sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Ricetta contro i vent’anni persi
Pubblicato il 14-09-2016


L’Italia da vent’anni è in testa a quasi tutti i primati negativi delle democrazie occidentali: è agli ultimi posti nella crescita economica, nell’occupazione (in particolare quella giovanile), nell’innovazione tecnologica, nelle espansioni delle grandi imprese multinazionali. È tra le prime in classifica, ma sempre per record negativi, in tanti altri campi: la decrescita demografica, la lentezza della giustizia, la corruzione pubblica, l’invadenza della burocrazia, il peso delle tasse, le disuguaglianze sociali.

In tanti sono alla ricerca del virus colpevole e della medicina per tornare in salute. Fadi Hassan, 35 anni, economista italiano nato da genitori siriani, ha indicato la strada per chiudere il capitolo del “nostro ventennio perduto”.  Per il professore di Macroeconomia al Trinity College di Dublino e ricercatore alla London School of Economics la globalizzazione dell’economia e la rivoluzione delle nuove tecnologie hanno fatto a pezzi il modello italiano delle piccole e medie imprese a conduzione famigliare. Così “è precipitata” la produttività. Al ‘Corriere della Sera’ ha fatto le cifre dell’impoverimento del Belpaese: «Sono vent’anni che l’Italia cresce meno del resto dell’Europa. A metà degli anni ’90 il Pil pro capite dell’Italia, cioè la ricchezza prodotta divisa per gli abitanti, era superiore del 3% alla media della zona euro. Adesso è inferiore del 13%».

Va controcorrente: la responsabilità della regressione non è tanto della classe politica della Seconda Repubblica (“rischia di essere un alibi”), ma degli imprenditori italiani perché “manca” la voglia di “fare” e di “rischiare”. Dà la ricetta per recuperare il tempo perduto ed evitare il peggio: investire per modernizzare il sistema produttivo e le infrastrutture. Si rivolge alle aziende: «Gli imprenditori sono il motore dell’economia, dovrebbero investire nella loro impresa piuttosto che sui mercati finanziari, lasciare l’azienda non per forza ai figli, ma anche a manager esterni».

Ma si rivolge anche a Matteo Renzi: il governo deve lanciare «un piano vero d’investimenti pubblici su infrastrutture, scuole, sulla messa in sicurezza delle case, sull’energia verde». E il deficit pubblico? L’enorme debito pubblico sul quale Bruxelles richiama costantemente l’esecutivo italiano?  Invita il presidente del Consiglio ad avere coraggio, a dimostrare la propria leadership: «Su questo punto arrivi allo strappo con l’Unione Europea. Ne vale la pena, più che sugli 80 euro» (concessi ai lavoratori con i salari più bassi n.d.r.).

L’analisi del presidente del Consiglio e segretario del Pd solo in parte coincide con quella del professor Hassan. Da tempo ha puntato il dito contro l’”immobilismo politico” della Seconda Repubblica, responsabile del degrado della società, dell’economia e del sistema istituzionale italiano.  Giusto un anno fa ha detto al Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini: «In questi 20 anni l’Italia ha trasformato la Seconda Repubblica in una rissa permanente ideologica sul berlusconismo, ha smarrito il bene comune. E mentre il mondo correva, è rimasta ferma in discussioni sterili interne». Più precisamente: «Il berlusconismo e per certi versi anche l’antiberlusconismo hanno messo il tasto ‘pausa’ al dibattito italiano e abbiamo perso occasioni clamorose».  Così «ora il nostro compito è di rimetterci a correre. È come se le riforme siano un corso accelerato per rimettere l’Italia in pari».

Il presidente del Consiglio e segretario del Pd ha giocato e gioca la carta delle “riforme strutturali” per risalire la china. In due anni e mezzo di governo ha approvato molte “riforme radicali” per rendere competitivo e modernizzare il Paese: mercato del lavoro, scuola, pubblica amministrazione, fisco, unioni civili, revisione della Costituzione, legge elettorale per le politiche. Ha annunciato anche un piano d’investimenti per ricostruire i paesi del centro Italia devastati dal terremoto del 24 agosto e per mettere in sicurezza il territorio nazionale. Tuttavia si vedono pochi risultati e il presidente del Consiglio è fortemente contestato sia dalle opposizioni e sia dalle minoranze interne del Pd.

La partita di Renzi è doppia: in Italia e in Europa. A Bruxelles la battaglia contro i rigoristi finanziari della Ue di matrice tedesca è in pieno svolgimento. Il “rottamatore” di Firenze si è incontrato con il presidente francese Hollande e con il premier greco Tsipras proprio con l’obiettivo di mettere da parte l’austerità e far ripartire gli investimenti pubblici, in modo da sostenere la debole ripresa economica. C’è da disinnescare la mina della disoccupazione, delle paure del ceto medio per il futuro, cavalcate da tante forze populiste in Europa.

Senza un grande piano d’investimenti pubblici in Europa, le tensioni, moltiplicate dalle centinaia di migliaia di immigrati provenienti dal Medio Oriente e dall’Africa, potrebbero salire ancora fino a provocare la fine dell’euro e dell’Unione europea. Tuttavia ancora non si vede niente, non c’è sta una forte iniziativa unitaria nemmeno dopo l’addio della Gran Bretagna alla Ue, il segno che tutto potrebbe facilmente franare. Intanto l’Italia continua ad essere il fanalino di coda nelle classifiche internazionali.

Rodolfo Ruocco

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Commenti all'articolo
  1. Renzi la sua leadership l’ha già ampiamente dimostrata: liquidò bruscamente Letta perché bisognava “uscire dal pantano”, dove invece ci ritroviamo dopo due anni e mezzo di renzismo, cieco e senza politica economica.

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