venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Libia. Haftar, i due italiani in mano ad Al Qaeda
Pubblicato il 22-09-2016


Il ministro Roberta Pinotti durante la conferenza stampa al termine del consiglio dei ministri, Roma, 10 febbraio 2015. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Cattive notizie sul fronte orientale: i due italiani sequestrati a Ghat, nel sud della Libia, Bruno Cacace, 56enne residente a Borgo San Dalmazzo (Cuneo), che vive in Libia da 15 anni, e Danilo Calonego, 66enne della provincia di Belluno sarebbero nelle mani di Al Qaeda.
“I due italiani rapiti nel sud-ovest della Libia sono stati sequestrati da una banda criminale e dietro c’è l’impronta di al Qaida”. Lo ha affermato il colonnello Ahmed al Mismari, portavoce delle Forze armate libiche legate a Khalifa Haftar, il generale di Tobruk, secondo quanto scrive il portale Alwasat. Entrambi lavorano per
conto di una società di manutenzione dell’aeroporto di Ghat, la Con.I.Cos di Mondovì (Cuneo). La società piemontese opera da decenni in Libia con numerose commesse di ingegneria civile e ha la sua sede centrale a Tripoli, ma anche uffici a Derna, Bengasi e, appunto, Ghat.
Ma l’affermazione del Portavoce di Haftar viene respinta dal sindaco di Ghat, Komani Muhammad Saleh: “Non è stata Al Qaeda ma ‘un gruppo fuorilegge’. Non neghiamo che Al Qaeda sia attiva nella regione di Ghat e nei suoi dintorni e siamo al corrente della sua presenza, ma affermiamo con certezza che non è Al Qaeda ad aver rapito i due italiani”, spiega il sindaco. “Abbiamo forti sospetti su un gruppo fuorilegge attivo al di fuori della città e con cui non siamo ancora entrati in contatto”, sottolinea Saleh, che però non esclude che “questo gruppo potrebbe consegnare gli ostaggi ad Al Qaeda, ma non ce lo auguriamo”. Tuttavia proprio le autorità locali hanno negato la collaborazione e l’intervento delle forze nazionali ed estere per le indagini sul rapimento.
Riguardo all’influenza italiana in Libia e un’eventuale ritorsione il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, ha affermato: “C’è un’ottica molto italianocentrica, forse un po’ provinciale quando leggiamo le situazioni che avvengono nel mondo: in questo caso si tratta di due italiani e un canadese e allora non mi spiegherei perché tra i rapiti vi sia anche un canadese”. “Immediatamente – ha aggiunto – da fonti libiche che si sono espresse e dalle autorità locali si è parlato di criminalità comune. Detto ciò su questi casi quello che possiamo fare è lavorare con il massimo riserbo”

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