domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Us Open, l’Atp: è Stan Wawrinka l’uomo
da battere
Pubblicato il 12-09-2016


stanislas_wawrinkaFinale Atp degli Us Open 2016 come quella del Roland Garros 2015 tra Stan Wawrinka e Novak Djokovic. Se lo svizzero è sembrato decisamente ispirato e al top della condizione fisica, il serbo ha accusato diversi problemi fisici che lo hanno pregiudicato proprio soprattutto nella finale, dove ha ceduto nettamente per 6/3 al quarto set. Con sportività ha riconosciuto il valore superiore in campo dell’elvetico, che ha giocato mettendogli molta pressione addosso con grande  intensità e precisione; nonostante tutti gli sforzi di Nole, che comunque ha espresso una qualità di tennis sempre molto alta tentando di tutto.

Dopo il primo set in cui è andato in vantaggio, pur sprecando qualche occasione, il serbo avrebbe dovuto continuare ad essere incisivo; invece ha diminuito un po’ la pressione, allungando gli scambi e rimettendo in gioco Wawrinka, che ha fatto male soprattutto con il potente rovescio lungolinea. Il serbo ha mancato diverse chances (per sua stessa ammissione) e di questo si è preso tutta la responsabilità: nel primo parziale, ad esempio, dal 5-2 si è fatto rimontare sino al 5-5, sebbene abbia giocato un tie-break impeccabile vincendolo per 7 punti ad 1. Tuttavia la sua colpa maggiore è non aver proseguito cercando di chiudere lo scambio con pochi passaggi e auspicando subito la soluzione vincente. Bravo poi lo svizzero (e testa di serie n. 3) ad imporsi sempre più in campo; sfruttando le condizioni fisiche non al top del serbo, che ha chiesto l’intervento del medico più volte. Due time out medici che hanno ricordato il periodo difficile che sta vivendo Djokovic, con continui problemi fisici alla spalla (tanto che anche il servizio ne ha risentito, servendo meno facilmente al suo livello standard), al polso e al piede destro.

Ḕ stata in particolare la diversa entità della percentuale di vincenti (tutta a favore di Stan) a fare la differenza ad ogni modo. Molta amarezza per Nole: un vero peccato perché non ha potuto sfruttare la fortuna che era volta a suo favore (ma non avrebbe davvero potuto fare di più), ovvero i ritiri in serie dei suoi avversari; resta comunque il n. 1 al mondo, ma lo svizzero si candida ad essere il principale contenditore della leadership, oltre che il legittimo erede di Federer. Dopo il bye al primo turno, Nole ha visto il forfait di Vesely, poi il ritiro dopo aver giocato soli 6 games del russo Youzhny sul 4-2 a suo favore; Novak è andato a vincere in tre set netti, successivamente, contro Edmund (per 6/2 6/1 6/4); inseguito nel match contro Tsonga anche il francese è stato costretto a lasciare il campo per un problema al ginocchio senza neppure giocare il terzo set: una partita finita sul 6/2 6/3. Approdato alla semifinale con facilità, qui ha incontrato la new entry che ha dato più spettacolo: Gael Monfils. Oltre al fatto di aver fatto registrare la presenza di ben tre francesi nei quarti (da record), insieme a Tsonga appunto e a Pouille (suo avversario diretto, che ha sconfitto per 6/4 6/3 6/3), il transalpino ha fatto parlare di sé anche per altri motivi; oltre che per il traguardo raggiunto e per il miglioramento della tecnica tennistica, è stato il suo atteggiamento discutibile contro Djokovic ad aver attirato le attenzioni su di lui.

Forti critiche gli sono arrivate per aver giocato con svogliatezza per quasi due set e mezzo, quasi avesse rinunciato consapevole della maggiore e netta superiorità del serbo; ha rischiato quasi che l’arbitro di sedia aprisse il codice del regolamento per comportamento antisportivo, il che ha fatto innervosire molto il n. 1 al mondo, già parecchio teso. Più difficile, invece, l’accesso alle finali di Wawrinka, che ha battuto in successione avversari del calibro dei ritrovati Del Potro (ai quarti per 7/6 4/6 6/3 6/2) e Nishikori in semifinale (che ha eliminato niente di meno che Andy Murray ai quarti, dopo una dura lotta sino al quinto set), dopo due match duri contro Ewans (in rimonta al quinto set) e Marchenko (al quarto). Guidato da Magnus Norman, ha un gioco davvero pericoloso per tutti. Della finale, tuttavia, oltre alle palle break non realizzate né sfruttate da Djokovic, resterà il momento della premiazione. Proprio come alla finale del Roland Garros del 2015, la parte migliore è stata la sincera e profonda amicizia trasparsa tra i due, un legame esistente da tempo.

Entrambi umili, sinceri ed onesti, leali e sportivi nel riconoscere che questo traguardo raggiunto da Wawrinka è frutto di duro lavoro che da anni sta svolgendo su di sé. Ma Stan non era lì per prendersi solamente i meriti e i complimenti. Dopo aver ringraziato tutto il suo staff, con allenatore, famiglia e fidanzata tutti presenti sugli spalti (a cui ha riconosciuto la pazienza di supportarlo e sostenerlo sempre nonostante un carattere non facile, sempre al suo fianco in tutti i momenti più difficili), lo svizzero ha ricordato che nella vita ci sono cose più importanti, rivolgendo un pensiero alle vittime della strage dell’11 settembre, di cui si celebrava la ricorrenza, a dieci anni di distanza: proprio nella data della stessa giornata in cui i due aerei si sono schiantati sulle Torri gemelli, in cui per l’America tutto è cambiato in pochi istanti, nello stesso giorno si è giocata la finale maschile. Campione di umanità con Nole, Stan si candida insieme a lui (e assieme a Murray) per il Master di fine anno, accedendovi di diritto. Problemi ancora per Nadal, invece, che ha perso da Pouille al quarto turno in 5 set (8 a 6 del tie-break dell’ultimo set). Inoltre acquista la nomea, con Rafa, di giustiziere degli italiani: se lo spagnolo ha battuto, come a Rio, al primo turno Andreas Seppi, lo svizzero ha spento i sogni e le speranze di Alessandro Giannessi al secondo turno, dove si è interrotta la corsa anche di Fabio Fognini per mano di Ferrer (l’azzurro si è arreso per 6/4 al quinto set). Quest’anno il cielo americano non ha portato fortuna ai nostri atleti, in compenso si è constatata la certezza e la sicurezza di avere un talento insidioso per tutti come Wawrinka, anche se Nole non molla, non cede e non è disposto a concedere facilmente il posto nel suo trono in cima al ranking mondiale.

Se riuscirà a tenere e resistere fino a dicembre, durante la pausa prima della nuova stagione potrebbe avere quel tempo necessario per recuperare energie preziose di cui ora ha bisogno, per ritornare dopo a dominare e vincere incontrastato come al suo solito con più tranquillità e maggiore distacco.

Barbara Conti

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