domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Riforma previdenza,
Ape a costo zero
e nodo precoci
Pubblicato il 29-09-2016


Riforma previdenza
APE A COSTO ZERO E NODO PRECOCI
Il rimborso dell’Ape attivata per i casi di crisi o ristrutturazioni aziendali sarà a carico dei datori di lavoro. Ma le forme e la portata di questo finanziamento-ponte sarà definito in sede di accordi sindacali e non per legge. È questo il nuovo punto fermo maturato nei confronti tecnici degli ultimi giorni, confronti destinati a proseguire ulteriormente fino al momento in cui  verranno tirate le fila del lavoro fatto sul capitolo previdenza che entrerà nella prossima legge di Bilancio.

Molto probabilmente per rimborsare l’Ape in versione aziendale si utilizzerà lo 0,30% finora pagato dalle imprese per l’indennità di mobilità e che vale in complesso 600 milioni l’anno (questo ammortizzatore dal 2017 non ci sarà più). I tecnici del Governo hanno elaborato diverse ipotesi che sono ancora oggetto di valutazioni: si pensa all’utilizzo di una parte delle risorse (si ipotizza di un terzo) per aumentare l’occupabilità di questi ex lavoratori, magari estendendo i piani formativi anche ai cassintegrati.

“Tra le ipotesi è allo studio l’utilizzo di una parte delle risorse per creare un fondo a cui le aziende potrebbero attingere per pagare l’anticipo pensionistico in casi specifici”. Ma si parla anche dell’utilizzo di una quota (un altro terzo) per costituire un fondo al quale le aziende potrebbero attingere per corrispondere appunto l’anticipo pensionistico in caso di un suo utilizzo per avviare alla pensione i lavoratori in esubero che rientrino negli stessi requisiti anagrafici e contributivi previsti per l’Ape volontaria o sociale (almeno 20 anni di versamenti e 63 anni di età dal 2017). Sempre in questa ipotesi uno 0,10% (circa 200 milioni) verrebbe infine lasciato alle imprese come forma di riduzione del cuneo fiscale contributivo. Ma si parla anche di un’ulteriore alternativa: l’azienda anziché finanziare direttamente il rimborso potrebbe girare la sua quota sul capitale che il lavoratore ha cumulato nel suo fondo pensione complementare, rafforzando in questo modo lo “zainetto finanziario” cui lo stesso lavoratore può far ricorso per coprire l’anticipo con la rendita integrativa anticipata temporanea (Rita) beneficiando di una fiscalità di vantaggio.

Previdenza
BONUS PUÒ ANDARE A 4 PENSIONATI SU 10
Quattro pensionati su dieci non superano i 1.000 euro di assegno mensile. E’ composta da 6,5 milioni la platea di soggetti, pari al 40,3% dei percettori di un reddito previdenziale, potenzialmente interessati dalle misure che il governo metterà in campo, con la legge di bilancio 2017, per aiutare i redditi più bassi. Secondo i dati contenuti nelle tabelle dell’Istat relativi al 2014, elaborati dall’Adnkronos, le donne che hanno un reddito mensile al di sotto dei 1.000 euro sono 4,2 milioni, che si vanno a sommare a 2,3 milioni di uomini. Ad essere interessati dagli aumenti che scatteranno dal prossimo anno potrebbero essere, quindi, soprattutto gli assegni ‘rosa’.

Tornando ai dati generali, si ferma sotto la soglia dei 250 euro mensili il 9,9% dei potenziali interessati alle misure di incremento. Un altro 21,1% rientra nella fascia tra i 250 e 500 euro; mentre la parte più consistente (il 40,9%) fa parte della classe d’importo tra 500 e 750 euro. Nell’ultima fascia, tra 750 e 1.000 euro, si posizione il restante 28% della platea. Passando alla distribuzione per area geografica, ben il 38,6% dei potenziali interessati dagli incrementi delle pensioni si trova al nord, mentre un’altra grossa fetta vive al sud (25,2%). Al centro si trova invece il 17,8% di coloro che percepiscono una pensione al di sotto dei 1.000 euro, che si somma al 12,2% delle isole e al restante 6,2% che risulta all’estero. Incrociando i dati sulle classi d’importo con quelli relativi alla distribuzione territoriali, si scopre che le pensioni al di sotto dei 250 euro vanno soprattutto all’estero (45,8%). Gli assegni della fascia successiva, fino a 500 euro, vanno per la maggior parte al nord (32,2%) e al sud (29,8%). Il 42,1% delle pensioni fino a 750 euro va al nord, dove va anche la maggior parte degli assegni fino a 1.000 euro (43,3%).

Enpacl
RISORSE PER CONSULENTI DEL LAVORO COLPITI DAL TERREMOTO
“Sin dalle prime ore successive al terremoto abbiamo attivato un costante contatto sia con i delegati dell’Ente sia con i presidenti dei Consigli dell’Ordine delle province interessate, per monitorare la situazione e intervenire in caso di necessità. Anche la nostra struttura amministrativa è organizzata per far fronte alle richieste dei colleghi coinvolti”. Lo ha dichiarato il presidente dell’Enpacl (ente di previdenza dei consulenti del lavoro) Alessandro Visparelli.

