venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Tornare con il Socialismo
nei problemi sociali
Pubblicato il 26-09-2016


L’esigenza di unità espressa da tutte le frange, che si erano formate, dopo tangentopoli, con l’esplosione del vecchio Partito Socialista, ricco si di tradizioni e di eventi, ma ormai povero di voglia, ai vertici, di un suo adeguamento alle giuste tematiche di cambiamento, in una società postindustriale e tecnologica, sullo scenario più esteso della globalizzazione dei mercati, è oggi più attuale che mai, ma richiede forme nuove di intervento, per la realizzazione dei problemi sociali, che sussistono in una più ampia dimensione. Ricadere nelle solite forme espressive e di comunicazione con i gruppi sociali, oggi sarebbe anacronistico e perdente : la gente, occupata e disoccupata, non accetta più la distinzione strutturale, imposta dalla politica del lavoro, avendo tutti gli stessi bisogni e la medesima dignità. L’elettorato non sente più l’esigenza di una democrazia, espressa dalla quantità dei consensi, bensì dalla qualità dei programmi e dalla vicinanza di questi ad un loro possibile controllo diretto. Per questo non si ha più tanta fiducia nei partiti storici, strutturati alla vecchia maniera, ma si tende a forme di Democrazia Diretta, attraverso la quale ogni cittadino possa esternare i suoi bisogni, ma anche le sue passioni, che nella vecchia politica sono, quasi del tutto, venute meno. Un simile cambiamento deve, purtroppo, fare ancora i conti con una burocrazia politica, che non vuole lasciare il posto alla modernità storica, e con l’anticaglia della lobbystica, che vive nelle muffe dei privilegi, avvalendosi del controllo sull’economia e sulla finanza, attraverso le banche e i mercati finanziari, che si reggono fondamentalmente sulla speculazione, creando povertà e disoccupazione. Le stesse guerre, che sono diverse decine, anche se ce ne fanno vedere soltanto alcune, non sono altro che conflitti il cui fine è quello di tenere vivi e freschi i mercati monopolistici delle grandi potenze politiche, dietro le quali si annidano le organizzazioni segrete o parasegrete, nazionali ed internazionali, dei grandi gruppi monopolistici dell’economia e della finanza (vedi la svalutazione del dollaro, mediante la quale l’America tende a proteggere il suo mercato interno e ad aggredire pesantemente ogni iniziativa espansionistica del mercato internazionale, specialmente della Cina). Sono questi che inoltre, invece di stimolare la media e piccola produzione e la microeconomia, speculano pesantemente sui risparmi dei cittadini ed inibiscono volutamente le esigenze di espansione delle imprese minori, che non sarebbero da loro facilmente controllabili nel processo di crescita e di formazione di una economia prettamente democratica e partecipativa, anche negli utili, e non consentirebbero a loro di procedere sulla strada delle grosse speculazioni e sull’arricchimento smoderato e disumano attraverso i conflitti e le guerre. Se vogliamo perciò fare qualcosa di utile per chi ha voglia di lavorare e per quegli imprenditori che hanno aspirazioni di crescita e, in forma moderna, e tendono a sostenere una finanza al servizio della ricerca e delle iniziative strettamente legate allo sviluppo del territorio ed al recupero lineare delle risorse, senza cadere nelle trappole pseudodemocratiche di un liberalismo che tende a mantenere vivi i rapporti tra la storia e i gruppi di potere, dobbiamo sforzarci a cambiare seriamente le cose, calandoci direttamente nei problemi della società di oggi. L’esigenza di tornare nel sociale è forte, ma non serve più un partito da centralismo democratico; servono

invece movimenti di base e riforme reali : per esempio un impegno a garantire ai giovani un lavoro dignitoso, legato al recupero delle differenti risorse territoriali e rilanciando seriamente, con investimenti adeguati, una politica di ricerca scientifica e tecnologica da investire nei paesi di tutto il bacino del Mediterraneo. Una politica che sappia garantire a tutti i cittadini, al di là da ogni schieramento partitico, uno stato di sicurezza sociale, costruita non sulla repressione, ma sulla prevenzione : non farsi trascinare da romantiche teorie xenofobe, utili ai totalitarismi, aprire invece il dialogo con tutti i popoli che si ispirino alla democrazia dei valori. Il problema attuale del controllo sull’immigrazione selvaggia è un’esigenza per tutti, in quanto una immigrazione non controllata è già, di per sé, un atto violento, anche se giustificato dalla disperazione esistenziale, ma non è in linea, storica ed etica, con l’idea di Stato. E’ compito dell’Europa e del suo governo regolamentare i flussi etnici; è poi compito degli Stati membri fare rispettare le normative europee. Evitare la prostituzione per le strade delle città e dei paesi, dove si forma l’esperienza dei giovani, è un fatto essenziale ai fini di una nuova e moderna pedagogia. Sappiamo tutti che l’erotismo è una molla essenziale nella formazione dell’io, per il superamento delle inibizioni e delle frustrazioni, ma l’approccio erotico non deve essere cercato sulle strade, nella totale mancanza di precauzioni igienico-sanitarie, sotto l’occhio vigile degli sfruttatori e della criminalità (talvolta con la complicità delle istituzioni). Devono perciò essere ripristinate le case di appuntamento, controllate, sotto il profilo sanitario e fiscale, dalle istituzioni statuali : non dobbiamo dare credito a falsi perbenismi o ipocrite considerazioni farisee. Garantire i più deboli è poi la base di ogni governo ideale, da cui non si deve prescindere se si vuole raggiungere uno stato di civile convivenza. Infine un’attenzione particolare all’educazione e alla scuola, investendo nella cultura e combattendo l’ignoranza, dove si annida la violenza. Il Partito Socialista, o meglio il Movimento Socialista, deve essere composto da quattro Movimenti Territoriali, Nord, Centro, Sud e Isole, coordinati in una Segreteria Generale, che tenga conto dei programmi territoriali, unificandoli per il progetto complessivo nazionale. E’ ovvio che, per poter raggiungere un siffatto livello di maturità storica e politica, serve una seria riforma elettorale, che privi i vecchi gruppi di potere degli strumenti di controllo e di manipolazione delle democrazie e consenta a tutto il corpo elettorale un maggiore controllo sulla scelta dei suoi rappresentanti, garantendogli un contatto diretto e privo di formalismi. Certamente la forma più attuale di legge elettorale, nel nostro Paese, è quella che consenta di misurarsi sui programmi, nei quali l’elettorato possa ritrovare le proposte di governo più consone e più vicine alle sue aspettative e gli garantisca, poi, la scelta dei candidati che dovranno rappresentarlo al governo e al parlamento. Serve perciò una forma elettorale che si esprima nel doppio turno : col primo si misurano tutte le organizzazioni politiche, sul territorio nazionale, per garantirsi, sui programmi, una percentuale dell’elettorato che deve raggiungere almeno il 4% dei votanti; col secondo si presentano le liste dei candidati, proposte alle organizzazioni politiche dalle molteplici realtà sociali territoriali, che vengono scelti col metodo proporzionale. I candidati che, in tutti i collegi nazionali, avranno raggiunto il maggior numero di preferenze, saranno scelti ed attribuiti in rapporto diretto alla

