lunedì, 5 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Pavese, Bevlen e Olivetti, tre innovatori per Ferrarotti
Pubblicato il 01-09-2016


lavoratoriUn doveroso tributo alla memoria d’un amico vero, cui ti senti legato da vere “affinità elettive”, da analoghi modi di concepire il mondo, la vita, i rapporti con gli altri. Questo, il senso di “Al santuario con Pavese” (Bologna, Edizioni Dehoniane, 2016, €. 11,50): libretto che Franco Ferrarotti, “decano” dei sociologi italiani, premio per la Sociologia 2001 dell’Accademia dei Lincei, ha dedicato a Cesare Pavese, lo scrittore morto tragicamente, suicida a soli 42 anni, un fine settimana del 1950, in una stanza d’albergo immersa nella tipica, allucinante afa torinese di fine agosto.

“Ho sempre considerato Pavese un mio fratello maggiore”, scrive Ferrarotti: sin dal primo incontro, nei tempi cupi dell’occupazione nazista (da film, è la scena dei due giovanotti che, nel 1944, ascendono lentamente al Santuario di Crea, passando in mezzo a lunghe file di graduati tedeschi della Wehrmacht e recitando, in tedesco, il coro finale del “Faust” di Goethe…). Ma l’ amicizia tra i due si sviluppa soprattutto nell’immediato dopoguerra, quando Ferrarotti entra nella redazione di Einaudi: proprio per Einaudi, Pavese suggerisce all’amico sociologo di tradurre in italiano “The Theory of the Leisure Class”, piu’ celebre opera del sociologo americano Thorstein Veblen, uscita nel 1899 ma ancora sconosciuta in Europa. Sarà questa fatica – che Ferrarrotti, con scarsa convinzione di Pavese, intitola “Teoria della classe agiata”- a portare per la prima volta alla ribalta il giovane sociologo (che nel ’49, a libro ormai uscito, terrà, su esso, una pungente polemica col “mostro sacro” Benedetto Croce, certo non simpatizzante della sociologia). Ma poco dopo, a fine agosto del ’50, Pavese sceglie di morire, in quella stanza dell’ hotel “Roma”, di Piazza Carlo Felice, da cui, in un disperato tentativo d’ aggrapparsi alla vita, sino all’ultimo cerca di telefonare – non trovandoli, dato il periodo estivo – agli amici più cari, tra cui Fernanda Pivano (che, purtroppo, non può raggiungerlo, dovendo assistere il marito malato) e, appunto, Franco Ferrarotti.

“L’ultimo dei “muckrackers” (letteralmente, “raccoglitori di fango”: nel senso di critici radicali della società USA e dell’ “american way of life”, sociologi, giornalisti, scrittori americani dei primi decenni del ‘900, da Lincoln Steffens allo stesso Jack London, N.d. R.)”. Questo il sottitolo del saggio (Chieti, Solfanelli ed., 2016, €. 10,00) che Ferrarotti ha dedicato, invece, appunto a Thorstein Bunde Veblen (1857- 1929), il sociologo americano, d’origine norvegese, rimasto profeta inascoltato in patria. Con le sue opere, infatti (dalla ricordata “Teoria della classe agiata” del 1899, a “Proprietà assenteista e impresa”, 1923), Veblen prevede, molti decenni prima, la deriva “finanziario-speculativa” dell’economia americana e, piu’ in generale, di tutte le democrazie industriali. Tracciando al tempo stesso – ricorda l’Autore – una distinzione netta tra il “captain of business”, lo speculatore senza scrupoli, che emergerà sinistramente, nell’ economia USA, dal ’29, anno della tragica crisi e della morte di Veblen, in poi (l’“impresario”, per dirla, italicamente, col Silone di “Fontamara”) e il “captain of industry”, l’industriale in senso proprio, manager e innovatore. Critico di Marx, ancora chiaramente legato – pur nella forza del suo pensiero – a schemi ottocenteschi e al limitante idealismo hegeliano, Veblen mostra proprio oggi, in tempi di “New economy” e di “capitalismo d’assalto” in senso piu’ ottuso, la sua forza profetica.
E a un altro profeta in gran parte inascoltato, Adriano Olivetti (1901-1960), Ferrarrotti ha dedicato il terzo pannello di questo “trittico”: “I miei anni con Adriano Olivetti” (Chieti, Solfanelli, 2016, €. 8,00).

Penetrante, appassionata rievocazione della lunga collaborazione (1948-1960) tra il giovane studioso, reduce dalle prime significative esperienze in Inghilterra e USA, e l’imprenditore non solo aperto (come già il padre Camillo) alle piu’ promettenti innovazioni, ma deciso anche a tentare una profonda riforma della società, in senso autenticamente federalista e socializzatore. In altri scritti (come anzitutto “Un imprenditore di idee”, lunga intervista rilasciata nel 2001 alla studiosa Giuliana Gemelli), Ferrarrotti aveva già ricostruito a fondo il pensiero economico-sociale di Olivetti. Qui, l’attenzione è centrata piu’ sugli aspetti umani del personaggio e sull’impatto delle sue battaglie su una società italiana sempre gravemente in ritardo.
Dopo una breve militanza nel PSIUP (1945), finita per l’ obbiettiva mancanza di spazio, per le sue tesi, in un partito che è soprattutto quello del celebre apparato morandiano, Adriano Olivetti prosegue autonomamente la sua politica innovativa.

Volta a fare, dell’azienda paterna, un’industria fortemente radicata nel territorio piemontese, rispettosa dell’ambiente e basata,soprattutto, su una vera partecipazione dei laratori alle stesse scelte di base. Nel’58 l’elezione di Adriano in Parlamento, come deputato del suo “Movimento Comunità”(posto, quest’ultimo, che egli, dopo pochi mesi, lascerà proprio a Ferrarotti). Infine, quella sera di fine febbraio 1960, quando Olivetti morirà, in quel treno diretto in Svizzera..
“Dalcaos è nata una stella”, scriverà pochi giorni dopo, in un appassionato necrologio, Ferrarotti, nella sua rubrica settimanale su “La Giustizia”, lo storico quotidiano socialista riformista fondato, a suo tempo, da Camillo Prampolini, poi risorto, nel secondo dopoguerra, con la direzione di Michele Pellicani (padre di Luciano, futuro direttore di “Mondoperaio”).

Fabrizio Federici

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento