domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Renzi: più soldi ai pensionati e sblocco contratti Pa
Pubblicato il 07-09-2016



renzi-due-piu-duePiù soldi per tutti a cominciare dai pensionati, ma anche agli autonomi e ai dipendenti pubblici. A poco più di un mese dal varo della nuova finanziaria e a tre dal referendum, Renzi annuncia dal salotto di ‘Porta a Porta’ i le novità positive della prossima manovra. Quanto alle risorse, arriveranno anche da deficit di bilancio che si fermerà “al 2,3-2,4%”, ma Bruxelles potrebbe concedere un altro mezzo punto di ‘flessibilità’. Una manovra sul filo del rasoio perché il debito potrebbe sfuggire di mano. Ma di questo se ne occuperanno i Governi che verranno.


È arrivato dalla terza Camera, quella di Bruno Vespa, un annuncio che farà certamente piacere a una nutrita schiera di pensionati.

Dall poltrona bianca dello studio di ‘Porta a Porta’, il presidente del consiglio Matteo Renzi ha infatti annunciato l’intenzione di dare un po’ di soldi alle categorie meno fortunate della popolazione, a cominciare dai pensionati ‘al minimo’. La strada scelta sarebbe quella  – il condizionale è d’obbligo perché queste misure dovranno essere inserite nella prossima legge di bilancio – sotto la forma di una “sorta di quattordicesima” come quella che percepisce “a partire dal governo Prodi chi prende meno di 750 euro al mese”.
Non si tratta dei fatidici 80 euro del bonus che venne inaugurato prima delle elezioni europee di due anni fa, ma “di circa 50 euro al mese. Noi ragioniamo – ha specificato Renzi – su una ipotesi di questo genere”.

Una bella porzione dell’elettorato che sarà chiamato a esprimersi nel referendum costituzionale che si terrà, parole di Renzi, in una data compresa tra il 15 novembre e il 5 dicembre, circa 8 milioni di pensionati. C’è da dubitare però che davvero i soldi arriveranno a tutti perché si porrebbe un gigantesco problema di equità visto che in questa sterminata platea ci sono persone che non hanno mai pagato una lira di contributi e di tasse, spesso non perché non potevano, ma perché evadevano il fisco. Probabile dunque che per godere dell’aumento, il pensionato sia chiamato a presentare l’Isee, evitando così di dare soldi anche a chi davvero non ne ha bisogno e per di più a debito delle generazioni future.

Sempre in tema di misure che riguardano il settore dei pensionati, in questo caso quelli che devono ritirarsi dal lavoro, c’è quella battezzata col nome di ‘Ape’, ovvero il provvedimento che dovrebbe dare la possibilità di lasciare uscire in anticipo “rinunciando a pochino”, con un intervento che costi “un’inezia” e consenta di uscire fino a 3 anni prima dal mondo del lavoro. Parole come ‘pochino’ e ‘inezia’ vanno ovviamente tradotte in cifre che potrebbero non incontrare il favore degli ipotetici beneficiari.

Il ‘pacchetto sociale’ del Governo si dovrebbe completare, come ha confermato il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, con uno stanziamento aggiuntivo per il piano povertà, per il quale si punta ad aumentare le risorse fino a 1,5 miliardi dal miliardo già previsto per l’anno prossimo nell’ultima legge di Stabilità.

Per ora è un programma di buone intenzioni perché su tutto pesa come un macigno la tenuta dei conti con un debito pubblico monstre che continua a crescere – soprattutto se il Governo avrà da Bruxelles l’autorizzazione a utilizzare ancora lo strumento della flessibilità aumentando il deficit di bilancio – mentre l’economia, come testimoniano i dati diffusi questa settimana dall’Istat, si è fermata un’altra volta e le speranze di una ripartenza sono al lumicino anche perché è un po’ tutto il mondo in frenata e l’Italia quanto a crescita, è in fondo al convoglio europeo.

