giovedì, 8 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Pensioni anticipate. Boeri: Il problema è l’equità
non la sostenibilità
Pubblicato il 14-09-2016


Pensione anticipata

ULTIME NOVITA’
Potranno accedere all’anticipo pensionistico (Ape) quei lavoratori a cui mancano tre anni e sette mesi alla pensione. Il prestito sarà sperimentato per due anni. E’ questa per i sindacati l’ultima ipotesi di mediazione avanzata dal governo e discussa di  recente sul tavolo del confronto al ministero del Lavoro. Dal primo gennaio 2017, dunque, se il 21 settembre prossimo, data dell’incontro ‘politico’ che dovrebbe chiudere la partita potranno andare in pensione, accedendo al prestito pensionistico i lavoratori con 63 anni di età.”La mediazione è arrivata nei giorni scorsi ma era in viaggio da un pò. Noi avevamo chiesto un anticipo di 4 anni”, ha spiegato il segretario confederale della Cisl, Maurizio Petriccioli al termine della riunione. L’Ape sarà sperimentata per due anni. “Ma questo – ha proseguito il sindacalista – non significa che dopo abbandoneremo l’intervento. Serve piuttosto per un monitoraggio dei pensionamenti”. Restano sul tavolo inoltre tutte le agevolazioni per consentire un accesso all’Ape anche ai lavoratori svantaggiati, approfondite in questi mesi di confronto. Per questa categoria, e probabilmente entro il tetto di 1200 euro netti di reddito, il prestito pensionistico ventennale non dovrebbe pesare sulla pensione: l’intera rata di ammortamento infatti, hanno riferito i sindacati, verrà pagata dallo Stato. Per l’Ape volontaria invece resta la rata ventennale che inciderà sul trattamento pensionistico: “ma questa sarà una scelta che lasciamo all’autonomia dei singoli”, ha detto il segretario confederale Uil, Domenico Proietti.

Questa flessibilità – secondo quanto emerso dall’incontro tra esecutivo e forze sociali – in pratica sarà molto conveniente per le categorie disagiate, come coloro che a pochi anni dalla pensione hanno perso il lavoro e esaurito tutti gli ammortizzatori sociali, ma potrebbe essere molto costosa, fino al 25% dell’importo della pensione, stando ad alcune stime elaborate al riguardo, per coloro che volontariamente decidono di lasciare il lavoro e non appartengono a nessuna delle categorie che il Governo deciderà di proteggere come, appunto i disoccupati, i precoci e i lavoratori impegnati in attività usuranti. La valutazione sulla rata di restituzione del prestito fino al 25% dell’importo della pensione deriva dal calcolo sulla restituzione netta (oltre il 16% in caso di tre anni di anticipo) maggiorata del tasso di interesse e del premio assicurativo. La percentuale può arrivare fino al 25% dell’importo di pensione se si considera un’uscita anticipata fino a tre anni e sette mesi. L’aliquota  così alta dipende dal fatto che nel caso di anticipo di tre anni e sette mesi si prende la pensione per quasi un quarto in più anche in termini di tempo.

Sul tavolo dell’incontro è stato presente anche il tema dei lavoratori precoci e di quelli con lavori usuranti. Per entrambe le categorie comunque sarà necessario, hanno affermato ancora Cgil Cisl e Uil, un supplemento di ‘istruttoria’ nel corso del prossimo incontro politico confermato per il 21 settembre prossimo. Per quei lavoratori che hanno iniziato tra i 14 e i 18 anni, sul tavolo comunque resta l’ipotesi di un bonus contributivo che consenta loro di uscire dal lavoro con 41 anni di contributi; per gli usuranti invece si lavora ad una modifica della normativa per ampliare la platea dei beneficiari cercando di eliminare sia le finestre di uscita attualmente prefigurate che l’aggancio alle aspettative di vita con cui rendere possibile un’uscita dal lavoro 3 anni e 7 mesi prima. Confermato, ha ulteriormente comunicato Proietti, pure il capitolo delle ricongiunzioni non onerose, la possibilità di allargare la 14esima e l’equiparazione della no tax area.