percentuale (oltre il 4%, percentuale minima necessaria per poter entrare al governo) che ogni organizzazione politica avrà ottenuto su tutto il territorio elettorale. Soltanto se si riuscirà a ragionare in termini concreti, fuori dall’insipido e spesso incomprensibile linguaggio politichese, che normalmente i nostri politici usano, avallati dai loro subalterni e prezzolati mezzi di comunicazione, sarà possibile un cambiamento della cultura e della politica, che aiuti i cittadini a non sentirsi soli e abbandonati, inseriti in un circuito di visione negativa della loro esistenza. Una politica senza un supporto teorico che riproponga la prassi, con le molteplici necessità della vita quotidiana, sulla base dei valori e dei fini, è destinata a fallire. I giovani si sono allontanati dalla politica perché hanno constatato la falsità e l’ipocrisia di chi intende rappresentarli, ma questo non vuol dire che i giovani si siano messi da parte : cerchiamo di non perdere di vista la situazione storica; i giovani stanno ritornando, sempre più frequentemente, sulle piazze, a manifestare il loro disappunto, specialmente perché non trovano più fonti di guadagno, né tanto meno situazioni sociali che li garantiscano nel presente e nel futuro. L’unica fonte di aiuto è la famiglia (con la dilatazione infinita dell’adolescenza), che talvolta, quando non sa più venire incontro oggettivamente alle loro esigenze, diventa la famiglia “nemica”, sulla quale i giovani scaricano le loro frustrazioni e la consequenziale violenza. Abbiamo infatti visto crescere il numero dei delitti dentro la famiglia e, se non si interverrà con decisione e con riforme strutturali, che possano garantire alla vita tutti gli strati sociali, soprattutto i giovani, queste gravi e oscure vicende saranno destinate a crescere ulteriormente di numero e di brutalità. Finiamola di sprecare i soldi dei cittadini con laute distribuzioni a presunti esperti e ai carrozzoni dei partiti, investiamoli invece per creare nuova occupazione e a supportare le famiglie più disagiate. Non è l’aggravio fiscale che può risolvere il problema del futuro degli attuali disoccupati; bisogna piuttosto controllare le banche, ostacolando le speculazioni che, attraverso le finanziarie, condizionano i cervelli dei cittadini, facendogli credere che tutto si possa comprare con le rateizzazioni; questa è una violenza pura che getta i più deboli nella disperazione, anche perché, al momento giusto, l’ aggressività delle finanziarie e delle banche si fa sentire. Dobbiamo migliorare le qualità della vita garantendo a tutti un reddito minimo, ma dobbiamo, nello stesso tempo, combattere ogni forma di speculazione e di privilegio non meritato : perciò meno tasse, più autonomia agli enti locali, meno burocrazia, aiuti concreti ai giovani che si accingono a creare una nuova attività di lavoro, sostegno alle piccole e medie aziende che abbiano tutte le certe in regola per crescere e per sviluppare un loro mercato, prestiti agevolati, con mutui fissi e controllati dal governo, a tutti coloro che abbiano progetti potenzialmente capaci di creare occupazione e vengano concretamente realizzati. Non dimentichiamoci che il nostro paese può vivere con le risorse naturali, specie il mare, il turismo e l’arte : dobbiamo soltanto imparare a gestirli con professionalità. La nostra posizione geografica ci offre un ruolo di primaria importanza nell’area del Mediterraneo, per la diffusione della cultura e della tecnologia in tutti i paesi del nord Africa, consentendoci di controllare meglio i flussi migratori etnici, che oggi rappresentano per il nostro paese un motivo di inquietudine sociale, con costi consequenziali, quando invece tutto

questo potrebbe tramutarsi in occupazione e in ricchezza. Un ultimo accenno importante va rivolto alla necessità di difendere e salvaguardare l’ambiente di tutto il pianeta, perché esso è patrimonio di tutti gli uomini, di quelli attuali, ma anche dei nostri discendenti, ricordandoci che il fine ultimo per l’umanità è quello di conservare e di migliorare la specie.

Antonio Vento

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