giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Pensioni. Sindacati e Governo hanno trovato un’intesa
Pubblicato il 28-09-2016


tavolo-pensioniQuello di oggi doveva ed è stato l’incontro decisivo per l’intesa sulle pensioni, Governo e sindacati infatti hanno firmato un verbale sugli interventi sul sistema pensionistico. Nel verbale di cinque cartelle, sono identificate le misure che saranno messe in campo nei prossimi tre anni, fra le quali l’Ape, l’intervento sui precoci e l’estensione e l’aumento della quattordicesima per i pensionati con i redditi più bassi. “Firmato l’accordo per l’aumento delle pensioni minime: Battaglia socialista dal 2013. Vinta”. Ha scritto il Segretario del PSI Riccardo Nencini sul proprio profilo facebook, ricordando l’impegno del Partito sul fronte pensionistico.

“Il governo – ha spiegato il Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti – lavora per trovare la massima condivisione possibile”. L’esecutivo ha quindi illustrato ai sindacati un verbale di 5 cartelle sugli argomenti sui quali si è tenuto il confronto in questi mesi e a presentare il testo il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Tommaso Nannicini.

Ma gli interventi previdenziali devono comunque fare i conti con i fondi a disposizione, che potrebbero essere meno rispetto ai 2 miliardi di cui si era inizialmente parlato ed arrivare ad un massimo di 1,5 miliardi. Ciò è quanto è stato deciso dopo il varo della Nota di aggiornamento del Def, dunque con un quadro più definito delle risorse a disposizione, ed in vista della stesura della legge di Bilancio, in cui gli interventi saranno inseriti a metà ottobre.

Tra le soluzioni a cui si è giunti spicca quella per i cosiddetti lavoratori precoci, ovvero coloro che hanno iniziato a lavorare prima della maggiore età. Quelli che hanno lavorato 12 mesi effettivi, anche non continuativi, prima del compimento dei 19 anni possono andare in pensione anticipata con 41 anni di contributi, ma se appartenenti alle categorie di lavoratori in difficoltà, come disoccupati senza ammortizzatori sociali, disabili e chi ha svolto attività gravose.

Per quanto riguarda l’Ape acronimo che sta per Anticipo pensionistico è il progetto sperimentale a cui il Governo sta lavorando per consentire, dal 2017, a chi ha raggiunto almeno i 63 anni di età di andare in anticipo in pensione, è previsto che abbia un costo diverso a seconda delle situazioni. Più alto se volontaria e, invece, pari a zero per coloro che sono disoccupati e hanno esaurito gli ammortizzatori sociali, per chi ha esigenze di cura di familiari disabili e per chi fa lavori rischiosi. Limite per beneficiare dell’Ape social, come è stata battezzata, dovrebbe però essere l’aver maturato una pensione entro i 1.500 euro lordi. Nei casi di Ape volontaria, la rata per il prestito per il periodo massimo (tre anni e sette mesi) potrebbe costare fino al 25% dell’importo della pensione per 20 anni.

Infine la quattordicesima adesso riconosciuta ai pensionati con redditi complessivi personali fino a 750 euro mensili sarà estesa anche a coloro che hanno redditi fino a mille euro al mese (2 volte il trattamento minimo). Per coloro, 2,2 milioni, che hanno già il beneficio l’importo sarà aumentato, ma non è ancora stato definito il rialzo in base agli scaglioni di contributi versati. Nel complesso per l’aumento di chi già riceve la somma aggiuntiva si spenderà il 30% dello stanziamento dedicato a questo capitolo.

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