sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Oro alla Patria! La fertilità come ‘bene comune’
Pubblicato il 01-09-2016


fertilitydayIl 22 Settembre sarà il giorno del “Fertility Day”, organizzato dalla Ministra Lorenzin, che ha creato subito polemiche e imbarazzo. In vista di quella giornata speciale, il ministero ha lanciato la campagna #Fertilityday, con dodici immagini pubblicitarie che sono diventate subito virali per motivi del tutto contrari rispetto al loro scopo.


 Oro alla Patria!
di Tiziana Ficacci

Tra la prima e la seconda guerra mondiale il declino della fecondità in Europa fu motivo di preoccupazione per i politici che vedevano sia una causa che un sintomo del declino dell’Occidente. In quegli anni nacque l’interesse per una nuova scienza, la demografia, che studiava l’andamento della popolazione. La prima politica demografica di ampio respiro venne da un paese che da poco aveva iniziato a conoscere la denatalità, l’Italia. La precocità di questa politica venne accelerata dall’instaurarsi della dittatura fascista; “la forza è nel numero”, era lo slogan mussoliniano che esigeva la crescita della popolazione insieme all’indottrinamento politico e ideologico. Per prima cosa si cercò di imporre alla popolazione italiana un modello demografico, esortando ad una maggiore fecondità e alla migrazione verso particolari destinazioni, scoraggiando, anzi vietando del tutto, la contraccezione e l’aborto. La politica demografica fascista piacque alla Chiesa: le due istituzioni si trovarono d’accordo sui mezzi impiegati per aumentare le nascite, specie quando, dopo gli accordi dei Patti Lateranensi, la neonata struttura per la tutela della maternità e l’infanzia (Onmi), venne, di fatto, appaltata al clero. Come ci racconta la storia della popolazione italiana, il fascismo non riuscì a bloccare la scelta delle donne di regolare la dimensione della propria famiglia, così come pochi decenni dopo, la Chiesa romana non la spuntò con la legge sull’interruzione volontaria della gravidanza. In sintesi estrema il controllo della sessualità riproduttiva delle donne è il cardine delle dittature.

Nel regno di Vladimir Putin dove secondo le proiezioni demografiche i russi tra venti anni saranno poco meno di 100 milioni, è in corso una campagna che ha stanziato 10mila dollari per il secondo figlio in bonus per l’istruzione. Oggi, la russa che desidera abortire, deve firmare un modulo che la informa dei rischi che potrebbero verificarsi per la salute fisica e psichica, e negli ospedali gli assistenti sociali dissuadono dall’intervento. L’incesto e lo stupro sono le uniche cause che consentono l’accesso gratuito all’intervento. Alla Duma è stata depositata una proposta di legge di deputati nazionalisti che vorrebbero equiparare l’aborto ad un reato penale, esattamente come ai tempi di Stalin. L’URSS, che era stato il primo paese a liberalizzare l’aborto, lo riammise soltanto con Krusciov (’54-’64), e diventò, vista la mancanza di altri metodi, un contraccettivo. Una donna nel corso della sua età riproduttiva abortiva sette–otto volte (ma anche di più) in condizioni disumane. Con Gorbaciov (’85-’92) venne imposta l’anestesia, sconosciuta per la gran massa delle donne, e la signora Raissa Gorbaciova diede impulso a ong, anche straniere, per l’educazione alla contraccezione. La Romania di Ceausescu mise in atto una delle più criminose politiche demografiche nell’Europa moderna. Le donne erano sottoposte periodicamente a visita ginecologica per individuare aborti clandestini. Senza successo però, non riuscendo a modificare la volontà delle romene. Testimonianza preziosa è il duro film di Mungiu (Quattro mesi, due settimane…) che ha ricevuto a Cannes il Prix de l’education (assegnato dal ministero dell’Istruzione e per questo il film è stato visto durante l’anno scolastico in tutte le scuole francesi). In Cina fino a due anni fa, le donne erano obbligate a un solo figlio in città, due nelle campagne, oggi si chiude un occhio su un figlio in più. Nel 2007 l’ex rivoluzionario Daniel Ortega per riconquistare la presidenza in Nicaragua recepì il bando all’aborto voluto dalla Chiesa e accolto dall’ex papa Benedetto XVI. Qualcuno ricorderà come quel paese fu profondamente scosso dalla morte per emorragia di una giovane donna alla quale fu rifiutata l’interruzione di una gravidanza extrauterina perché i medici erano stati minacciati di essere radiati..Circa 70 paesi ancora oggi vietano l’aborto, anche se è permesso, o si arriva ad uno strappo, in caso di pericolo di vita della donna. In Italia la legge 194 prevede l’aborto in caso di pericolo per la salute fisica e/o psichica. Inoltre contempla l’obiezione di coscienza dei medici e del personale coinvolto nell’intervento (anestesisti, infermieri, portantini). Una legge frutto dell’ipocrisia italiana, ma che, nonostante i suoi limiti e i continui attacchi partitici e clericali, la forza delle donne ha trasformato in un successo.

Tasso di sostituzione: è il numero di figli per donna necessario per lasciare invariato l’ammontare delle generazioni e, nel lungo periodo, della popolazione Tasso di fecondità totale: numero medio di figli per donna in base ai tassi osservati e/o stimati in un dato periodo Speranza di vita allanascita: numero medio di anni che un individuo può attendersi di vivere alla nascita in base ai tassi osservati e/o stimati in un dato periodo Cohort component: metodo di calcolo delle proiezioni demografiche che considera la generazione (coorte) come unità di base da seguire nella sua evoluzione.

Tiziana Ficacci

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Commenti all'articolo
  1. Questo “Fertility Day” trova o meno condivisione, ma i rilievi eventualmente mossi al riguardo non raggiungono in ogni caso i toni delle critiche, talora condite con una qualche dose di pungente ironia, che nei decenni successivi alla caduta del Fascismo venivano rivolte alla politica famigliare adottata nel Ventennio.

    Per fare un parallelo in altro settore, nella mia giovinezza ho fatto in tempo a veder scritta su taluni muri una frase che credo recitasse così “I popoli che abbandonano la terra sono destinati alla decadenza”, frase appartenente se non erro a quello stesso periodo, e che poi venne via via rimossa o cancellata (verosimilmente perché ricordava e rappresentava quella stagione).

    In questi giorni, sempre in tema di agricoltura, mi è capitato di ascoltare concetti abbastanza simili nella sostanza, ancorché espressi sotto altra forma, volti per l’appunto a preconizzare le conseguenze, di vario genere, cagionate dall’abbandono dei campi, concetti che adesso non vengono giustamente ricusati o censurati, in quanto ritenuti non privi di fondamento.

    La conclusione o la morale di tutto ciò, sembrerebbe dunque essere che la valenza e la “fortuna” delle parole dipendono largamente dal momento storico, da coloro che le pronunciano, nonché dal gradimento del “potere” di turno, un po’ come quei principi che vengono invocati a seconda della propria convenienza (conclusione non entusiasmante per una mentalità laica, ma tant’è !!).

    Paolo B. 04.09.2016

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