domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Tutti insieme in Moschea contro il terrorismo
Pubblicato il 07-09-2016


moschea“Riponiamo in Papa Francesco la nostra speranza per un rinascimento senza pregiudizi né paura, che si costruisce con i mattoni della buona convivenza tra le religioni e le civiltà”. Con questa premessa Foad Aodi, medico fisiatra,”Focal Point” per l’Integrazione per l’Alleanza delle Civiltà (UNAoC), organismo ONU, e presidente delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e del Movimento Internazionale “Uniti per Unire”, ha inviato una lettera a Papa Francesco I, in cui chiede al Pontefice di sostenere l’appello “Cristiani in Moschea”: lanciato da Co-mai e Uniti per Unire per domenica e lunedì prossimi, 11 e 12 settembre. A sostenere l’appello, oltre a varie moschee italiane, ci son più di 1.000 tra Comunità e Centri culturali arabi, islamici e d’ origine straniera in Italia: tra cui le Comunità arabe italiane, le Associazioni musulmane d’Italia, il Congresso islamico europeo degli imam e predicatori in Italia, il Consiglio Supremo dell’Islam in Italia (CSI). Tra gli aderenti, un gran numero di associazioni e istituzioni del volontariato, dell’istruzione, della ricerca e della sanità: tra cui l’Università Telematica Internazionale “Uninettuno”, la Fondazione “Migrantes” (l’organismo creato dalla Conferenza Episcopale Italiana per assicurare la cura pastorale dei migranti italiani e stranieri e degli itineranti, e promuovere iniziative d’ accoglienza nei loro confronti), l’ AVIS Roma e la storica Lega Italiana dei diritti dell’uomo (LIDU), più antica organizzazione italiana impegnata nella promozione e tutela dei diritti umani, nata nel 1919 per iniziativa di Ernesto Nathan, primo sindaco laico di Roma (1907- 1913), e diretta, negli anni ’20-’30, da uomini come Pietro Nenni, Giuseppe Saragat, Claudio Treves, Cipriano Facchinetti, Alceste de Ambris.
Il programma prevede un doppio appuntamento: l’11 e 12 settembre, tante moschee dal Nord al Sud d’Italia (Piemonte: Torino; Emilia Romagna: Bologna, Ravenna e Cesena; Lombardia: Milano e Mantova; Lazio: Roma, con le moschee di Viale Marconi, Centocelle, Laurentino e Ostia Lido; Campania; Marche: Pesaro; Puglia:Bari; Sicilia:Catania; Sardegna) apriranno le loro porte liberamente ai visitatori cristiani, osservanti di altre fedi e laici.L’iniziativa è esattamente simmetrica a quella di domenica 31 luglio, che vide oltre 23 mila arabi e musulmani d’ Italia recarsi in tante chiese per pregare per le vittime del terrore insieme ai ‘fratelli cristiani”.
Domenica 11 settembre, dalle 17 alle 20, i partecipanti si scambieranno un messaggio di pace per promuovere il dialogo, la conoscenza, la buona convivenza e l’unione contro il terrorismo; lunedì 12 settembre, moschee e luoghi di preghiera resteranno aperti a partire dalle 9.30, per uno scambio di auguri durante la celebrazione della grande festività musulmana dell’ “Eid Al Adha” ( che celebra i valori, essenziali per l’Islam, della fede e della piena sottomissione a Dio).
L’elenco completo delle moschee, dei sostenitori e degli aderenti all’iniziativa è in attesa di ulteriori adesioni, e sarà divulgato giovedì 8 settembre. “L’evento – spiega Foad Aodi – è dedicato a tutte le vittime del terrorismo, e si aprirà anche con un pensiero di solidarietà rivolto ai familiari delle vittime del terremoto che ha colpito Marche, Abruzzo settentrionale, Umbria e Lazio. Siamo, infatti, fieri che i membri delle Comunità del Mondo Arabo in Italia e dell’Associazione dei Medici d’ Origine Straniera in Italia (AMSI) abbian contribuito a donare il sangue alle vittime dei terremoti: sentendosi dei cittadini italiani a tutti gli effetti, e lasciando intendere che siamo tutti figli di una stessa umanità”. “Da parte nostra”, scrive Aodi a Papa Francesco in data 2 settembre, “abbiamo prestato ascolto alle Sue parole e siamo andati avanti con coraggio. La nostra voce si è amplificata nella Sua voce, per costruire ogni giorno occasioni di dialogo, per salvare la purezza delle religioni: contro chi cerca di inquinarne e strapparne le radici con una guerra alle religioni, che non ha niente a che vedere, in realtà, con una guerra di religioni”. “Tutti insieme”, conclude il “Focal Point”, “scriviamo così una nuova pagina della storia italiana ed europea. Trovando forza dal rispetto reciproco, vogliamo condividere questo momento di festa, ma anche di dolore profondo, che unisce l’Italia e il mondo arabo. Non si uccide nel nome della religione; mentre nel nome del rispetto, dell’amore, della solidarietà, del dialogo interreligioso e interculturale, si può costruire un futuro migliore. Spero dunque – come ho scritto nella lettera – di abbracciare Papa Francesco assieme a tutti i fratelli musulmani, cristiani e laici, domenica prossima, in Moschea”.

Fabrizio Federici

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