domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Immigrazione, parole in libertà
Pubblicato il 15-09-2016


Il dibattito sull’immigrazione in italia è, e non da ora, un dibattito non politico ma morale. e non è, dunque, un dibatttito tra sinistra e destra o tra socialisti e liberisti ma tra cattivisti e buonisti. Parola d’ordine dei primi, “clandestini; dei secondi “accoglienza”
Come appartenenti critici al secondo schieramento, vorremmo approfondire qui il concetto di “accoglienza”; limitandoci, dunque, a poche battute sul tema “clandestini”.
Cominciamo dunque con l’osservare che questo, con il giudizio di valore che contiene, è una specialità della destra italiana. Altrove, abbiamo “irregolari”, “senza documenti”, e, al limite, “illegali”, con il logico riferimento ad una situazione, anzi ad una posizione derivata dal mancato rispetto di una disposizione di legge.
Da noi, invece, “clandestino”suggerisce non so quale predisposizione personale, tale di per sè da costituire reato ( appunto, il reato di clandestinità) e che nasce al momento stesso in cui il potenziale delinquente tocca il suolo italiano o viene salvato da morte certa da una nave italiana.
In realtà clandestini si diventa E, soprattutto, si rimane. Per effetto di leggi criminogene, quale è la Bossi-Fini ( che il nostro grande rottamatore si è ben guardato dal riformare, perché, a suo dire, mancavano le “condizioni psicologiche”per farlo; anche a Lui piace vincere facile…). E perché la “clandestinità”- leggi la condizione di irregolarità- rappresenta una sorta di vantaggio sistemico: per imprenditori e mediatori alla ricerca di manodopera docile e a buon mercato, per la criminalità organizzata, per gestori del danaro pubblico e, infine, per movimenti politici che sul tema della clandestinità/criminalità/insicurezza hanno costruito e costruiranno sempre più le loro fortune elettorali.
Ciò avviene anche ritorcendo contro i suoi autori il concetto di “accoglienza”. Dove l’elementare dovere morale di salvare vite umane e non rimandare indietro nessuno, viene interpretato come invito ad entrare aperto a tutti e, quindi, come avallo preventivo all’immigrazione incontrollata.
E qui l’Italia è, obbiettivamente,da questo punto di vista, in una situazione di “carta vince, carta perde”. Perché, chiusa la rotta balcanica rimane l’unica porta di accesso all’Europa. Perché l’immigrazione economica, quella proveniente dall’Africa, è, in base alle balzane regole vigenti, “non abilitata”ad entrare. Perché come già ricordato, è impensabile sparare ai barconi e rimandarli indietro. E, infine, perché non disponiamo, date le circostanze, degli strumenti di controllo e di filtro teoricamente necessari.
Ora, non sparare ai barconi e non rimandare indietro le persone è certamente “accoglienza”. Ma nel suo significato morale, religioso o laico che sia; e con il valore cogente che ne deriva. Ma “accoglienza”, è anzi dovrebbe essere ben altro: e cioè inserire le persone, con politiche attive, in una cittadinanza comune, rispettosa delle differenze purché si manifestino all’interno di una rete di diritti e di doveri comuni.
il punto è, però, che conciliare le due esigenze- non rimandare indietro nessuno e garantire a chi entra l’inserimento in un sistema con le sue tutele e i suoi vincoli- diventa alla lunga impossibile: o, detto in altro modo, che non si può avere vera integrazione in un contesto di immigrazione incontrollata; semmai comunitarismi potenzialmente ostili all’insegna, fasulla dello scontro di civiltà.
Sinora, è vero, non siamo arrivati a questo punto.
Perché la nostra società è molto articolata; all’insegna del disordine tollerante. Perché l’immigrazione è anch’esssa molto articolata. Perché siamo ancora agli immigrati di prima generazione. Perché le periferie/ghetto non sono il modello dominante. Perché il nostro paese non è impegnato nelle guerre dell’Occidente. Perché il nostro paese non è stato toccato dal terrorismo, organizzato o fai da te. Ma nulla ci assicura che questo insieme di condizioni favorevoli possa perdurare nel tempo. Anche perché, rimane e si accresce il fattore principale di tensione: la generale convinzione che l’immigrazione sia diventata un fenomeno in tutti i sensi incontrollabile.porre
Modificare tale convinzione nel tempo breve è ovviamente impossibile. Perché ciò presupporrebbe una revisione strategica, a livello europeo di cui attualmente non esistono presupposti. E perché il sistema attuale pone al nostro paese problemi di verifica che non è assolutamente in grado di risolvere.
Nulla vieta però di proporre, già qui e ora, una nuova strategia: basata su di un rapporto di dare e avere con i paesi d’origine e sulle realistiche possibilità di assorbimento dell’economia e della società di destinazione;. oltre che su di un intervento internazionale nelle situazioni di crisi. Una roba di là da venire. Ma sempre meglio discutere di politiche che affondare uno scontro tra chi vuole fare entrare tutti e chi non vuole far entrare nessuno. Uno scontro dall’esito, almeno propagandistico, purtroppo scontato.

Alberto Benzoni

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