seguirono i referendum di Segni, il primo sulla preferenza unica nel 1991, che il Psi di Craxi non comprese, tanto da invitare gli elettori ad andare al mare, seguito poi da quello del 1993, che metteva fine al sistema proporzionale inaugurando quello maggioritario. Infine le inchieste del Pool mani pulite sulla corruzione che fecero il resto colpendo i partiti di governo e lasciando intatti Pci e Msi. Le inchieste partirono già prima delle elezioni politiche del 1992 con l’arresto di Mario Chiesa e poi si allargarono a dismisura dopo l’elezione di Scalfaro alla presidenza della Repubblica, figlia della strage di Capaci, ove venne trucidato il giudice Falcone, all’epoca stretto collaboratore del ministro Martelli.

Claudio Martelli e Mauro Del Bue

Claudio Martelli e Mauro Del Bue

Il mito di Di Pietro, l’azione politica del potere giudiziario, l’omicidio di Borsellino, l’offensiva della mafia e i suoi nuovi atti di sangue, accompagnano un anno che vede nel Psi il tentativo, tardivo, di Martelli, mio e di altri di impedire la scomparsa. Tutto veniva travolto a una velocità impressionante, dopo che Scalfaro aveva dato il mandato di formare il governo a Giuliano Amato. Napolitano, presidente della Camera, Spadolini, presidente del Senato, Scalfaro, presidente della Repubblica, lo stesso Amato, presidente del Consiglio saranno gli unici ad essere risparmiati dalla magistratura in cambio di un appoggio all’azione dei magistrati e del ritiro di qualsiasi legge di depenalizzazione dell’illecito finanziamento alla politica.

Poi il 1993, altri avvisi, i suicidi, lo spappolamento della Dc e del Psi, il tentativo non riuscito di creare un argine all’avanzata di una sinistra giustizialista, con un nuovo asse tra Segni, Martinazzoli, Bossi, infine la discesa in campo di Berlusconi mentre nel Psi la segreteria Benvenuto aveva lasciato il campo a quella di Del Turco. Le faide interne, le monetine a Craxi, la gioiosa macchina da guerra, fino alla clamorosa sconfitta dei progressisti alle elezioni del 1994, mentre i candidati socialisti dovevano passare sotto le forche caudine dei tavoli giacobini, erano eventi che si susseguivano a cadenze quotidiane. Lo sbandamento, il tentativo di resistere o piegando la testa o rifugiandosi nel nuovo partito berlusconiano, poi tante ripartenze fallite, il nostro amaro destino, convinti di avere vinto nella storia per poi essere sopraffatti nella politica, sia pure così pesantemente orientata dal potere giudiziario. Di tutto questo, più precisamente, tratterò a cominciare da domenica e per cinque domeniche sulla rubrica Fili rossi dell’Avanti!. A domenica, allora. Ognuno potrà portare la sua esperienza, esprimere il suo parere.

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Commenti all'articolo
  1. Caro Mauro, penso che la tua iniziativa sia lodevole, ma ad una condizione: farne veramente una occasione di un ampio dibattito politico e con una conclusione pubblica (convegno nazionale) con l’obbiettivo di riabilitare storicamente e politicamente il PSI e, con i suoi errori (io ero con te e Martelli) Bettino Craxi. Solo così potremo ripartire. Chiamare a raccolta tutti i socialisti che, come hai giustamente scritto, non votano più PSI, sia che stia a sinistra o a destra.

  2. Caro Mauro, è una buona iniziativa la tua, ma ad una condizione: che sia seguita da una manifestazione pubblica aperta a tutto il mondo socialista e riformista con l’obbiettivo di rivalutare la storia socialista del 1976 al 1992. Io ero con te e Martelli in quegli anni, ma ritengo che dovremmo rendere l’onore al PSI e anche a Bettino Craxi.

  3. Da allora sono trascorsi più di vent’anni e i ricordi inevitabilmente si appannano, anche sul piano emotivo, ma c’è un aspetto di quei travagliati momenti – quando il nostro storico partito si stava sfaldando e l’appartenenza socialista era vista con pungente diffidenza, e trattata con ironia se non con sarcasmo – che mi è rimasto sempre presente, ossia il fatto che le scelte politiche che ciascuno di noi ha ritenuto di fare in quelle difficili circostanze non incontrarono accese censure, “scomuniche” o anatemi, da parte di chi, al nostro interno, prese invece posizioni e strade diverse.

    Ho sempre pensato, con un certo
    compiacimento, che quella condotta – se non la ho per caso idealizzata, unitamente alle mie reminiscenze su quegli anni, ma non credo più di tanto – dipendesse dal rispetto verso le idee altrui che ha tradizionalmente animato la “cultura” socialista, anche quando non le si condividono, e semmai le si contrastano (ma senza purtuttavia demonizzarle).

    Quanto al primo commento, è vero che all’epoca ci fu qualcuno, anche tra le nostre fila, che prese le distanze dall’operato del Segretario, e forse in seguito se ne è poi rammaricato, ma non va comunque dimenticato il “clima” di quella stagione politica, e a rendergli l’onore ci ha già pensato la storia, che ne ha fatto riconoscere le doti di statista, anche sul piano internazionale, pure da un buon numero di coloro che non gli erano amici, salvo ovviamente chi mantiene una irriducibile pregiudiziale ideologica nei confronti del pensiero socialista.

    Paolo B. 05.09.2016

  4. Da allora sono trascorsi più di vent’anni e i ricordi inevitabilmente si appannano, anche sul piano emotivo, ma c’è un aspetto di quei travagliati momenti – quando il nostro storico partito si stava sfaldando e l’appartenenza socialista era vista con pungente diffidenza, e trattata con ironia se non con sarcasmo – che mi è rimasto sempre presente, ossia il fatto che le scelte politiche che ciascuno di noi ha ritenuto di fare in quelle difficili circostanze non incontrarono accese censure, “scomuniche” o anatemi, da parte di chi, al nostro interno, prese invece posizioni e strade diverse.

    Ho sempre pensato, con un certo
    compiacimento, che quella condotta – se non la ho per caso idealizzata, unitamente alle mie reminiscenze su quegli anni, ma non credo più di tanto – dipendesse dal rispetto verso le idee altrui che ha tradizionalmente animato la “cultura” socialista, anche quando non le si condividono, e semmai le si contrastano (ma senza purtuttavia demonizzarle).

    Quanto al primo commento, è vero che all’epoca ci fu qualcuno, anche tra le nostre fila, che prese le distanze dall’operato del Segretario, e forse in seguito se ne è poi rammaricato, ma non va comunque dimenticato il “clima” di quella stagione politica, e a rendergli l’onore ci ha già pensato la storia, che ne ha fatto riconoscere le doti di statista, anche sul piano internazionale, pure da un buon numero di coloro che non gli erano amici, salvo ovviamente chi mantiene una irriducibile pregiudiziale ideologica nei confronti del pensiero socialista.

    Paolo B. 05.09.2016

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