martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Il dilemma del Ponte
Pubblicato il 27-09-2016


Quando  ero  ancora  adolescente,  ero  affascinato  dall’idea  di  una  grande  opera  come  quella  sullo  stretto  di  Messina.  Leggevo  i  diversi  progetti  tra   cui  uno  del  Prof.  Pierluigi  Nervi  a  campata  unica  con  quattro  piloni  di  sostegno  ognuno  più  alto  della  Torre  Eiffel.    Poi   mi  sono  reso  conto  che  la  struttura  geologica  del  territorio,  col  tempo,  potrebbe  distruggere  qualsiasi  opera  dell’uomo   anche   se  tecnicamente  perfetta.  La  deriva  dei  continenti,  le  continue   scosse  telluriche  rischiano  di  vanificare  nel  tempo  l’opera  per  quei  fattori  di  imponderabilità   che  sfuggono  all’uomo.  Non  sono  esclusi  i  problemi  che  potrebbero  sorgere  in  fase  di  costruzione  e  che  potrebbero  far  lievitare  i  costi  di  costruzione  preventivati.  Quando  si  prospetta  l’occupazione  di centomila  posti  di  lavoro  dobbiamo  ricordarci  che  ha  una  durata  a  tempo  determinato.  Finiti  i  lavori  si  avrebbero  centomila  disoccupati  a  cui  si  potrebbero  aggiungere  i  marittimi  che  sono  attualmente  occupati  per  collegare  con  le  navi  la  Sicilia  alla  Calabria.  Inoltre,  se,  per  coprire  i  costi  di  costruzione  e  di  manutenzione  del  ponte,  il  pedaggio    dovesse  risultare   più  oneroso  del  pedaggio  via  mare,  pochissimi  utilizzerebbero  il  ponte  e  non  ci  sarebbe  nessun  vantaggio  o  ritorno  economico  tranne  che  per  i costruttori. L’equilibrio dell’ecosistema  locale  verrebbe  irrimediabilmente  alterato.

Le  affermazioni  di  Renzi  nella  sede  della  Impregilo-Salini  Costruttori  per  i  festeggiamenti  dei  110 anni  della  prestigiosa  impresa  di  costruzioni  sono  tranquillizzanti  per  la  ripresa  dei  lavori.  Va  ricordato  che  il  gruppo  Impregilo  è  quello  più  impegnato  negli  appalti  per   la  Costruzione  del  Ponte  sullo  Stretto  con  una  quota  del  45% .  I  termini  per  l’appalto  definitivo   furono  prorogati  dal  Parlamento  entro  marzo  2013  e  prevedevano  un  accordo  aggiuntivo  tra  il  contraente  generale  Eurolink S.C.P.A. e  la  Società concessionaria  Stretto  di  Messina  Spa.  Poiché  entro  tale  data  non  è  stato  raggiunto  l’accordo,  l’iter  si  è  bloccato.

Al  di  là  delle  motivazioni  burocratiche,  gli  italiani  possono  chiedersi  legittimamente   se   sia   più  utile  costruire  il   ponte  sullo  Stretto  di  Messina  o  fare  altri  investimenti  alternativi  con  la  stessa  somma.

Salvatore  Rondello

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Commenti all'articolo
  1. Ci sono circostanze, in politica, in cui la coerenza conta: questo credo sia uno di quei casi, almeno per quanto riguarda il mio pensiero. Quando Silvio Berlusconi, allora Capo del Governo, propose la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, e con grande pompa depose il “primo mattone”, mi dissi contrario alla realizzane di questa opera, in verità di grande rilevanza dal punto di vista ingegneristico, ma inopportuna dati i tempi, i momenti e le priorità del Paese. A distanza di anni, credo che le condizioni per quella realizzazione non siano mutati di molto e che ancora il Paese abbia bisogno di tanti altri interventi, primo fra tutti la messa in sicurezza del territorio e delle strutture pubbliche e private che su di esso insistono, nonché l’ammodernamento delle infrastrutture che già ci sono oggettivamente “vetuste” e non in grado di competere con tante altre realtà dell’Europa. I fatti calamitosi degli ultimi mesi, ma anche quelli di recente memoria lo stanno a dimostrare. In un quadro strutturale profondamente diverso, potrei anche sostenere questa esigenza che mi rendo conto perfettamente possa essere un volano, sia per l’economia del Sud, sia per quanto riguarda il livello occupazionale almeno in termini di temporaneità. In questo senso condivido pienamente l’articolo che il Comp. Salvatore Rondello ha scritto sull’Avanti on line. Forse l’attuale Presidente del Consiglio Matteo Renzi, voleva fare un regalo all’ex Premier nel giorno del suo 80esimo compleanno; se così è, ha fatto bene, ma se dovesse dare seguito a quel progetto che ripeto, a mio giudizio secondario rispetto ad altri, si commetterebbe un errore grossolano nell’individuazione di un Piano delle Grandi Opere di cui l’italia ha bisogno e che, a quanto sono a conoscenza è già stato avviato con ben altri indirizzi. Qualcuno obbietterà in merito alle penali europee a riguardo della mancata realizzazione dell’opera, ed anche questo è vero; ma un governo autorevole, che vuol pesare nell’Unione, ha anche il dovere di far comprendere l’esigenza di derogare, in nome di investimenti da orientare verso altri essenziali bisogni. La nostra Pesinola è come un ricamo, un intarsio: la sua ricchezza è nella sua bellezza (non solo quello ovviamente) e nelle sue testimonianze architettoniche e paesaggistiche; elementi che abbisognano di cure costanti e continue per cui val bene impegnarsi.

  2. Cari compagni, appunto ieri a Roma è stato presentato il piano industriale delle ferrovie dello Stato. I numeri delle ferrovie per il prossimo decennio prevedono investimenti per 94 miliardi. Tra gli investimenti ci sarà anche il Ponte sullo Stretto. Non ha più senso pensare a un project financing. Inserendo l’opera nel piano FS gli oneri finanziari sono quasi zero ed il Ponte verrà costruito a costi ragionevoli per la collettività. Manfredi Villani

  3. Personalmente ritengo che un’opera come il ponte sullo stretto non sia una priorità nè, forse, un investimento vantaggioso. Le condizioni geologiche della penisola non vanno dimenticate, rischiando lavori e costi che potrebbero andare persi. Invece la messa in sicurezza di rete ferroviaria, rete autostradale e la vera ed effettiva applicazione delle norme antisismiche in quella parte, vasta!, dell’Italia soggetta al fenomeno, queste ritengo siano delle reali priorità

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