lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La Corruzione è nel nostro DNA:
come combatterla
Pubblicato il 01-09-2016


La corruzione è, purtroppo, sempre d’attualità. Tangentopoli è stata solo l’inizio della lotta della magistratura per fronteggiare un fenomeno criminale sempre in crescita. Ora abbiamo una nuova struttura, quella diretta da Raffaele Cantone, anche se, per la verità, non abbiamo visto fin’ora radicali cambiamenti . Ma forse è ancora troppo presto. Ora un libro del 1994 del prof. Giulio Sapelli (Guerini e Associati), “Cleptocrazia-Il meccanismo unico della corruzione tra economia e politica” ,ripubblicato con alcune note di aggiornamento, ci fa riflettere su un fenomeno tutt’altro che in via di estinzione . Già nel ’94 l’autore sottolineava che la corruzione da “fisiologica” era diventata “patologica”, da “invisibile “ era diventata “visibile”. E si aggiungeva che la corruzione , nella sua generalità ,è ineliminabile e costituisce sempre di più un danno per l’economia . I rimedi possibili ? Sono molti , ma non bastano leggi repressive più rigide ; sono necessari controlli delle istituzioni più serrati. Resta sempre il problema (irrisolto) di chi controlla i controllori . Anche le più recenti inchieste , della magistrature e quelle giornalistiche , hanno confermato , infatti , che anche se , per assurdo , i reati di corruzione prevedessero la pena capitale ,la corruzione non sparirebbe . Persino in paesi totalitari,come la Cina,la Corea del Nord e il Vietnam,la corruzione è molto estesa. Eppure in quei paesi a regime comunista c’è la pena di morte per quei reati.
L’analisi di Giulio Sapelli sembra scritta oggi , per l’acutezza delle sue riflessioni e degli sbocchi di questi anni , gli aggiornamenti dei codici di leggi , che l’autore tratteggia nella postfazione . Un libro dunque diventato un classico di questa letteratura. E lo diciamo con amarezza perché avremmo desiderato che appartenesse a un mondo scomparso.
A questi temi si aggancia anche Roberta De Monticelli che,nel suo saggio “Al di qua del bene e del male” (Einaudi),analizza la carenza dei valori della nostra epoca. L’autrice , che è una filosofa teoretica (ha insegnato nelle università di Ginevra e al San Raffaele di Milano) , cerca di analizzare la necessità dei valori come li incontriamo , attraverso la gamma della nostra vita affettiva ed emotiva , con i comportamenti privati e pubblici . Sembra –afferma la studiosa- che la filosofia “ha dato le dimissioni da questo suo compito”. Eppure la sua anima migliore la ritroviamo nel corpo di documenti e istituzioni che hanno contribuito a cambiare la storia del mondo,come la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Poi l’autrice tesse l’elogio dell’Europa unita,ma su questo ci sarebbe molto da discutere. Questo saggio è comunque importante perché conduce il lettore sulle tracce dei nuovi valori che vanno riscoperti per rendere la nostra società sempre più umana.
Un altro saggio affronta il problema, sempre discusso , del merito . L’autore è Giuseppe Tognon (docente di pedagogia alla Lumsa di Roma) che ha scritto “La democrazia del merito”(Salerno editrice) . Su questo tema esiste, come è noto , una vasta letteratura e Tognon dimostra di conoscerla tutta ( o quasi). Distingue però il merito dalla meritocrazia . Quest’ultima , dice , è una forma sociale di competizione , ma non è possibile che coloro che si ritengono i migliori nella società,”i meritocrati”, si autonominino giudici morali e impongano all’intera società le loro personali idee sulla virtù e la loro cultura di governo. Come vedete,c’è ancora molto da discutere su questo tema,
Torniamo a parlare di corruzione ,sia pure con un classico dell’antica Roma (I secolo a.C. ) ,”Il corrotto – L’inchiesta di Marco Tullio Cicerone”( Laterza) di Luca Fezzi. L’autore , docente di storia romana all’Università di Padova , riprende in ogni dettaglio una vicenda , che vide come protagonista il grande Cicerone. Si trattava di un’inchiesta condotta dal tribuno nei confronti di Gaio Verre,ex governatore della Sicilia. Il governatore viene accusato di concussione ,peculato , appropriazione indebita , furto , vendita di sentenze, corruzione elettorale, sequestro di persone , frode , intimidazione, tortura, omicidio, ecc. Le requisitorie di Cicerone furono definite “Verrine”per la durezza delle parole e la documentazione citata dall’oratore. Come conferma anche un vecchio saggio di Luciano Perelli (“La corruzione politica nell’antica Roma”, 1994, Rizzoli). Come si vede, la corruzione è un fenomeno antico, sembra annidato nel nostro dna. Ci possiamo consolare per questo o dovremo impegnarci di più a combatterla ?

