sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Roberto Fronzuti
Dirsi di sinistra non vuol dire essere socialista
Pubblicato il 21-09-2016


 Sentire Carlo De Benedetti, l’Ingegnere, vantarsi di possedere la tessera numero due del Partito democratico e Diego Della Valle dirsi di sinistra, mentre magnifica le sue fabbriche di scarpe negli spettacoli di intrattenimento televisivo, mi fa molta impressione. Non sono i soli grandi imprenditori a dichiarsi genericamente di sinistra. Va di moda esprimere le proprie simpatie per Matteo Renzi nell’alta borghesia imprenditoriale. Nella maggior parte dei casi è un’espressione di facciata, per mostrarsi belli agli occhi dei propri operai, che vivono al limite della sopravvivenza. Gli imprenditori che si dicono di sinistra dovrebbero agire nelle proprie aziende da veri progressisti e attuare i principi sociali. La verità è che sono in molti che speculano sul ”made in Italy” mentre è risaputo che i materiali assemblati in Italia sono stati prodotti in Asia, dove uomini donne e bambini, lavorano giorno e notte per una manciata di riso. Questa è la realtà; negli ultimi 50anni nel mondo è aumentato come non mai il divario fra ricchi e poveri. So bene che in questo momento in cui vanno di moda i partiti digitali, riesce difficile pensare a qualcosa di diverso. Ma sta di fatto che ad ogni nuova conquista tecnologica corrisponde da un lato un maggiore arricchimento di Amazon, Google, Microsoft, Apple ed altri (compresi i cosiddetti social network), e dall’altro il calo dell’occupazione e la creazione di nuovi bisogni (il palmare, la connessione internet, il pc portatile ed altro ancora). Sono tutte cose che costano, alle quali nessuno rinuncia,e che impoveriscono le famiglie. Di fronte ad una situazione che ci vede prigionieri delle multinazionali americane che hanno accumulato una ricchezza superiore al Pil di molte nazioni europee, il ritorno al socialismo vero e solidale può dare la giusta risposta. Le nuove scoperte tecnologiche dovrebbero servire a far lavorare meno l’uomo e non a dare uno smisurato potere economico alle multinazionali; invece siamo fermi alla settimana di 40 ore introdotta da Benito Mussolini 90anni fa.

Per cambiare le cose occorre il ritorno ad una vera politica socialista, che faccia del sociale la priorità, per riprendersi le conquiste raggiunte con grandi fatiche negli anni ’60-70, che quotidianamente vengono demolite. Primo fra tutti bisognerebbe ribadire il principio del diritto ad una pensione equa che consenta di vivere decentemente; ci hanno rotto le scatole con i discorsi del retributivo e del contributivo. Lo Stato deve garantire al cittadino di poter vivere con una pensione giusta, assumendosi il costo sociale, indipendentemente dal fatto se il lavoratore abbia versato o meno, con le dovute differenze di merito. Non a caso l’Inps si chiama previdenza sociale. La sanità è diventata un bene per pochi; i cittadini rinunciano a curarsi per l’eccessivo costo sanitario. Molti si dicono riformisti, senza sapere che i principi sono quelli di Filippo Turati e che non si possono annacquare. Per essere socialista non basta dirsi genericamente di sinistra, E’ vero socialista chi nelle proprie fabbriche attua politiche sociali; chi mette in atto il motto di Giuseppe Mazzini”pane e lavoro nelle stesse mani”, che tradotto vuol dire partecipazione dei dipendenti all’azionariato. Bisogna riscoprire gli insegnamenti di Gaetano Salvemini, un grande socialista di formazione mazziniana. Occorre non disperdere il patrimonio culturale che ci hanno lasciato i socialisti Giacomo Brodolini e Gino Giugni e che i governanti attuali cercano di erodere, con il risultato del continuo impoverimento del ceto medio, che sta scomparendo. Occorre partecipare alla vita dei partiti andando a dibattere nelle sezioni e presenziando ai consigli comunali. Occorre impegnarsi in prima persona; la delega data ad altri ci ha portato alla situazione attuale.

Roberto Fronzuti

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Commenti all'articolo
  1. Bravo Roberto
    Possono cambiare i modi di applicare i principi sociali del Socialismo alle mutate conduzioni di una società globalizzata, ma i fondamentali non cambiano che sono quelli di ridurre le disuguaglianze sociali, di impegnarsi nella difesa dei ceti sociali più deboli e indifesi e nel realizzare il giusto equilibrio tra meriti e bisogni. Nella patria del liberismo come gli USA un nuovo leader, come Sanders, ha portato alla ribalta questi valori definendoli socialisti.
    In una nazione in cui il termine Socialismo veniva confuso con le teorie del Comunismo ciò rappresenta una lezione per l’Europa dove il Socialismo è nato e da dove ci si è allontanati finendo per confondersi con teorie antagoniste, per cui gli elettori ad una brutta copia dei nostri avversari preferiscono sciegliere l’originale. Sanders ha i capelli bianchi ma il suo grande successo, per la conquista della candidatura presidenziale del Partito Democratico, l’ha riscosso tra i giovani.
    Il Socialismo non ha età sia per i suoi valori che per l’età anagrafica degli uomini che ci credono e vogliono impegnarsi per realizzarli.
    Un forte abbraccio da Nicola Olanda

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