mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Usa, la Clinton sviene e rischia la candidatura
Pubblicato il 12-09-2016


Hillary Clinton ha la polmonite. Lo ha dichiarato con una nota alla stampa Lisa Bardack, medico curante della candidata democratica alla Casa Bianca. La diagnosi dovrebbe servire a fugare i dubbi sulla ‘tenuta’ della salute di quello che potrebbe essere il primo presidente donna degli Stati Uniti, ma non è detto che riesca a fugare i dubbi se non addirittura potrebbe amplificarli.

hillary-clintonLisa Bardack ha spiegato anche come la polmonite le sia stata diagnosticata venerdì scorso, che ora l’ex first lady si sta riprendendo bene e che le era stato anche consigliato di restare a riposo e di modificare l’agenda dei suoi impegni. Il malore è arrivato durante la visita a Ground Zero nell’anniversario dell’attentato terroristico alle Torri Gemelle, complice il caldo e l’afa. Il ritardo nello spiegare però l’improvviso abbandono della cerimonia, sorretta da due uomini della scorta e le immagini riprese da una telecamera della Clinton appoggiata ad una colonnina sul margine del marciapiede mentre aspetta l’auto per andare via, il cedimento e l’incapacità di camminare da sola con la scorta che la tira su di peso, hanno aggiunto un tocco di suspance alla vicenda. Hillary ha cancellato dalla sua agenda il viaggio in programma oggi e domani nella costa occidentale degli Stati Uniti. Una tappa importante perché doveva volare in California per dedicarsi alla raccolta fondi per la sua campagna elettorale. Inoltre doveva partecipare al talk-show televisivo condotto da Ellen DeGeneres.

La polmonite di per sé non è certo una malattia che negli Stati Uniti può essere davvero considerata pericolosa per una persona in normali condizioni di salute, ma accende i riflettori su una questione sensibile perché l’ex segretario di Stato ha già avuto in passato almeno un episodio in cui è apparsa non così in forma come è necessario per chi è chiamato a guidare la prima superpotenza globale e che tra un mese compirà 69 anni (il rivale Trump ne ha 70). Quattro anni fa cadde in casa per uno svenimento, battendo la testa. Una piccola commozione celebrale che le costò un’operazione al cervello per l’asportazione di un’ematoma e la conferma a segretario di Stato – il posto passò a John Kerry – per le presidenziali che diedero il bis a Obama. Un incidente tutto sommato lieve, ma che riletto alla luce dei fatti successivi potrebbe assumere un significato diverso.
Tra l’altro, la Clinton utilizzò proprio quell’episodio per giustificare la sua ‘distrazione’ durante gli interrogatori davanti all’Fbi per la vicenda dell’uso del suo cellulare personale anche per la corrispondenza ufficiale, compresa parte di quella classificata. Una leggerezza grave che le è costata già parecchio in termini di credibilità durante la campagna elettorale mentre la scusa addotta per sfuggire a una possibile incriminazione oggi le si ritorce contro: ci si può mettere difatti nelle mani di una donna che accusa svenimenti e vuoti di memoria come lei stesso ha ammesso?

Questa campagna promette di essere la più accesa e combattuta della storia recente anche perché buona parte del mondo sta col fiato sospeso per il rischio che sia il repubblicano Donald Trump a conquistare la Casa Bianca. Finora questa sembra essere stata una delle carte migliori nella campagna di Hillary Clinton che si porta dietro oltre ai piccoli guai di salute, anche gravi incidenti politici come quello dell’attacco al consolato Usa di Bengasi in cui morirono l’ambasciatore Christopher Stephens e altre tre americani. Un episodio mai chiarito del tutto che venne però malamente gestito dalla Clinton nel tentativo di farlo passare come un attacco assolutamente imprevedibile.

Così come è sempre rimasta molto ambigua la vicenda dei colossali finanziamenti – si parla di 145 milioni di dollari – alla ‘Clinton Foundation’ ricevuti dal un’azienda canadese legata a doppio filo a Mosca in virtù di enormi affari nel settore della produzione di uranio.
Ombre, ambiguità e piccole bugie che in America pesano tantissimo e possono azzoppare qualunque esponente politico soprattutto se questi già viene visto come troppo legato all’establishment economico-affaristico.

“Spero che guarisca presto”, ha detto Donald Trump e nello stesso tempo ha fatto sapere che fornirà tutte le informazioni relative alla sua salute, precisando di essersi sottoposto ad una visita medica la settimana scorsa e che quando avrà risultati li renderà noti “nei minimi dettagli”.
La tegola caduta in testa alla Clinton è così pesante che si sta discutendo apertamente di una possibile sostituzione nella gara per la presidenza a meno di due mesi dal voto. Joe Biden, il vice designato potrebbe prenderne il posto, ma il candidato naturale eventualmente potrebbe, o dovrebbe secondo alcuni, essere Bernie Sanders, il socialista ce per poco non ha vinto le primarie. C’è poi anche l’attuale segretario di Stato, Kerry, forse il più adatto a contrastare la minaccia rappresentata da Donald Trump. Comunque sia, in una corsa che vende i due candidati abbastanza vicini nei sondaggi, l’ultimo guaio capitato alla Clinton potrebbe rivelarsi assai più dannoso del previsto.

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