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Pubblicato il 07-09-2016


Il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio con Virginia Raggi

Il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio con Virginia Raggi

“Sono stato frainteso”… Una frase sentita e risentita e che sa tanto di passato. Un frase che si addice molto ai fatti di cronaca romana. Ma che non può essere una giustificazione. Il vicepresidente della Camera Di Maio è nell’occhio del ciclone perché il resto dei dirigenti del direttorio lo accusa di aver saputo dell’indagine sulla assessora Paola Muraro. E sulla Stampa si giustifica dicendo: “Scusate, ho letto quella mail (delle Taverna ndr) ma ho capito male”. Di Maio si fa sentire poco dopo su Facebook dove scrive che “il sistema dei partiti e dell’informazione legata ad essi ha montato un caso incredibile che tocca a noi smontare in un minuto. E oggi lo sta montando anche su di me”. Insomma la colpa ovviamente è degli altri. Una vicenda su cui Roma rischia di incartarsi del tutto con i Cinque Stelle incapaci per il momento a sciogliere la matassa in cui sono aggrovigliati con le loro stesse mani.

Grillo non vedrà la sindaca in Campidoglio: il leader M5s, nonostante sia a Roma, ha scelto di telefonare alla Raggi per farsi raccontare da lei la sua versione di quanto accaduto negli ultimi giorni, ribadendo che il movimento deve rimanere unito adesso più che mai perchè Roma è troppo importante. Il nodo cruciale  riguarderebbe solo la poltrona dell’assessore all’ambiente Paola Muraro. La sindaca avrebbe ribadito a Grillo di essere in attesa di leggere le carte per poi prendere una decisione. I due sarebbero entrati nei tecnicismi del caso giudiziario e, a quanto si apprende, non sarebbe più in discussione la posizione dell’assessore al bilancio Raffaele de Dominicis. Mentre secondo fonti del M5S, Marra a breve sarà ricollocato fuori dall’ufficio del Gabinetto del Comune di Roma.

“Diamo fastidio a qualcuno ma nessuno ci fermerà” ha detto Virginia Raggi, in un post sul blog di Beppe Grillo. “Ho deciso di prendere dei provvedimenti per la riorganizzazione della macchina amministrativa – ha scritto ancora – ma ora Roma ha bisogno di altri e più urgenti interventi. Io e la mia Giunta siamo stati chiamati a lavorare per questo”.

Dopo la decisione del direttorio, organo che evidentemente decide su tutto, anche sulla legittimità delle scelte dei cittadini che si sono espressi attraverso il voto dando alla Raggi la carica di sindaco e quindi di scegliersi la squadra che ritiene più opportuna, i Cinque Stelle cercano il modo di rilanciare l’amministrazione di Roma Capitale. A dire il vero usare la parola ‘rilanciare’ è curiosa, in quanto il lavoro della giunta non è ancora cominciato. Una riunione a porte chiuse, tra i vertici del Movimento. Poi il leader M5S potrebbe essere questa sera sul palco a Nettuno, vicino Roma, con Di Maio e Di Battista. A questo punto  partirà lo streaming con la diretta trasmessa sul Blog di Grillo. All’incontro in piazza a Nettuno parteciperanno oltre ad Alessandro Di Battista anche Beppe Grillo, Luigi Di Maio, Roberto Fico, Carla Ruocco e Carlo Sibilia. Al momento non partecipa alla riunione il sindaco Virginia Raggi, che attende, eventualmente, Grillo in Campidoglio.


La deriva

di Loreto Del Cimmuto

La Raggi deve dimettersi perché ha mentito. Puoi tacere o sottacere. Puoi non rivelare o disvelare. Ma se ad una precisa domanda tu rispondi con una menzogna e vieni smascherata allora non hai scampo. Per governare Roma ci vuole un fisico bestiale, i problemi sono immensi, a cominciare dal deficit spaventoso (circa 13 miliardi) che grava sul Comune e dalla situazione altrettanto deficitaria delle principali aziende di servizi capitoline, ATAC e AMA per prime. Non si tratta solo di equilibri di bilancio ma anche di infrastrutture inadeguate, qualità e produttività stessa dei servizi.

