venerdì, 9 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Il Def e la manovra “light” di Padoan
Pubblicato il 30-09-2016


Padoan-crescita Italia

L’Aula della Camera esaminerà la nota di aggiornamento al Def il prossimo 11 ottobre. Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan assicura che non ci sarà nessuna manovra elettorale: la nuova legge di Bilancio focalizzerà gli interventi sulla crescita e le fasce deboli. “Questa è una manovra in linea con quelle precedenti, in assoluta coerenza, non c’è niente di pre o post elettorale, c’è l’interesse del Paese, il sostegno alla crescita e al lavoro”, sottolinea il titolare di Via XX dopo il varo della Nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza su cui verrà impostata la nuova Legge di Bilancio. Sul fronte del deficit, che secondo le ultime stime del governo sarà al 2% del pil nel 2017 ma salirebbe al 2,4% in sede di manovra (7,7 mld di euro in più) se la Ue concederà le attenuanti per le circostanze eccezionali (emergenza migranti e sisma in centro Italia), Padoan ribadisce che “lo propone il Governo e lo approva il Parlamento, con Bruxelles ovviamente c’è, visti i legami anche istituzionali in Europa, un dialogo continuo una verifica della coerenza del comportamento dei Paesi con le regole europee”. Nello specifico le risorse da destinare alla ricostruzione e alla messa in sicurezza post terremoto “non sono ancora state chiarite” ma saranno incluse entro il margine dello 0,4%, riferisce il ministro. Ma anche con la flessibilità il governo si muove entro un sentiero stretto a causa della crescita rivista al ribasso. Da qui, la scelta di puntare su “un utilizzo delle risorse in modo selettivo e mirato a crescita, con misure di sostegno a investimenti che hanno già funzionato” e interventi per le fasce deboli, dal pacchetto Industria 4.0 per le imprese all’intervento in favore delle pensioni minime, tra gli altri.

Sull’entità complessiva della manovra Padoan però non si sbilancia. “Gli ordini di grandezza – dice – saranno precisati con la Legge di Bilancio perché dipendono dalle singole misure”. Ma a occhio e croce, secondo il presidente della Commissione Bilancio alla Camera Francesco Boccia, quella che prenderà forma nel mese di ottobre dovrebbe essere una Finanziaria ‘leggera’, inferiore ai 25 mld di euro, 15 mld per neutralizzare le clausole di salvaguardia e 7 per le misure in cantiere. “La Nota presuppone una manovra ‘light’, con il grosso delle scelte che slittano al 2018 e 2019. Una manovra di manutenzione, esorto Padoan ad avere più coraggio”, afferma il parlamentare Pd.

La Nota al Def passa adesso al vaglio del Parlamento, che dovrà autorizzare uno scostamento del deficit-pil 2017 di 0,4 punti percentuali, portandolo al 2,4%. “Il Governo richiede al Parlamento l’autorizzazione a utilizzare, ove necessario, ulteriori margini di bilancio sino a un massimo dello 0,4 per cento del Pil per il prossimo anno. In tal caso, l’indebitamento netto potrà pertanto ulteriormente aumentare nel 2017 per un importo massimo di 7,7 miliardi di euro”, si legge nella Relazione al Parlamento che accompagna la Nota. “Una correzione del deficit strutturale nel 2017 sarebbe controproducente”, aggiunge il governo, rinviando l’intervento al biennio successivo e confermando l’impegno al pareggio di bilancio al 2019. Inoltre l’esecutivo “si impegna ad assicurare la ripresa del percorso di convergenza verso il proprio Obiettivo di Medio Periodo già dal 2018, prevedendo una riduzione del deficit strutturale di 0,5 punti percentuali di Pil”.