“Come previsto da Statuto e Regolamento, l’Ente ha immediatamente messo a disposizione specifiche risorse economiche in favore dei Consulenti del Lavoro delle province di Ascoli Piceno, Perugia, Macerata e Rieti, colpite dalla recentissima calamità che ha ferito tanti Comuni del centro Italia”, ha detto Visparelli.

“Tutti gli iscritti, i pensionati iscritti, il coniuge e i familiari titolari di pensione di reversibilità e indiretta, che siano venuti o vengano a trovarsi in particolari condizioni di bisogno, possono prontamente ottenere l’erogazione di una provvidenza straordinaria nella misura massima di euro 20.000, maggiorabile in funzione del proprio nucleo familiare. Ulteriori provvedimenti saranno stabiliti dal Consiglio di Amministrazione dell’Enpacl nelle prossime settimane, in base al delinearsi degli avvenimenti”, ha concluso Visparelli.

Parti sociali a ministero
SBLOCCARE INTESA SULLA RAPPRESENTANZA
Pressing di sindacati e Confindustria per lo sblocco dell’accordo sulla rappresentanza, firmato quasi tre anni fa, era il 10 gennaio del 2014. Il Testo “rischia di non poter trovare applicazione per l’inerzia di molte direzioni territoriali del lavoro”, lamenta la Cgil in una nota. Un’inerzia che “non può più essere tollerata”, è stato scritto nella lettera inviata al ministero del Lavoro, Giuliano Poletti, e firmata da Susanna Camusso (Cgil), Annamaria Furlan (Cisl) e Carmelo Barbagallo (Uil) e Vincenzo Boccia (Confindustria).”Recentemente è partita una nuova lettera congiunta con i sindacati sulla rappresentanza, che abbiamo inviato al ministro Poletti. E’ la seconda gamba dei percorsi che stiamo realizzando”, ha detto il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia. “Prima – ha puntualizzato Boccia – abbiamo siglato l’accordo di luglio sulla piccola industria per permettere alle piccole imprese la defiscalizzazione dei premi di produzione, poi l’accordo sulle crisi aziendali che abbiamo fatto qualche settimana fa e abbiamo altri tavoli aperti, uno dei quali sulla rappresentanza. Andiamo avanti. Dove c’è condivisione e competenza si chiude, dove non c’è litigheremo lealmente”.”Dobbiamo scrivere un patto italiano per la crescita e la stabilità”, ha aggiunto il leader di Confindustria. Serve, perché “la crescita è la precondizione della stabilità”, mentre oggi “si parla molto di stabilità e meno di crescita”. “Questo paese vogliamo costruirlo insieme?”. Boccia si è rivolto sia alla politica sia ai sindacati: ha parlato alla presentazione del programma politico sull’economia di Area Popolare, mentre sul palco erano presenti anche il Governo con il ministro Carlo Calenda e i sindacati con la leader della Cisl Annamaria Furlan.Serve, ha affermato Boccia, “un progetto di medio termine con una politica economica, una sola politica economica, non venti”. Poi, “definiamo le priorità, e mettiamo l’industria al centro”.E’ “un percorso che non concluderemo in un mese, non con questa legge di Stabilità che può però essere un punto di partenza”. La politica per la crescita “non si fa solo con le scelte politiche”, bisogna anche “condividere gli strumenti”, serve “coerenza” nelle posizioni delle parti sociali, serve “corresponsabilità”.

Istat
SALGONO SOMMERSO E ILLEGALE
L’economia sommersa sommata alle attività illegali vale 206,4 miliardi. Lo certifica l’Istat, che al tema ha dedicato un apposito seminario, aggiornando i dati sul 2013, diffusi per la prima volta a dicembre scorso. Il peso dell’economia non osservata risulta pari al 12,9% del Pil, una percentuale in crescita (12,7% nel 2012 e 12,4% nel 2011).”C’è stata una tendenza all’aumento nel triennio considerato e ricordiamoci che il 2012 e il 2013 sono stati anni di forte crisi, che può avere pesato”, ha spiegato il direttore centrale della contabilità nazionale Istat, Gian Paolo Oneto.”L’Istituto – ha affermato il presidente dell’Istat Giorgio Alleva al seminario – sta procedendo ad esplorare la fattibilità di un conto satellite dell’economia illegale”. L’obiettivo sta, ha puntualizzato Alleva, nel raggiungere “una migliore conoscenza del fenomeno”, anche per mettere a punto “politiche di contrasto”. Il conto sarebbe una novità assoluta, perché, ha chiarito il direttore centrale della contabilità nazionale Gian Paolo Oneto, “oggi non esiste in letteratura né in altri paesi, se non a livello molto sperimentale. Dobbiamo però capire se si può fare”. Lo scopo sarebbe quello, continua, di “cercare di capire meglio come funziona l’economia illegale, la produzione, come si trasferisce sul consumo, la relazione tra le imprese, se ci sono investimenti”. Si tratta, ha sottolineato Oneto, “di una scommessa, di un’impresa complicata, per ora si sta ragionando sulla possibilità di arrivare a uno schema”.

Carlo Pareto

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