martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Il secondo tempo del Governo
Pubblicato il 16-09-2016


ciccittoIl primo dibattito del secondo giorno della Festa del Psi verte sul ‘secondo tempo del Governo’, ovvero quali prospettive economiche per l’Esecutivo. A parlarne Carmelo Barbagallo, Segretario generale UIL; Silvano Rometti, Segreteria nazionale PSI; Fabrizio Cicchitto, Presidente della III Commissione Affari Esteri e Comunitari della Camera dei Deputati.

Modera: Carlo Correr, giornalista.

Fabrizio Cicchitto,
E’ mancata una valutazione di fondo rispetto a questioni che sono state affrontate con grande ottimismo, contraddizioni valutate male come il crollo del comunismo o la globalizzazione. Quest’ultima ha sconvolto le gerarchie tradizionali perché sono saltati meccanismi: 1. tangentopoli; 2. svalutazioni competitive; 3. Dilatazione spesa pubblica.
E anche in seguito alle crisi profondissime questo Paese non ha ritrovato un nuovo percorso.
Venendo ai giorni nostri va fatto un taglio di spesa pubblica in direzione di pressione fiscali e aumento degli investimenti privati e pubblici. Va rimessa in moto la produttività che comporterebbe così un aumento dell’occupazione e dei salari. Il Job Act è una buona legge e va valutata in tempi medi. Per ora ha dato scarsi risultati perché non ci sono stati grandi investimenti privati e pubblici. Bisogna puntare a una politica di sviluppo. In questa direzione, quella economica, dovrebbe battersi un Governo di centro- sinistra

Carmelo Barbagallo
La ricetta è stata sempre la stessa da 30 anni, ai lavoratori è stato sempre promesso qualcosa che non è mai arrivato. La tassazione per i lavoratori è sempre stata troppo alta rispetto agli altri Paesi. Ad esempio l’ex Omega è stata svenduta all’Hitachi, nonostante abbia sempre avuto sovvenzioni statali. La stessa azienda ora va molto meglio, a cambiare è stato solo il management dell’azienda che prima era affidato al sottopancia della politica. L’Industria 4.0 è in ritardo nel nostro Paese. Con il Jobs Act sono stati riciclati posti di lavoro, non creati di nuovi. Erano lavori in nero.
Vanno fatti i contratti e l’adeguamento delle pensioni. La finanza ha messo nell’economia titoli tossici, ma ancora nessuno ha pagato per questo. Noi siamo ancora fermi al Piano Juncker
Il secondo tempo del Governo è quello di investire e non possiamo più puntare, anche se buone, solo sulle ricette di Draghi.

Silvano Rometti
La contraddizione è fare norme uguali per regioni così diverse nella nostra penisola. Il referendum sarà uno spartiacque. Renzi deve lavorare per una maggiore coesione politica, affrontare una riforma costituente con tutta l’opposizione contro non è facile. Rompere con Berlusconi è stato un errore. Fare tutto da soli porta a restare soli. Sulla spesa pubblica non si possono fare troppe differenze di spesa anche da parte di regioni diverse.
Con la crisi dobbiamo fare i conti.

“La Germania ha puntato sull’export- ha aggiunto Cicchitto – Le imprese non le rianimi con i contratti di lavoro, ma puntando su altri rinnovi”.

“Sulla Germania si raccontano tante favole – controbatte Barbagallo – per licenziare un lavoratore ad esempio ci vuole il permesso del sindacato. Da noi manca lo stato sociale, manca il potere d’acquisto dei nostri salari. Innovazione e ricerca mancano. Fare impresa è un ‘impresa’, anzi un miracolo e anche se siamo un Paese cattolico i miracoli da questo punto di vista mancano. Dietro di noi solo la Grecia, e per i cattolici gli ultimi saranno i primi, ma i penultimi non servono a niente”.

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