L’incontro “politico” con il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, sulla materia previdenziale in vista dell’inserimento delle misure in manovra è stato fissato per il 21 settembre ma si sono comunque delineati di fatto i principali interventi ratificando anche l’intenzione del Governo di intervenire sulle pensioni basse. Lo strumento, si ribadisce, sarà quello dell’estensione della platea della ‘somma aggiuntiva’, la cosiddetta quattordicesima, a coloro che hanno redditi personali complessivi inferiori a 1.000 euro al mese (due volte il minimo) rispetto ai 750 euro attuali. Potrebbe esserci anche un lieve aumento dell’importo della quattordicesima (al momento è ferma a 336 euro per chi ha meno di 15 anni di contributi, 420 euro fino a 25 anni di contributi e 504 euro oltre i 25 anni di contributi, erogati una volta l’anno) e l’innalzamento della no tax area per equipararla a quella dei lavoratori dipendenti (8.000 euro) per tutti i pensionati e non solo per quelli over 75. Per quanto attiene il problema delle risorse per l’Ape stanziate per il 2017 (concentrata su coloro che hanno perso il lavoro) esse saranno pari a circa 400 milioni. Per la quattordicesima si spenderanno in più circa 600 milioni, mentre altri 250 milioni saranno destinati all’ampliamento della no tax area. Circa 100 milioni sono previsti per rendere le ricongiunzioni tra diversi periodi assicurativi non onerose, mentre altri 100 milioni circa serviranno per allargare le maglie delle attività usuranti. E’ probabile infatti che possano avere vantaggi sull’uscita anticipata rispetto all’età di vecchiaia anche categorie come gli operai edili, le maestre d’asilo e gli infermieri. La discussione è invece aperta sulle nuove regole per i lavoratori precoci. Si sta nella fattispecie discutendo se considerare precoci i lavoratori che hanno effettuato almeno 12 mesi di lavoro prima dei 18 anni di età o se chiedere un periodo di lavoro di almeno 24 mesi prima della maggiore età. Non è chiaro neppure se si fisserà l’asticella per l’uscita in anticipo per questa categoria a 41 anni di contributi o a 41 anni e 10 mesi “abbonando” in questo secondo caso solo un anno rispetto ai 42 anni e 10 mesi richiesti per la pensione anticipata degli uomini. L’obiettivo – ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini che ha partecipato all’incontro per il Governo – è di chiudere il confronto prima della fine del mese”.

 Boeri

PROBLEMA PENSIONI E’ L’EQUITA’
Tito Boeri contro le pensioni d’oro. “Il problema vero che noi abbiamo oggi in Italia – ha detto il presidente dell’Inps intervistato di recente da Presadiretta – è quello dell’equità e non quello della sostenibilità finanziaria del nostro sistema pensionistico”. “Ci sono delle persone che oggi hanno dei trattamenti pensionistici, o hanno dei vitalizi, come nel caso dei politici, che sono del tutto ingiustificati alla luce dei contributi che hanno versato in passato. Abbiamo concesso per tanti anni questo trattamento privilegiato a queste persone. Per chi ha degli importi molto elevati di prestazioni, – si è domandato quindi Boeri – non è il caso di chiedere loro un contributo che potrebbe in qualche modo rendere, alleggerire i conti previdenziali? Ci permetterebbe di fare qualche operazione di redistribuzione, per esempio andare ad aiutare quelle persone che sono in quella fascia di età prima della pensione che sono in condizione di povertà, oppure potremmo concedere maggiore flessibilità in uscita verso il sistema pensionistico. Ecco sono tutte operazioni che si possono fare in questo ambito. Legare contributi e prestazioni, questo è il vero problema di fondo”. Alla proposta di Boeri ha risposto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini, confermando la posizione del governo, contraria a mettere le mani sulle pensioni già in essere. “Il rischio di mettere le mani nelle tasche sbagliate è troppo grosso. Abbiamo deciso di fermarci”, ha spiegato. “Questo tipo di ricalcoli non sono semplicissimi – ha sottolineato – richiedono molte ipotesi e molti dati. E devi stare molto attento perché non si riesce a fare con il bisturi del chirurgo questa distinzione un po’ intellettualistica. Proprio perché è difficile fare queste ipotesi, avere i dati necessari per farlo, rischi di fare danni. Rischi davvero di tagliare pensioni alte ma meritate, oppure di toccare pensioni che sono generose rispetto ai contributi corrisposti ma sono basse”.

Poletti, equità? Politica sia capace autoregolarsi  – “La politica deve essere capace di autoregolarsi, e di stare in linea con quello che succede per tutti gli altri cittadini”. Lo ha affermato il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, commentando le parole del presidente Inps, Tito Boeri, sulla necessità di più equità nelle pensioni. “Il tema dell’equità c’è sempre – ha aggiunto – sul fronte previdenziale ci sono delle sentenze della Corte Costituzionale, che è intervenuta ripetutamente, sia sulle pensioni alte sia sui prelievi di solidarietà. Dobbiamo guardare queste cose, tenendo conto del panorama”.

Carlo Pareto

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento