domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Vienna verso le presidenziali, stop a richieste d’asilo
Pubblicato il 08-09-2016


rifugiati-austriaRipartono i respingimenti da parte di Vienna. Dopo le proteste per le recinzioni al Brennero, il quotidiano austriaco Der Standard fa sapere che il governo austriaco ha raggiunto un accordo sul cosiddetto ‘provvedimento d’emergenza’ che prevede, tra l’altro, un sostanziale stop alle richieste di asilo, respingimenti in “paesi sicuri” e fino a 2.200 soldati per controllare i propri confini. La ‘Notverordnung’ avrà una durata di sei mesi ma potrà essere prolungata tre volte.
Una volta entrata in vigore, richieste di asilo al confine saranno possibili solo in casi eccezionali (come il rischio di torture nel paese di provenienza oppure la presenza di parenti in Austria) e se il richiedente viene trovato su territorio nazionale e se la via della sua fuga verso l’Austria non potrà più essere ricostruita.

Non è ancora chiaro – scrive il giornale – se il provvedimento entrerà in vigore quando sarà raggiunto il tetto delle 37.500 richieste di asilo o addirittura prima. L’intesa è stata raggiunta dopo lunghe trattative tra socialdemocratici (Spö) e popolari (Övp).

Le ragioni del provvedimento però sembrano essere di tipo politico, dagli ultimi sondaggi per le prossime elezioni presidenziali del 2 ottobre, sembra essere in vantaggio ancora una volta la Destra.
Un sondaggio rivolto a seicento persone e pubblicato dal tabloid Oesterreich ha mostrato che il sostegno a Hofer (candidato dell’estrema destra) è del 53 per cento, l’1 per cento in più rispetto a un sondaggio di fine luglio, contro il 47 per cento all’ex capo dei verdi Alexander Van der Bellen.

Un altro sondaggio, su un campione di 778 persone con un margine d’errore del 3,6 per cento, pubblicato dal giornale Kurier, ha rilevato che il 38 per cento sarebbe convinto della vittoria di Hofer, mentre il 34 per cento ritiene che la vittoria andrà a Van der Bellen.

Ad alimentare il consenso e lo scontento popolare verso la destra in Europa è soprattutto la questione, mai risolta dall’Europa, dei migranti. Non a caso infatti Angela Merkel, il cui partito CDU ha perso terreno con una storica sconfitta elettorale, ha sfruttato il dibattito parlamentare sul bilancio 2017 per difendersi ricordando che la crisi dei migranti è migliorata. L’obiettivo – anche ad uso elettorale – è quello di non intaccare il benessere dei tedeschi: “La Germania resterà la Germania, con tutto ciò che amiamo e ci è caro”, è tornata ad assicurare Merkel. Un frase che, secondo Der Spiegel, ha ormai
sostituito il “ce la facciamo” con cui la cancelliera preparò il paese all’apertura delle frontiere un anno fa.

Ma Vienna si muove anche su altri fronti, puntando il dito anche contro i Paesi confinanti. Il ministro degli Interni austriaco Wolfgang Sobotka ha dichiarato che Vienna avrebbe portato Budapest in tribunale se l’Ungheria si rifiuterà di riprendersi indietro i migranti.

Nel frattempo e in attesa di conoscere dettagliatamente il provvedimento, il CIR (Consiglio Italiano Rifugiati) esprime grande preoccupazione ed allarme per l’accordo raggiunto dal governo austriaco sulla ‘Notverordnung’

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