Desta allarme, tanto per fare un esempio, il richiamo dell’ormai ex d.g. di ATAC Rettinghieri alla necessaria messa in sicurezza della linea A, per la quale mancano i quattrini. Problemi che rappresentano l’eredità di esperienze di governo fallimentari non solo attribuibili a “mafia capitale” e la cui soluzione richiede tempo e forte legittimazione politica. Avevamo forti timori per le capacità di governo dei 5 Stelle ma mai avremmo immaginato un caos politico e amministrativo di questa portata. Non si tratta soltanto della giostra di dimissioni, revoche, dibattiti lunari e mini-direttori. Si tratta del fatto che si fatica a intravedere uno straccio di progetto, un percorso, un’idea di città che vada oltre i dinieghi e i veti a questa o quell’altra opera pubblica. Non si tratta soltanto delle Olimpiadi ma anche del destino di importanti infrastrutture che caratterizzano il sistema dei servizi della capitale: che idea si ha dell’area dell’ex Fiera di Roma? E in che modo si vuole evitare il fallimento dell’attuale Fiera? Attorno a quale idea? Per non parlare della totale indifferenza circa il destino delle città metropolitana, di cui la Raggi è anche Sindaco. Nessuno potrebbe ragionevolmente pretendere che la Raggi risolva i problemi di Roma in soli due mesi, ma il forte consenso popolare che le è stato tributato dovrebbe renderla sufficientemente forte e sicura nel suo percorso di governo della città. Ma così non è. Un neo-assessore al bilancio che ammette candidamente di aver accettato l’incarico perché glielo ha chiesto, badate bene, non il Sindaco, ma un avvocato privato-cittadino, (che poi sappiamo bene chi è) è di per sé inadeguato a ricoprire quel ruolo, così come lo è del resto la Raggi che mischia e sovrappone ruolo pubblico ed interessi privati. Anche la tanto conclamata trasparenza viene smentita clamorosamente dai fatti. Quello che emerge è un pauroso deficit di classe politica capace e all’altezza della situazione. E non potrebbe essere altrimenti quando questa viene selezionata attraverso Facebook o qualche dibattito in streaming (a proposito che fine hanno fatto?). La deriva è evidente. Così come è  evidente che se cavalchi l’antipolitica poi rinunci proprio a fare politica, quella vera, a darti un progetto, una visione, un programma che non sia fatto solo di facili slogan. C’è l’appiattimento burocratico e formalista, il ripiegamento su se stessi, ci si affida a consulenti esterni, che quasi mai sono neutrali , o al magistrato di turno, con la speranza che questo tuteli e protegga da qualche inciampo giudiziario. Alla fine prevale la paura di sbagliare e l’immobilismo. Non c’è l’amministrazione al servizio della politica, che la sostiene  dando legittimità agli atti e attuandone lealmente gli indirizzi. C’è il pantano, il rancore e lo spirito vendicativo di chi si sente investito di una missione ultraterrena.

Non fa niente se il risultato è la paralisi amministrativa e la città continua il suo declino verso il terzo mondo. Oltre le divisioni interne l’importante è fare muro. Così si ricorre ad una tecnica arcinota: quella del nemico esterno, siano essi i cosiddetti  poteri forti, i vecchi partiti o la casta dei politici. Una tecnica che serve a tenere mobilitati e attivi i propri seguaci nel tentativo di distoglierli dai guai interni.

Tuttavia sbaglieremmo di grosso se pensassimo che le difficoltà della Raggi si trasformeranno facilmente in una riconquistata fiducia nel PD, al quale è prevalentemente riconducibile lo stato attuale del centro-sinistra. Basta guardarsi intorno per capire che nonostante tutto c’è ancora molto da fare e la rottura che si è consumata con l’opinione pubblica deve ancora essere sanata. Anche per il centro-sinistra c’è la necessità di essere credibili e per fare questo occorre tempo e occorre, anche qui, un nuovo progetto e una nuova classe dirigente in grado di interpretarla. Un compito che riguarda ovviamente anche noi socialisti, con i nostri limiti ma anche con la consapevolezza che abbiamo il dovere di sviluppare il progetto politico che abbiamo provato a mettere in campo alle ultime elezioni. Forse il deficit di capacità di governo e di riformismo che colpisce Roma riguarda proprio questo. Un deficit che noi dobbiamo contribuire a colmare, nell’interesse della città.

Loreto Del Cimmuto

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