sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Mario Mosca:
Balcani, dagli splendori
della storia alle tensioni sociali
Pubblicato il 26-09-2016


Egregio Direttore,
reduce da un altro giro nei Balcani rientro a Budapest con sentimenti contrastanti. Da un lato gli splendori della storia, delle arti, delle architetture, dall’altro le tensioni: etniche, religiose, sociali.
Sarajevo, con le rovine della guerra e la fierezza di un passato di tolleranza e coesistenza: la semplice cattedrale cattolica, la sinagoga safardita, la chiesa ortodossa, e le meravigliose moschee di quell’Islam dai toni e dagli accenti sfumati. Tre religioni in poche centinaia di metri. Ma dietro la facciata si muovono e agiscono i nuovi padroni: gli arabi. E così l’Islam bosniaco, erede della tradizione turca, così tollerante e quasi ingenua, cede il passo a un Islam più radicale, e aumentano le teste velate e i corpi femminili bardati.
Ohrid, città di San Clemente, inventore dell’alfabeto cirillico, luogo di incontro lungo la Via Egnatia, fra la cristianità orientale delle sue cento e più chiese e i colori e i sapori dell’antico bazar ottomano: città di pace e rispetto, meraviglia bizantina minacciata dalle tensioni crescenti fra albanesi e macedoni slavi. La paura, nei suoi abitanti, che Ohrid e la Macedonia diventino un nuovo Cosovo.

Skopje, qui nacque Madre Teresa, oggi Santa, albanese nata in Macedonia. A un giornalista che le chiedeva “Madre, Lei è albanese o macedone?” la Santa rispose, schivando la trappola:”sono nata a Skopje, non voglio dividere i popoli ma unirli”. Della sua casa natale, distrutta dal terremoto di mezzo secolo fa, resta solo il perimetro, non più di dieci metri quadrati, forse meno, a due passi dalla nuova Skopje del barbarico progetto 2014. Elena, la guida locale, insegnante per pochi denari al mesi, illustra gli orrori di cartapesta ai miei turisti americani con tono neutro e protocollare, poi, finito il giro, mentre prendiamo un caffè, mi parla della corruzione del governo, di come una cricca di criminali sta affamando il suo popolo, di quanti anziani sono ridotti alla miseria, dello sfacelo della Sanità pubblica. Nel farlo si guarda intorno, ha paura, le guide turistiche, mi spiega, vengono seguite per strada e anonimi informatori del partito di governo ascoltano e riferiscono.

Salonicco: terzo giorno consecutivo di sciopero del trasporto pubblico, con ovvie conseguenze sul traffico stradale. I miei americani protestano, la guida locale spiega che gli impiegati dell’azienda pubblica non ricevono lo stipendio da quattro mesi. Quattro mesi? E ancora nessuna rivoluzione? Troppo tardi, mi risponde. La gente è rassegnata, la Grecia muore e chi può emigra, chi non può si lascia vivere. Fatalismo ellenico. Graecia capta ferum victorem coepit. La madre della nostra Civiltà, per me che, napoletano, sono nato in una città fondata dagli ateniesi, la mia patria ancestrale, questa madre muore, e l’Europa resta a guardare.
Cosa conta l’anima di un popolo? Cosa conta il Mediterraneo con la sua storia millenaria e i suoi morti annegati? Vuoi mettere il fascino dei parametri di Maastricht e i profitti delle multinazionali?
Cordiali saluti

Mario Mosca
Budapest

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