domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Giovanni Alvaro:
Raggi senza luce né calore
Pubblicato il 15-09-2016


Non so quanti se ne siano accorti, ma la Virginia Raggi non appena scorge un obiettivo o un teleobiettivo che la inquadra ha il riflesso condizionato di mettersi in posa, aggiustarsi i capelli sulla sinistra, salutare con la mano aperta e sfoderare un sorriso a 32 denti. E’ il classico modo, con la voglia d’apparire che spinge, quanti non hanno un reale bagaglio politico e culturale, a mettersi in evidenza. Sarà anche belloccia la Sindaca di Roma, ma in politica serve poco. In quel campo, minato e poco ospitale, serve conoscenza, preparazione, capacità e autonomia che è quanto palesemente manca alla sindaca del Movimento 5 Stelle.

Ora la nostra è in balia di un mare veramente in tempesta e non sa come mettersi in salvo. Il tempo, però, l’aiuterà ad uscire da una situazione diventata improvvisamente molto delicata senza bisogno di tirare in ballo i poteri forti, o prendersela con i giornalisti o gli avversari politici che fanno quanto faceva lei a ruoli capovolti. Rifletta invece sui suoi errori quelli che l’inesperienza le ha fatto commettere prima e durante la stessa crisi (nascondere ciò che chiedeva ad altri, snobbare il Vaticano, ignorare il mondo dello sport), e non sottovaluti le manovre interne al proprio movimento dove c’è chi approfitta della insperata crisi per togliersi qualche sassolino dalle scarpe rilanciando il vecchio adagio ‘ve lo avevo detto io che non era all’altezza’.

Si può anche uscire, dicevamo, da una situazione complicata, ma non tutto tornerà come prima con rose e i fiori. La gente non dimentica facilmente ciò che ha visto e ciò che è avvenuto che dimostrano quanto sia nudo il re, ovvero, quanto sia nuda la regina, lontana anni luce dall’essere un vero timoniere per la città che, chi l’ha scelta, avrebbe voluto che diventasse amministratrice. E’ stata, invece, solo una candidata che ha vinto le elezioni (non per merito suo ma per demerito degli altri) Anch’essa, come molti altri pentastellati, ha creduto che bastava, per colmare il proprio vuoto politico, sgolarsi a gridare ‘onestà, onestà’, ed era certa ch’era sufficiente l’apparire, più che l’essere, per gestire il potere. Ma se si finisce sotto i riflettori, per la propria imperizia, si diventa subito una stella cadente la cui luminosità si vede per poco e finisce presto. Virginia, che di certo sarà un buon avvocato, si è scoperta una Raggi senza luce, calore  e quasi spenta.

Se non ci fossero riflessi sui cittadini la cosa finiva quà, ma a subirne le conseguenze sono gli stessi romani, sia quelli che l’hanno eletta che gli altri che sono costretti a vivere in una città abbandonata a se stessa. Ma la colpa non è loro e di chi ha enfatizzato i social network che sono, purtroppo, l’agorà degli sfaccendati e delle teste vuote, e li ha usati per ‘selezionare’ (si fa per dire) una nuova classe dirigente (anche quà si fa per dire), ottenendo tre risultati. Quello di ratificare che gli organizzatori (Grillo e Casaleggio), senza alcun problema, venissero riconosciuti come i detentori del potere nel Movimento; quello, poi, di far scegliere un gruppo (salvo le eccezioni) ‘senz’arte né parte’ e, anche per questo, facilmente ‘manovrabile’; e il terzo quello di far sentire promossi a ruoli deliberativi coloro che erano chiamati a votare online.

Il tutto spacciato per vera democrazia, mentre si è assistito ad una procedura autoritaria che impone le scelte del padrone assoluto che fa e disfà come meglio gli gira per la testa, fregandosene se si usano due pesi e due misure, e arrivando anche all’espulsione dal Movimento stesso, come è avvenuto già molte volte. Siccome anche le teste vuote possono riempirsi e, tra l’altro, non tutti hanno la testa vuota, per evitare atteggiamenti autonomi ci si è inventati il contratto che prevede una multa di 150.000 euro per chi scantona.

Ma il tutto perché non esistono veri organismi dirigenti, non esiste alcuno statuto, e manca totalmente l’egemonia culturale che, normalmente, cementa il rapporto tra i capi e ‘sottoposti’. E sono costoro che dovrebbero andare al potere nazionale?

Giovanni Alvaro

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