Aldo Forbice

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Commenti all'articolo
  1. Anche queste righe si chiudono con una domanda “Ci possiamo consolare per questo o dovremo impegnarci di più a combatterla ?”, e del resto tutti i fenomeni di una certa portata e complessità vedono opinioni piuttosto articolate, vuoi riguardo all’analisi vuoi per quanto concerne le possibili risposte e soluzioni, e l’articolo pare darcene peraltro una riprova.

    Tra le varie ipotesi, anche a me pare che “la carenza dei valori della nostra epoca” possa avere una qualche responsabilità, in questo come in altri campi, ma è soltanto una impressione personale, anche se un tempo, almeno nei miei ricordi, vi era una “coscienza collettiva” più spiccata, fatta appunto da un insieme di valori, civici e religiosi, cui far riferimento.

    Mi sembra ad esempio che fossero abbastanza diffusi sentimenti come il pudore e la vergogna, o il senso della reputazione, ossia stati d’animo che non ci rendevano di certo perfetti ma che potevano in qualche modo servire a contenere le nostre eventuali “trasgressioni”, ma forse la memoria mi tradisce e sono semplicemente più indulgente verso gli anni della mia giovinezza.

    In ogni casi, tra le diverse tesi e posizioni che registriamo sui più svariati argomenti, ciascuna delle quali può avere verosimilmente le proprie ragioni, io nutro in generale una qualche perplessità sulle “ventate” moralizzatrici che talora attraversano la nostra società – producendo non di rado “piazze” giustizialiste in cerca di una “vittima illustre” – e che poi, esaurita quella prima fase, lasciano sovente il tempo che trovano, salvo l’aver fatto “cadere una qualche testa”, senza tuttavia incidere più di tanto sul tessuto sociale, come sarebbe invece auspicabile.

    Rispetto a questi “acuti”, che possono anche venir strumentalizzati sul piano politico, è a mio avviso preferibile procedere invece in maniera meno impetuosa, cioè più graduale ma anche più persistente e quotidiana, in modo da rendere stabilmente più virtuoso il nostro comportarci, anche con adeguamenti progressivi, verso quella “coscienza collettiva” di cui dicevo.

    Fra l’altro, è capitato talvolta di avere la percezione che tra chi grida più forte possa trovarsi anche qualcuno che proprio “impeccabile” non è, e forse alza la voce per tacitare la propria coscienza, il che può diventare motivo di forte delusione per chi gli ha semmai dato ascolto, specie .se coltiva autenticamente buone intenzioni e idealità.

    Dalle mie parti circola tra i meno giovani un vecchio adagio popolare secondo il quale le “meraviglie si attaccano”; espresso in dialetto risalta molto di più, ma sta comunque a dire che i comportamenti altrui che oggi ci stupiscono potrebbero diventare un domani anche quelli nostri.

    Paolo B.. 03.09.2016

  2. E’ l’eterno dilemma: Se un don Giovanni corrompe una giovine donna, questa va considerata opoco di buono oppure solamente “sesso debole”. Perché e purtroppo normale che vi sia il dominante ed il dominato, che è sempre il più debole o il più illuso o appunto il più compiacente.
    Certo va stabilito che vi sono i corruttori, che sono i peggiori, i corruttibili, che non sempre si fanno corrompere, ed i corrotti. Se io offro un biscottino ad un bambino perché mi faccia un sorriso, sono un corruttore e lui in corrotto?
    Ecco al di là della speculazione politica dove, come abbiamo visto, il più forte ha sempre ragione, non si è dato molto peso (quasi nessuno se consideriamo che imprese corruttrici continuano ad operare) al corruttore, ma molto al corrotto. Un po come quelle ragazze che secondo la legge islamica diventano poco di buono e quindi lapidate. Non mi pare giusto: la carne è debole come si sa e come diceva quel mandatario che nella nota spese era uso caricare un costo giustificato con “l’uomo non è di legno”

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