domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Requisiti per pensione anticipata e osservatorio sul precariato
Pubblicato il 26-09-2016


 Inps

LA PENSIONE A 64 ANNI

Il 2016 ed il 2017 sono e saranno gli anni in cui diverse migliaia di lavoratori possono e potranno accedere alla pensione con i benefici recati dalla disposizione eccezionale di cui all’articolo 24, comma 15-bis del Decreto legge 201 del 2011. La riforma Fornero ha riconosciuto, infatti, la possibilità di un pensionamento anticipato all’età di 64 anni per i lavoratori dipendenti del settore privato che hanno maturato la vecchia quota 96 entro il 2012.

Si tratta di una disposizione contenuta nell’articolo 24, comma-15 bis del dl 201/2011 convertito con legge 214/2011 in cui si prevede che, in via eccezionale, i lavoratori e le lavoratrici dipendenti del settore privato iscritti all’Ago e alle forme sostitutive della medesima possono conseguire il trattamento anticipato al compimento di 64 anni di età in deroga alle nuove norme introdotte dalla riforma.

Attenzione: Il requisito anagrafico di 64 anni si adegua la stima di vita Istat. Pertanto dal 2013 la pensione potrà essere conseguita in realtà a 64 anni e 3 mesi e dal 2016 a 64 anni e 7 mesi di età anagrafica. Occhio dunque a controllare la propria posizione previdenziale per evitare la perdita di questo vantaggio che, in fin dei conti, si traduce in un anticipo di ben due anni rispetto alla normale età per la pensione di vecchiaia (66 anni e 7 mesi).

Possono, dunque, andare in pensione a 64 anni:

i lavoratori del settore privato che, essendo in possesso di 35 anni di contribuzione e con le vecchie regole avrebbero maturato i requisiti di anzianità con il sistema delle ‘quote‘ entro entro il 31 dicembre 2012 (tipicamente i nati nel 1950-52);

le lavoratrici del settore privato che hanno maturato 60 anni d’età e 20 anni di contributi entro il 31 dicembre 2012.

Inoltre l’Inps ha di recente precisato che la normativa in questione è fruibile, però, solo dai lavoratori che alla data del 28 dicembre 2011 svolgevano attività di lavoro dipendente. Quel che conta, dunque per l’Istituto di previdenza, è che alla suddetta data il lavoratore avesse lo status di “lavoratore dipendente del settore privato”.

Pertanto i lavoratori che abbiano: perso il posto di lavoro e risultino inoccupati alla data del 28 dicembre 2011 cosi come tutti gli iscritti alle casse della gestione ex Inpdap indipendentemente dal tipo di lavoro svolto alla data del 28.12.2011 sono esclusi dal beneficio.

E’ questa una delle principali cause di esonero dall’agevolazione. Ancora oggi non superata dalla politica. Attenzione anche a coloro che, pur rispettando i suddetti benefici, raggiungono il minimo contributivo necessario a raggiungere la quota (cioè i 35 o 36 anni di contributi a seconda dei casi) cumulando contribuzione afferente alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi. Si pensi, ad esempio, ad un lavoratore dipendente al 28 dicembre 2011 che in passato ha versato contributi in qualità di artigiano o commerciante. In questo caso i lavoratori uomini devono essere in possesso, al 31 dicembre 2012, della quota 97 (con almeno 61 anni e 36 di contributi o con 62 anni e 35 di contributi) e non più della quota 96. Una precisazione da tenere ben presente in quanto comporta, per alcuni lavoratori, la perdita del beneficio.

Nessuna perdita dell’agevolazione invece nel caso in cui l’interessato a tale data avesse una sospensione del rapporto di lavoro come ad esempio la cassa integrazione guadagni.

Importante, la disposizione non determina penalizzazioni sulla pensione. Per cui il lavoratore continuerà ad ottenere una prestazione liquidata con le regole di calcolo retributive sulle anzianità maturate sino al 2011 (o sino al 1995 se aveva meno di 18 anni di contributi al 31.12.1995) e contributive sulle anzianità accreditate successivamente al 31.12.2011.

Attenzione: Il requisito anagrafico di 64 anni si adegua alla stima di vita Istat. Pertanto da quest’anno (2016)  la pensione può essere conseguita a 64 anni e 7 mesi di età anagrafica.

 

Inps

PENSIONE ANTICIPATA

Dal 2018 l’età pensionabile (utile cioè al pensionamento di vecchiaia) sarà uguale per uomini e donne. Tuttavia restano diverse opzioni per il pensionamento, grazie alle quali le lavoratrici possono uscire dal lavoro prima rispetto agli uomini: possibilità come il Salvacondotto e l’Opzione Donna – che tra poco non saranno più utilizzabili (ma la seconda potrebbe essere prorogata) – e altre opzioni destinate a durare negli anni, come la pensione anticipata. Con la pensione anticipata, come ricorda il portale ‘LaLeggePerTutti.it’, le donne possono uscire dal lavoro un anno prima degli uomini: il trattamento è raggiungibile con 41 anni e 10 mesi di contributi, mentre per i lavoratori il requisito è pari a 42 anni e 10 mesi. Requisiti che aumenteranno in base a quanto previsto dalla Legge Fornero, di 4 mesi (anche se una circolare Inps parla di un probabile incremento di 5 mesi) a partire dal 2019. I requisiti, dall’1 gennaio 2019, saranno pari a42 anni e 2 mesi per le donne ed a 43 anni e 2 mesi per gli uomini. Inseguito i requisiti dovrebbero aumentare, per entrambi, di 3 mesi ogni biennio. Dal 2018, inoltre, sarà prevista sia per gli uomini sia per le donne una penalità per chi si pensiona prima dei 62 anni: la penalità sarà pari all’1% per ogni anno di anticipo della pensione dai 60 sino ai 62 anni di età, mentre sarà del 2% annuo sotto i 60 anni. Quanto all’Opzione contributiva donne, nota anche come regime sperimentale, dà alle lavoratrici la possibilità di pensionarsi a 57 anni e 3 mesi di età (se dipendenti) o 58 anni e 3 mesi (se autonome), con 35anni di contributi. Le dipendenti devono attendere un periodo di 12 mesi dalla maturazione dei requisiti alla liquidazione della pensione (la cosiddetta finestra), mentre le autonome devono attendere 18 mesi. Il calcolo della pensione, in cambio dell’anticipo, è però effettuato col sistema contributivo, che risulta parecchio penalizzante perché si basa sui contributi accreditati e non sulla media degli ultimi stipendi. I requisiti per l’Opzione donna devono essere stati raggiunti entro il 31 dicembre 2015: chi li ha maturati entro quella data può pensionarsi anche una volta trascorso il periodo di finestra. In base alle risorse a disposizione, comunque,l’Opzione potrebbe essere prorogata, dunque estesa a chi non ha raggiunto i requisiti entro il 2015. Il Salvacondotto consiste nella possibilità, per i nati sino al 31 dicembre 1952, di andare in pensione a 64 anni di età (il requisito per il 2016 è di 64 anni e 7 mesi, a causa degli incrementi legati alla speranza di vita), se si possiedono: almeno 20 anni di contributi alla data del 31 dicembre 2012, se donne e almeno 35 anni di contributi alla data del 31 dicembre 2012, se uomini. Le donne risultano dunque agevolate da questa opzione, potendo andare in pensione con 15 anni di contributi in meno rispetto agli uomini. Tuttavia, questa forma di pensionamento non è aperta né ai dipendenti pubblici né a coloro che non risultano occupati alla data del 28 dicembre 2011. Le donne il cui assegno di pensione è calcolato interamente col sistema contributivo, inoltre,possono anticipare la pensione di 4 mesi per ogni figlio, fino a un massimo di 12 mesi di anticipo (l’agevolazione si limita a tre figli, dal quarto in poi non sono previsti anticipi ulteriori). In alternativa, chi ha sino a due figli può aumentare il coefficiente di trasformazione della pensione di 1 anno, mentre chi ha tre o più figli può aumentarlo di 2 anni: il coefficiente di trasformazione è la cifra, espressa in percentuale, che trasforma i contributi accantonati (montante contributivo) in assegno di pensione. In sostanza, più è alto il coefficiente, più è alta la pensione. Ad esempio, chi possiede 300.000 euro di montante contributivo e un coefficiente del 5% ha diritto a una pensione annua di 15.000 euro, mentre chi lo possiede del 5,5% ha diritto a una pensione annua di 16.500euro. Per quanto riguarda la pensione contributiva, sono poi riconosciuti dei contributi figurativi per le assenze dal lavoro dovute all’educazione e all’assistenza dei figli, sino al compimento di 6 anni di età (sono accreditati non più di 170 giorni per ciascun figlio); e l’assistenza a figli dai 6 anni di età, al coniuge e al genitore conviventi,secondo quanto previsto dalla Legge 104 (possono essere accreditati al massimo 25 giorni complessivi l’anno,con una soglia limite nella vita lavorativa di 24 mesi). Questi benefici sono validi per tutte le pensioni calcolate col contributivo, esclusa l’Opzione donna e quindi utilizzabili dalle lavoratrici cosiddette contributive pure, cioè che non possiedono contributi versati prima del 1996, dalle lavoratrici che utilizzano il computo nella Gestione Separata (cioè versano tutti i contributi posseduti in questa gestione: quanto accreditato passa così al calcolo interamente contributivo); dalle lavoratrici che utilizzano l’Opzione Contributiva Dini (un’agevolazione diversa dall’Opzione Donna, con la quale si può raggiungere la pensione di vecchiaia con 15 anni di contributi in cambio del calcolo contributivo. Infine, le donne in possesso di invalidità superiore all’80% possono raggiungere la pensione di vecchiaia a 55 anni e 7 mesi, mentre gli uomini invalidi oltre l’80% possono raggiungerla a 60 anni e7 mesi (previa attesa di una finestra di 12 mesi, per entrambi). Il requisito per il trattamento si abbassa a 55anni e 7 mesi per gli uomini e 50 anni e 7 mesi per le donne, se non vedenti. Per questa prestazione,nonostante si tratti di pensione di vecchiaia, non è prevista la parificazione dell’età pensionabile come per la pensione di vecchiaia ordinaria.

 

Pubblicati i dati di giugno 2016

OSSERVATORIO SUL PRECARIATO

La consistenza dei rapporti di lavoro

Nel primo semestre del 2016, nel settore privato, si registra un saldo, tra assunzioni e cessazioni, pari a + 516.000, inferiore a quello del corrispondente periodo del 2015 (+ 628.000) e superiore a quello registrato nei primi sei mesi del 2014 (+ 423.000). Su base annua, il saldo consente di misurare la variazione tendenziale delle posizioni di lavoro. Il saldo annualizzato (vale a dire la differenza tra assunzioni e cessazioni negli ultimi dodici mesi) a giugno 2016 risulta positivo (+ 505.000). Per i contratti a tempo indeterminato, il saldo annualizzato a giugno 2016 è pari a + 582.000.

La dinamica dei flussi

Complessivamente le assunzioni, sempre riferite ai soli datori di lavoro privati, nel periodo gennaio-giugno 2016 sono risultate 2.572.000, con una riduzione di 302.000 unità rispetto al corrispondente periodo del 2015 (- 10,5%). Questo rallentamento ha coinvolto esclusivamente i contratti a tempo indeterminato: – 326.000, pari a – 33,4% sul primo semestre del 2015. Il calo è da ricondurre al forte incremento delle assunzioni a tempo indeterminato registrato nel 2015, anno in cui dette assunzioni potevano beneficiare dell’abbattimento integrale dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro per un periodo di tre anni. Analoghe considerazioni possono essere sviluppate in relazione alla contrazione del flusso di trasformazioni a tempo indeterminato (- 37,0%). Per i contratti a tempo determinato, nei primi sei mesi del 2016, si registrano 1.808.000 assunzioni, in linea con il 2015 (+ 0,6%) e in crescita rispetto al 2014 (+ 2,7%). Le assunzioni con contratto di apprendistato sono state 113.000 e hanno fatto registrare un incremento sul 2015 (+ 14,4%). In relazione all’analogo periodo del 2015, le cessazioni nel complesso risultano diminuite dell’8,5%. Questo effetto si rileva in misura maggiore in relazione ai contratti a tempo indeterminato. Con la legge di stabilità 2016 è stata introdotta una nuova forma di incentivo rivolta alle assunzioni a tempo indeterminato e alle trasformazioni di rapporti a termine di lavoratori che, nei sei mesi precedenti, non hanno avuto rapporti di lavoro a tempo indeterminato. La misura dell’agevolazione prevede l’abbattimento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro (esclusi i premi INAIL) in misura pari al 40% (entro il limite annuo di 3.250 euro) per un biennio dalla data di assunzione. Nel primo semestre del 2016 le assunzioni con esonero contributivo biennale sono state pari a 197.000, le trasformazioni di rapporti a termine che beneficiano del medesimo incentivo ammontano a 55.000, per un totale di 252.000 rapporti di lavoro agevolati. I rapporti di lavoro agevolati rappresentano il 31,5% del totale delle assunzioni/trasformazioni a tempo indeterminato.

Nel 2015, l’incidenza delle assunzioni e trasformazioni agevolate (con abbattimento totale dei contributi a carico del datore di lavoro per un triennio), sul totale delle assunzioni/trasformazioni a tempo indeterminato, era stata pari al 60,8%.

Le retribuzioni iniziali dei nuovi rapporti di lavoro

Quanto alla composizione dei nuovi rapporti di lavoro in base alla retribuzione mensile, si registra per le assunzioni a tempo indeterminato intervenute nel primo semestre del 2016 una riduzione della quota di retribuzioni inferiori a 1.750 euro rispetto a quanto osservato per il corrispondente periodo 2015. Si tratta di una tendenza registrata anche in relazione all’aggiornamento dell’Osservatorio dei mesi precedenti.

I voucher

Nel periodo gennaio-giugno 2016 sono stati venduti 69,9 milioni di voucher destinati al pagamento delle prestazioni di lavoro accessorio, del valore nominale di 10 euro, con un incremento, rispetto al primo semestre 2015, pari al + 40,1%. Nel primo semestre 2015, la crescita dell’utilizzo dei voucher, rispetto al 2014, era stata pari al 74,7%.  Come al solito, I dati completi sono consultabili sulla home page del sito istituzionale dell’Inps (www.inps.it) nella sezione Dati e analisi/Osservatori Statistici, report dal titolo “Osservatorio sul precariato”, dove ogni mese vengono pubblicati gli aggiornamenti tabellari dei nuovi rapporti di lavoro e delle retribuzioni medie.

  

Carlo Pareto

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