Crescita bassa. Che fare?

di Nicola Scalzini

E’ inutile inseguire i numeri delle previsioni di crescita. Quello che ormai è una costante è il differenziale di crescita negativa che caratterizza il nostro paese rispetto agli altri paesi. Da oltre 20 anni, nei cicli favorevoli il nostro paese cresce meno degli altri, nei cicli negativi la crisi si manifesta più grave che altrove. Le ragioni sono molte e ben individuate. In gran parte hanno radici antiche ed estirpabili solo nel lungo periodo (la burocrazia azzeccagarbugli e inefficiente, la giustizia dalle lungaggini esasperanti, un apparato infrastrutturale insufficiente e vecchio, scarso impegno per ricerca e innovazione, struttura della produzione a basso valore aggiunto,carichi fiscali che colpiscono i fattori della produzione invece che i consumi e la proprietà, etc.).

In passato come sappiamo lo scioglimento di questi nodi veniva evitato e aggirato con le svalutazioni monetarie. Esse permettevano anche di far chiudere ai sindacati buoni contratti che venivano sistematicamente “aggiustati” facendo scivolare la moneta. La svalutazione morbida e continua ripristinava la competitività di prezzo e imponeva una tassazione invisibile e proporzionale su tutti i redditi. Oggi quei problemi a cui abbiamo fatto cenno, con la moneta unica non sono più aggirabili. Non è un caso che compaiono in permanenza sull’agenda del  governo che peraltro ha mostrato forte determinazione sulla strategia riformista ; e meno male. La loro graduale soluzione è dunque a rendimento differito e non permette al nostro paese di rientrare presto nel gruppo dei paesi con crescita più elevata. In questo contesto sono sicuramente degne di apprezzamento le iniziative del ministro dell’industria intese a rilanciare gli investimenti. Dobbiamo ricordare a noi stessi che rispetto al 2007 anno prima della crisi gli investimenti sono scesi del 30%.

Credo che occorra una scossa di dimensioni rilevanti per raddrizzare questo andazzo e senza bisogno di chiedere permessi alle Istituzioni europee. Si tratterebbe di attuare la cosiddetta svalutazione fiscale, sgravando la produzione di un ammontare di circa 30 miliardi e finanziando la manovra con l’accorpamento delle aliquote IVA. In passato ho calcolato che se le tre attuali aliquote (4,10,22) si riducessero a due (gli alimentari al 10 e il resto a 21) il maggior gettito sarebbe sufficiente a eliminare tutta l’IRAP privata (più o meno 24 miliardi) considerando l’IRAP sugli enti pubblici una partita di giro. E avanzerebbero ulteriori risorse per ritoccare l’IRPEF sui lavoratori o incentivare gli investimenti. L’operazione darebbe una spinta considerevole  alle esportazioni con i conseguenti effetti sulla produzione e occupazione. Per coloro che temono una qualche ripresa dell’inflazione si potrebbe rispondere che essendo la manovra a gettito invariato, la riduzione dei costi di produzione compenserebbe il ricarico sui consumi. Eppoi, volesse il cielo che si verificasse una piccola ripresa dell’inflazione, per il nostro paese sarebbe una manna dal cielo. Ci svaluterebbe il debito e ci farebbe migliorare tutti i parametri fiscali(deficit /PIL, debito/PIL, spesa /PIL, pressione fiscale). Riusciremmo a conseguire quell’obiettivo che Draghi insegue da tempo senza riuscirci.

A questa operazione occorrerebbe affiancare una forte ripresa degli investimenti pubblici e un severo controllo della spesa corrente i cui rubinetti vengono purtroppo riaperti  ad ogni elezione. Si pensi che se gli 80 euro fossero stati interamente indirizzati sugli investimenti pubblici  sarebbero stati più che sufficienti a finanziare un poderoso piano ventennale (più di 200 miliardi) e ad es. mettere in sicurezza il patrimonio edilizio del paese. E come tutti sanno in termini di crescita e occupazione il moltiplicatore di un euro di investimenti è di gran lunga più elevato di un euro di spesa corrente.

Nicola Scalzini

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento