giovedì, 8 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

IN TESTA LA POLITICA
Pubblicato il 16-09-2016


maria-elena-boschi-e-nencini

All’inizio del dibattito è stata ricordata la figura del presidente Ciampi. Il ministro Boschi ha affermato che poter guardare sempre al futuro con fiducia è l’insegnamento che ci lascia Azeglio Ciampi, grande servitore dello Stato. Nenicni ha ricordato quando Ciampi venne “a battezzare la nostra festa nel 2000 in cui si ricordava  che la Toscana è stata la prima regione che ha abolito la  pena di morte già nel Settecento. Nazione e patria sono state le parole che Pertini e Ciampi fecero tornare protagoniste nel vocabolario italiano”.

Boschi: Il  fatto che ci sia stato un confronto è molto positivo anche se nessuno ha convinto l’altro. Mi riferisco al dibattito con il presidente dell’Anpi, l’associazione dei partigiani. All’interno dell’Anpi i componenti hanno posizioni differenti. Molti voteranno per il No altrettanti per il Sì. È un dibattito aperto come è normale che sia. La riforma modifica la seconda parte della costituzione ma non tocca i principi fondamentali e i diritti. Questi  non vengono messi in discussione. Abbiamo proposto una riforma importante e ora democraticamente viene sottoposta al giudizio dei cittadini tramite il  referendum. Ci possono essere opinioni diverse. Ma esiste una continuità con le diverse iniziative di riforma proposte dalla sinistra nel giro degli ultimi decenni. Ci sono alcuni elementi (superamento del bicameralismo paritario paritario e la riduzione del numero dei parlamentari) che sono proprie di tutte le proposte avanzate dall’Ulivo e dai Ds. Deve esserci la consapevolezza che non si vota tra questa riforma e un’altra ideale. Si vota tra questa e il restare così come sono le cose. La scelta è tra il restare come siamo e provare a cambiare.

Nencini: Se vince il no rispondo in due modi. Faccio una premessa. Che sia stato un errore del presidente del Consiglio personalizzare il referendum è vero. È curioso risolvere come fanno molte forze politiche sostenendo che ancora non hanno deciso cosa votare e che la decisione dipende da una serie di fattori interni al Pd. Dalla valutazione del merito arriva un giudizio che dice se la riforma è buona o no. È sbagliato dare una valutazione esclusivamente politica. Bene fa Renzi a spersonalizzare. Mentre per gli Italiani la domanda è: il governo va a casa o no? Anche noi avremmo preferito una riforma diversa, più orientata verso quella tedesca che non verso quella austriaca, come si è preferito deviare. Però ci sono dei punti cardine che abbiamo sempre sostenuto. Per questo dico che noi la avremmo scritta in maniera più incisiva.

Boschi: Qualcuno può avere dubbi, ci mancherebbe. Ma ho un elemento di forza: chi legge il testo vede scritto nero su bianco quello che c’è e quello che non c’è. Non c’è nessun rafforzamento dell’esecutivo. In altre riforme si parlava di come rafforzarlo. ma non in questa. Sono molti i paese in cui il secondo ramo del Parlamento ha poteri diversi rispetto al primo, e nessuno parla di diminuzione della democrazia.  Insomma è il Parlamento che riacquista una centralità. Il Senato ha un ruolo di cerniera tra lo stato e i territori, un modo per prevenire il contenzioso. E poi ha funzione di controllo. Visto che non è legato con un rapporto di fiducia con il governo ha più indipendenza e autonomia. Un ruolo importante ma non ha più un potere di blocco.

Nencini: Siamo stati i primi a porre la questione della modifica dell’Italicum. Questo sistema politico deve abituarsi a vivere con un tripolarismo. Una terza forza che può rappresentare una forma di scontento non esiste solo in Italia. Un effetto terribile. Puoi portare al ballottaggio una forza politica che abbia una rappresentanza bassa. Tra il 23 e il 26%. Quella forza potrebbe guadagnare l’intero pacchetto della rappresentanza. Insomma un meccanismo elettorale che rischia di essere zoppo.

Boschi: Si può cambiare la legge elettorale. Abbiamo un punto di forza: una legge la abbiamo. Non dobbiamo ricordare la difficoltà che abbiamo superato per trovare un accordo. La stabilità viene dal premio di maggioranza, limitato e predeterminato. Un premio che è attribuito con una soglia di partecipazione al primo turno. Se dobbiamo immaginare di cambiare la legge elettorale serve un accordo in Parlamento. E serve una maggioranza. Forza Italia per esempio vuole aspettare il referendum, il M5s non vuole saperne. Insomma servono le condizioni. Vediamo le proposte e vediamo quelle migliori per mettere d’accordo tutti. Al referendum non si vota per la legge elettorale che è una legge ordinaria che può essere sempre cambiata.

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento