sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

MENO LAVORO
Pubblicato il 09-09-2016


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Dopo una lunga serie positiva di aumento delle assunzioni sospinta dagli sgravi fiscali, arriva la doccia fredda. Scendono infatti del 12,1% nel secondo trimestre dell’anno il volume di contratti di lavoro avviati. A farne le spese, rispetto al 2015, sopratutto i contratti a tempo indeterminato che si riducono di circa 163 mila unità, il 29,4% in meno così come continuano a scendere le attivazioni di contratti di collaborazione, -25,4%. Mentre crescono i licenziamenti (+7,4% sul secondo trimestre 2016). Sono dati che giungono dal Ministero del Lavoro e relativi alle Comunicazioni obbligatorie tra aprile-giugno.

Nel periodo sono state 2.454.757 le attivazioni e 1.848.138 i lavoratori interessati dalle nuove assunzioni, l’8,9% in meno rispetto al II Trimestre dell’anno precedente. Per quanto riguarda le trasformazioni in contratti a tempo indeterminato nel trimestre sono state pari a 84.334, di cui 62.705 da tempo determinato e 21.629 da apprendistato.

Scendono anche gli avviamenti a tempo determinato dell’8,7% in misura maggiore per le donne (-15,2%) meno per gli uomini (-2,4%). In aumento invece del 26,2% gli avviamenti in apprendistato, “segno dei recenti interventi volti a rafforzare tale strumento di ingresso nel mercato del lavoro, in particolare Garanzia Giovani”.

Le cessazioni di contratti sono state 2,19 milioni. La maggioranza delle cessazioni sono dovute al termine del contratto a tempo determinato (1,43 milioni). Tra le altre cessazioni sono aumentate quelle promosse dal datore di lavoro (+8,1%) mentre si sono ridotte quelle chieste dal lavoratore (-24,9%). In particolare sono aumentati i licenziamenti (+7,4% sul secondo trimestre 2016).

In sintesi calano le assunzioni e aumentano i licenziamenti e di conseguenza si riapre il dibattito sulla validità del Jobs act e soprattutto pone l’attenzione sugli effetti della mancata crescita dell’economia.  Per Gigi Petteni, segretario confederale della Cisl “La riduzione del lavoro stabile, con il taglio dell’incentivo e la crescita del Pil tornata a zero, era ipotizzabile, anche se non di questa entità. Serve una svolta espansiva nelle scelte europee, per sperare di contrastare il contagio della Brexit, ma anche le politiche economiche nazionali dovrebbero puntare al massimo sul potenziamento dei consumi interni”. Secondo la Uil di  Guglielmo Loy  “questi dati purtroppo fotografano una situazione critica del nostro mercato del lavoro, sia sul versante delle imprese che, inevitabilmente, dell’occupazione, che continua a navigare in acque non buone. In attesa che si mettano in atto politiche economiche, industriali e fiscali di crescita, occorre ancora dare ossigeno all’unico strumento di tutela per imprese e lavoratori, la cassa integrazione, rendendola più flessibile nella durata”.

Redazione Avanti!

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Commenti all'articolo
  1. ma come, il PSI è al governo con Renzi e sostiene queste politiche dannose? Sveglia (ex) socialisti. Noi vecchi riformisti e manager industriali da anni diciamo che questo tipo di politiche opprimono il lavoro non funzioneranno e costano soldi a tutti i cittadini.
    Nencini, ce ne ricorderemo alle prossime elezioni.
    E al referendum costituzionale naturalmente http://www.iovotono.it

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