venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La Festa rimossa. L’oblìo sulla Breccia di Porta Pia
Pubblicato il 20-09-2016


porta-piaOggi l’Italia si riconosce nel 25 aprile, nel 2 giugno, nella celebrazione dei 335 martiri delle Fosse Ardeatine, ma ha rimosso la festa del 20 settembre. E questo perché dopo la caduta del fascismo, la nostra Repubblica mantenne l’abolizione di quella festa decisa da Benito Mussolini. Il 20 settembre 1870 il generale Raffaele Cadorna alla testa di un corpo di bersaglieri aprì a cannonate una breccia nelle mura di Roma, in corrispondenza di Porta Pia, e occupò militarmente la città. L’Unità italiana veniva finalmente raggiunta e sanciva la sconfitta del potere temporale della Chiesa cattolica.

Istituita per legge nel 1895, detta festa, almeno fino al primo decennio del Novecento, era stata popolare soprattutto a Roma, strappata al suo isolamento di secoli e trasformata profondamente dall’arrivo degli “italiani”. La memoria della festa del 20 settembre (testimoniata dalla presenza in tante città italiane di vie e piazze a quell’evento intitolate) andò perdendosi quando le varie forze componenti la società civile, trovando ostacoli a realizzare in Italia uno Stato veramente laico e una Chiesa cattolica rinnovata, attenta alla diffusione dei valori religiosi e alle verità di fede, preferirono praticare soluzioni compromissorie tese ad avvicinare “il Quirinale” e “il Vaticano”. Ma alla scomparsa della festa del 20 settembre contribuì anche il cambiamento del clima storico segnato dalla Grande Guerra e poi dall’avvento del fascismo, che quella data importante della storia d’Italia soppresse nel 1930, sostituendola con la celebrazione dei Patti lateranensi, sottoscritti l’11 febbraio1929, che realizzano nella sostanza uno Stato confessionale. Dopo la caduta del fascismo, in età repubblicana, chi, come il critico letterario Luigi Russo, aveva deplorato la violenza esercitata sulla nostra storia con la cancellazione della festa del 20 settembre, venne ingiuriato dall’organo della Curia di Genova, per il quale la vera festa dell’Unità nazionale era quella dell’11 febbraio, che poneva fine alla “separatezza” dei cattolici ma occultava gli eventi risorgimentali legati al conflitto Stato/Chiesa. Ernesto Rossi, invece, promotore del movimento “Giustizia e Libertà” e redattore con Altiero Spinelli del “Manifesto di Ventotene”, testo base del federalismo europeista, dopo avere commemorato a Firenze il 20 settembre, venne denunciato per vilipendio alla religione di Stato e subì una perquisizione domiciliare tendente al sequestro del dattiloscritto contenente il discorso incriminato.

In questi ultimi anni associazioni, uomini politici e di cultura si sono battuti per riproporre la festività del 20 settembre e recuperare così alla memoria collettiva una data fondante per la nostra nazione. Ma non sarà facile spuntarla nel Paese degli accomodamenti e dei compromessi, dove i partiti attuali di centro destra e di centro sinistra impegnati a intercettare il consenso della maggioranza degli italiani e a vincere le elezioni, con il loro disinteresse per la storia e l’indifferenza per le idee, cooperano a cancellare memorie complesse e minoritarie, ma vive. Memorie percepite come un impaccio dalle formazioni politiche che si ritengono proiettate verso il futuro.

Lorenzo Catania

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