sabato, 3 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Referendum e Italicum: le nostre ragioni
Pubblicato il 16-09-2016


referendum-e-italicumDibattito con Mauro Del Bue, Direttore dell’Avanti! Online; Bobo Craxi, Consiglio nazionale PSI; Edoardo Raffiotta, Docente di Diritto Costituzionale dell’Università di Bologna; Alessia Morani, Vice Capogruppo del PD alla Camera dei Deputati.

Alessia Morani
Inizialmente è stato un errore la personalizzazione fatta sul referendum.  Un errore da parte di tutti, Si scavalcano così le ragioni di chi sostiene il sì o il no. Sono sostenitrice dei sistema maggioritario. Negli ultimi 20 anni abbiamo passato il tempo a discutere quale riforma fare. Abbiamo iniziato con il governo Letta legando quel governo alle riforme. Il governo Renzi nasce anch’esso legato alle riforme.  La nostra riforma è equilibrata e porta avanti le proposte fatte dal centrosinistra negli ultimi venti anni. Comprese quelle di D’Alema. Definire il 40% come una infima maggioranza mi pare improprio. Nessuno mi può convincere che 25 deputati in più possono dare una deriva autoritaria. Cambia invece il modo in cui i cittadini possono incidere nel processo legislativo.

Bobo Craxi
I promotori cominciano a capire i rischi. E i sostenitori della riforma iniziano a parlare di rischio alla stabilità e dell’equilibrio politico. Qualche anno fa i socialisti si fecero promotori di  una iniziativa per dare vita a una Assembla Costituente con l’idea di separare il destino del governo da quello delle delle  riforme. Siamo in un quadro dispotico: la legge elettorale ne è un esempio. Oggi la cosa migliore è capire come ridurre il danno che è stato fatto. Cambiare la Costituzione con una maggioranza semplice apre un caso. Ogni governo in futuro sarà legittimato a fare la stessa cosa e cambiare a suo piacimento. Bisognava evitare di promuovere una riforma costituzionale che non fosse condivisa. La via di uscita è quella di promuovere nuovamente la Assemblea Costituente. E una nuova legge elettorale. Non capisco come sia stato possibile il varo di questa legge. Rischio democratico? Basta guardare ad esempi successi vicino a noi. In Ungheria per esempio. Con una robusta e sapiente rivisitazione possiamo limitare il danno ed evitare che il centro sinistra venga travolto. Renzi si è intestato questa riforma. E il referendum sarà su Renzi tant’è che si scomodano le cancellerie estere. Penso che sul piano politico abbiamo aperto una breccia verso una possibile vocazione autoritaria. Nessuno ha detto che arriva Erdogan. Ma viene fatta una legge che consente a una risicata maggioranza di diventare maggioranza assoluta a cui poi nessuno può impedire di cambiare altro, anche la prima parte della costituzione. Tanto è vero che con l’Ulivo si cercò di mettere in cassaforte la prima parte. Insomma oggi il rischio non c’è. Ma domani sì

Edoardo Raffiotta
Sono tra chi ha sottoscritto appello per il Sì. Sono tra chi non ha paura di una deriva antidemocratica. La riforma ha avuto un voto ampio. Quindi non è la riforma del Pd, ma del Parlamento italiano. La nostra Costituzione prevede al 138 un procedimento di revisione. Questo procedimento è stato rispettato nel momento in cui si prevede il referendum è previsto il voto popolare. Cosa prevista anche nel nuovo testo. La nostra carta è divisa in due parti. La prima parte è quella dei diritti fondamentali. La parte sui diritti non viene toccata, e non cambia neanche la forma dello Stato che rimare parlamentare. Nessuno dei poteri dello Stato viene modificato e toccato, Insomma nessun timore di deriva autoritaria. Oggi non c’è il problema. Domani neanche perche la Corte costituzionale ha il potere di bloccare le derive autoritarie.

Mauro Del Bue
L’Assemblea  costituente da noi proposta ha avuto solo tre voti. Il tema è: meglio questa riforma o la situazione attuale? In questa festa dell’Avanti abbiamo parlato moltissimo di riforma costituzionale e di legge elettorale. È anche una rivincita di Bettino Craxi, che parlava della necessità di una grande riforma, mentre altri dicevano che ben altri erano i problemi e nel Pci lo accusarono, rispolverando un gergo marxista, di occuparsi di questioni sovrastrutturali. Anche ne Psi vi è una parte schierata per il no. Qui da noi, nel nostro partito, in questa festa, vi l’unico confronto tra il Si e il No. Oggi con questa riforma si supera il bicameralismo paritario. L’articolo 70, così fumoso dal punto di vista formale, afferma che Camera e Senato hanno gli stessi poteri solo in poche materie ben definite. Su tutto il resto legifera la sola Camera. Poi la riforma del titolo V con alcune materie che vengono riportate allo Stato superando così una lunga stagione di conflitti tra Stato e regioni. Ritengo positiva anche la modifica dell’istituto referendario. Altra cosa è la legge elettorale. Se il fronte del no avesse una propria alternativa allora la prenderei in considerazione. Ma il fronte del no è variegato e non esiste quindi una alternativa. Ma se vincesse il no potrebbe avvenire una cosa anche peggiore. Si potrebbe andare al voto: e alla Camera si voterebbe con l’Italicum e al Senato con il Consultellum. Insomma sono a favore del sì alle riforme ma sono critico sull’Italicum. Non tutti i Parlamentari socialisti lo hanno votato. Ieri Guerini si è detto disponibile e delle modifiche purché non si tocchi principio di rappresentanza e quello della governabilità e lo spostamento del premio dalla lista alla coalizione non inficia questi due elementi. Mi sembra un passo avanti.

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento