domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Se Zagrebelsky non capisce…
Pubblicato il 05-09-2016


Se l’esimio professore, sempre contrario a riforme costituzionali, ha voluto usare un paradosso ci sta. Visto che non capisce la riforma non può insegnare, dunque si dovrà dimettere. Non lo farà di certo. Ma non capisco cosa il professore non capisca. Si può dissentire dalla riforma, e alcune sue parti non piacciono neanche a me, si può, come noi abbiamo sempre fatto, contestarne l’origine che noi avremmo affidato a un’Assemblea costituente. Si può, come chi scrive va sostenendo, non condividere il modo col quale Renzi l’illustra, convinto che al populismo si debba rispondere col populismo, cioè con l’esaltazione di presunti tagli dei costi della politica.

Quello che Zagrebelsky, e lo stesso Travaglio, fingono di non capire è il nuovo articolo 70, quello che regola i rapporti tra Camera e Senato. Prima era di una sola riga, perchè le due Camere avevano identici poteri. Distinguendoli è stato necessario scrivere un articolo più lungo e articolato. Ma per nulla illeggibile, oscuro, contraddittorio. Oddio, il professore non può essersi reso conto solo in questa circostanza del modo, condito di riferimeti ad articoli e commi precedenti, col quale una legge italiana è scritta. Se riuscissimo a scrivere i testi togliendo loro un carico eccessivo di burocratese sarebbe certo meglio. Ma vediamo di sintetizzare questo articolo così intricato. La Camera e il Senato legiferano insieme solo in caso di leggi di riforma costituzionale, per i referendum, le leggi che riguardano comuni e città metropolitane, quelle che riguardano la partecipazione italiana all’Unione, per le questioni di incompatibilità dei senatori. In tutti gli altri casi legifera solo la Camera. Un terzo di senatori può però richiedere entro dieci giorni dalla sua approvazione che una legge passi anche dal Senato, che entro trenta giorni può approvare modifiche. La Camera può respingerle a maggioranza dei suoi componenti nei dieci giorni successivi.

Dove sta la difficoltà a capire? Si può non essere d’accordo con questo procedimento, giudicarlo eccessivamente dispersivo. Ma certo esso assicura che in poco più di cinquanta giorni una legge venga promulgata. Ci possono essere conflitti di competenza da dirimere? E’ possibile e difficilmente verranno risolti attraverso i regolamenti delle due istituzioni. Ma che l’articolo non dia orientamenti chiari questo non è vero. Dispiace questa continua manomissione dei testi approvati. Questa loro presunta ambiguità proporzionata alla lunghezza del testo. La democrazia è sempre complessa, necessita di norme plurime con le quali organizzarla. Più semplice normare l’identica funzione di due camere, con un articolo 70 che recitava: “La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere”. Il problema da porsi non è il numero di parole in cui si fissa una norma, ma se la norma è giusta.

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Commenti all'articolo
  1. Questo Parlamento non aveva il diritto di promulgare leggi di riforma costituzionale perché eletto con una legge anticostituzionale. Men che mai un governo ha il diritto di modificare le costituzioni solo i governi a regime dittatoriale fanno questo e un socialista che si presta a questi giochi non è socialista e nemmeno riformista E’ GOLPISTA.

  2. La Corte costituzionale ha abilitato questo parlamento a legiferare. Non è il governo che ha votato la legge, sarebbe un decreto questo sì incostituzionale, ma le due Camere, dopo mesi di discussioni e di votazioni. Calma sulle accuse. Usare un linguaggio del genere porterebbe a ritenere che Salvini, la Meloni e Casa Pound sono i nuovi resistenti.

  3. se Del Bue non capisce..
    Per l’ennesima volta ecco alcune ragioni tecniche e politiche del nostro NO (l’art 70 è solo una piccola cosa rispetto al disegno di democrazia verticistica renziano cominciato..con Craxi e proseguito con Berlusconi-Del Bue: do you know them??) .
    1) Negli ultimi 15 anni ci sono state 13 modifiche di parti della Cost. Dunque non è vero che non si fosse fatto nulla. Bisogna che la ‘manutenzione ordinaria’ sia fatta bene perché la Cost è di tutti. A maggior ragione quella ‘straordinaria’. Se ne discute da molti anni nelle Commissioni parlamentari? E’ vero, ma nel 2006 Ulivo non riteneva necessario alcun intervento massiccio (pag.9 del programma Prodi) soprattutto se privo di una larga e convinta maggioranza. Inoltre ricordiamo che anche nei progetti di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) dopo tanto discutere spesso ci si rende conto che è meglio…l’opzione zero.
    2) Il Parlamento che ha votato (con forzature e canguri) questa de-forma è quello che la C.Cost nel gennaio 2014 aveva dichiarato eletto con una legge in buona parte incostituzionale. In ogni caso è un Parlamento eticamente non adatto a modificare il 40% della Cost. Nel marzo 2014 bastava lasciare lavorare il governo E. Letta ma Renzi (Enrico stai sereno..) aveva fretta..di fare il figo e il nuovista (non innovatore).
    3)Il bicameralismo paritario causa ritardi? Intanto il parlamento bicamerale è sempre stato molto produttivo (anche questo..e la media dei tempi per una nuova legge è di 110 gg tra le due camere) e poi in Italia abbiamo bisogno di delegificare/semplificare ed eventualmente di fare poche buone leggi. C’erano alternative valide. Invece di avere 730 parlamentari (630 dep +100 senatori indiretti) la proposta del PD V. Chiti DIMEZZAVA i 1000 e mantenendo il senato elettivo su base regionale, ne differenziava i compiti talchè la fiducia e il bilancio sarebbero stati votati solo dalla Camera. Questa proposta è stata rilanciata recentemente dal prof.Pasquino e dal prof.Pertici. E in parte ricalca la proposta della N.Jotti di 30 anni fa, così come varie altre proposte emerse nelle precedenti Commissioni di riforma costituzionale miranti alla differenziazione operativa tra le due camere (sempre elettive) e rendere più omogenei i rispettivi regolamenti. Quella proposta viene ora rilanciata da D’Alema che propone tre punti centrali di cambiamento 0misurato’.
    4) Aumenta il coinvolgimento popolare? Balle. D’ora in poi –art.71- le leggi di iniziativa popolare richiederebbero 150 mila firma (sinora erano 50 mila) e per quanto riguarda i futuri referendum di indirizzo –art.70- dovremmo attendere le leggi attuative (così come sono da definirsi le modalità tecniche di elezione dei consiglieri regionali e sindaci). Campa caval..
    5) Il nuovo senato fa risparmiare? A prescindere dalla pochezza populistica dell’approccio, nella scorsa legislatura il bilancio del Senato di 315 membri era stato di 600 milioni di cui solo 50 di indennità ai senatori. Il resto sono costi fissi che non scompaiono in due ore..E inoltre i ‘regionali’ non andranno a Roma in bicicletta..O no? (per la cronaca col boicottaggio del referendum sulle ‘trivelle’ Renzi ha volutamente sperperato 50 milioni nostri, cioè la % di 360 milioni totali riferita ai 1200 Comuni dove si è votato a giugno). E a proposito, quanto costa oggi Palazzo Chigi pieno di consulenti renziani?
    6) Il nuovo Senato – ancorchè depotenziato e subalterno alla Camera- mantiene prerogative importanti (su UE, Stato-regioni ecc): a prescindere dalla effettiva competenza dei 74 regionali + 21 sindaci (ma dove troveranno il tempo?) questi a chi risponderanno? Logicamente alle giunte regionali che li hanno eletti.. Inoltre la moltiplicazione delle modalità dei procedimenti legislativi (art.70) fa intravedere sicuri contrasti sulle competenze tra Stato e regioni ordinarie : es. nel governo dei territori e nella promozione del made in Italy. Insomma il senaticchio dopolavoristico renziano non funzionerà. Alternative? Il Bundesrat tedesco o un vero monocameralismo (ma allora con altro sistema elettorale).
    7) Il nuovo testo è erede dell’Ulivo? Balle. Nel programma del 1996 si parlava di un senato di ‘ispirazione federale’ (Camera delle regioni) ma il sistema elettivo non era specificato. Idem nel programma di Ulivo 2006 , dove si chiedeva un bicameralismo differenziato e un senato di 150 membri regionali ma si dava per scontata l’elezione diretta e ovviamente su un solo collegio regionale.
    8) Dulcis in fundo, la fragilità dei governi dipende solo dalla debolezza politica, non dalla Costituzione (potrebbe perpetuarsi anche con una sola Camera…ed in più ora nei vari paesi emergono scenari tri o quadri polari..) Sarebbe invece stato più utile inserire l’istituto della sfiducia costruttiva (già proposta in passato).
    9) Tralascio il commento su Italicum (una bruttura ora disconosciuta da quasi tutti) e sul PdR ( al settimo scrutinio basteranno i 3/5 dei PRESENTI in aula..)
    P.S. A noi che avevamo fatto porta a porta il referendum 1974 in difesa del diritto al divorzio J.Messina ci fa un baffo.. http://www.iovotono.it
    Se vince il NO non succede nulla di clamoroso, né i ‘mercati’ se ne interesseranno. Solo si ridà dignità al prossimo Parlamento che vari una riforma mirata e condivisa. Se invece vince il Si ci saranno problemi perché la Renzi-Boschi-Verdini ( una ‘puttanata’ come dice Cacciari) è comunque un gran pasticcio.
    P.P.S. Renzi in primavera diceva: Se perdo il referendum istituzionale considero fallita la mia esperienza in politica”. Magari..

  4. Premessa la totale condivisione con Carlo51, caro Del Bue ti ricordo che la Costituzione deve essere compresa anche dal più illetterato dei cittadini. E l’articolo 70 , quello che tu difendi a spada tratta, è scritto alla stregua delle peggiori leggi finanziarie, cioè in modo incomprensibile Ma come fai a difenderlo! Comunque noi socialisti, NON D’APPARATO, votiamo NO.

  5. Concordo con Carlo51.
    L’articolo 70 che tu difendi caro Del Bue è scritto alla stregua della peggiore delle leggi finanziarie. E’ di difficile comprensione e come tu sai, forse, le costituzioni DEBBONO essere comprese anche dal più sprovveduto dei cittadini.
    Noi socialisti che viviamo nella realtà votiamo NO.

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