È lo stesso Renzi che seppure indirettamente ha confermato le difficoltà di bilancio spiegando che si mantiene l’impegno a non sforare il ‘fatidico’ 3% (dovremmo essere secondo gli impegni sottoscritti in Europa ben sotto l’1%) nonostante la crescita sotto le aspettative. “La Spagna – ha detto per anticipare le obiezioni di chi raffronta la debolezza della non crescita italiana con quella di altri Paesi – cresce del 3%. Ma ha un deficit del 5%” che vale “50 miliardi, li dessero a me da dare ai cittadini o da ridurre le tasse, anche io avrei una crescita del 3%. Ma il problema è che quelli prima di noi hanno mangiato al ristorante e hanno lasciato da pagare. Per questo abbiamo il debito. E io non lo lascio da pagare a figli e nipoti”.
Insomma il nodo vero, come ci ripetono in Europa, è il debito pubblico, il secondo in percentuale del Pil dopo quello della Grecia e il terzo al mondo col Giappone in testa: oltre il 133% del Pil, ovvero 2.343 miliardi.
Renzi scarica la colpa tutta sui governi passati, ma è un comodo paravento per nascondere i disastri economici della Seconda Repubblica, soprattutto quelli targati Berlusconi (e anche questo Governo non è riuscito a tagliare le spese). Anche se è vero che il debito pubblico è stato accumulato negli anni dal ’46 a oggi, con un’impennata negli anni ’80, il problema è divenuto serio con la crisi finanziaria ed economica del 2008. Da allora l’economia italiana non si è più ripresa ed è l’unico Paese del G7 che non è ancora riuscito a tornare ai livelli ante-crisi, ma ha recuperato appena la metà di quanto perso. E c’è un problema nel problema perché siccome oltre il 60% dei titoli di Stato sono nelle tasche degli italiani, e in particolare nella pancia delle banche, nel momento in cui dovesse sorgere una questione di solvibilità, automaticamente entrerebbe in crisi il sistema bancario. Un orizzonte cupo che sembra avvicinarsi dal momento in cui, facendo nuovi debiti aggiuntivi, leggi ‘flessibilità’, e grazie al bazooka di Draghi che continua a rastrellare titoli di Stato per calmierare i prezzi, l’anno prossima Bankitalia avrà in cassaforte l’equivalente di 5 anni di Pil in Bot e CCT.

Renzi insomma sa che stiamo correndo sul filo del rasoio perché una politica keynesiana di espansione della spesa pubblica, fondata su un maggior deficit, avvicina l’Italia al crack e non è detto neppure che funzioni.

Ecco dunque che dopo i pessimi risultati del 2016 (crescita allo 0,7% con inflazione a ‘0’ anziché all’1,2% con inflazione all’1%) bisognerà convincere Bruxelles a concederci un altro mezzo punto di deficit oltre il 2,2-2,4% già concordato, nella speranza di spingere la crescita. Insomma di portarlo al 3%, rinviando ai Governi che verranno il problema di ridurlo di uno 0,5% all’anno come sottoscritto.

Dal salotto di Bruno Vespa ancora poi promesse di sostegno anche a chi lavora a partita Iva. Accanto all’Iri (la detassazione delle risorse lasciati in azienda), già annunciata nei giorni scorsi, arriverà anche uno sconto sui contributi versati dagli autonomi non iscritti agli ordini, una platea. Per questi lavoratori iscritti alla gestione separata Inps, secondo i calcoli del Governo, arriverà un risparmio di “circa mille euro l’anno”, più o meno gli 80 euro che percepiscono col famoso ‘bonus’ i lavoratori dipendenti sotto i 1.200 euro di stipendio.
Anche per i dipendenti pubblici il Governo pare intenzionato finalmente a fare qualcosa dopo sette anni di blocco contrattuale con un adeguamento che potrebbe valere fino a circa due miliardi a regime che però sarebbe legato “anche a incentivi di merito, come per i dirigenti”.
Renzi poi ha approfittato del salotto di Bruno Vespa anche per annunciare che sarà rinnovato il bonus (di 500 euro quest’anno) per la formazione dei ‘prof’.

Sogni in rosa per chi si è addormentato con la sigla di ‘Porta a Porta’. Domani è un altro giorno.

Armando Marchio

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