giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Vent’anni di Erasmus.
Il marchio di una generazione
Pubblicato il 06-09-2016


ERASMUSNel 1987 nasceva il progetto Erasmus: borsa di studio europea che ha dato la possibilità a migliaia di universitari europei di vivere e studiare in un altro paese membro da un minimo di 3 mesi ad un massimo di un anno. Questo semplice provvedimento ha generato un cambiamento radicale. Ha inciso sullo stile di vita di una generazione che per la prima volta ha usufruito in massa dell’opportunità di sperimentare la cittadinanza a termine in un altro paese europeo.
Migliaia di giovani ed ex giovani ora ultra quarantenni hanno verificato che un altro stile di vita, altre regole, altre opportunità diverse da quelle offerte dal proprio sistema paese sono possibili. Per l’Italia paese tradizionalmente campanilista, provinciale, autocritico ma anche molto auto compiaciuto del proprio sistema educativo è stata una ventata di freschezza e cambiamento.

La frase “si può fare” è entrata nel lessico comune perché i giovani che hanno vissuto e studiato in altri sistemi hanno toccato con mano il fatto che effettivamente le cose si possono fare “the italian way” ma anche in modo diverso, spesso migliore più semplice.

Tutti “gli Erasmus” hanno affrontato al loro ritorno dall’estero il sospetto ed sorrisi di sufficienza dei loro colleghi e professori convinti che fossero andati a passare un anno di vacanza all’estero sfruttando le risorse di famiglie benestanti comunque necessarie ad integrare quelle scarse messe a disposizione dalla borsa Erasmus.
Molti di loro messi a confronto con sistemi più dinamici, pragmatici e semplici non sono più tornati se non il tempo necessario a finire gli esami ed a salutare amici e parenti.

L’Erasmus li ha cambiati e li ha resi insopportabili brontoloni per quanti sono restati, insofferenti al provincialismo italico e curiosi di conoscere altri paesi o semplicemente desiderosi di costruirsi un futuro nel paese che li aveva ospitati come studenti.
L’Erasmus è il marchio di una generazione, un modo di essere che non ti abbandona e rischia di renderti inviso a chi all’estero ci va solo per fare lussuose vacanze nei resort a 5 stelle o a chi magari quella fortuna di avere un minimo di sostegno economico dalla famiglia non l’ha avuto.

La nostra tesi è che il programma di scambio abbia formato una generazione di europeisti e potenziali riformisti: gente che le riforme le ha viste in pratica in altri paesi, che sa che le cose si possono fare, che l’Italia non è destinata a restare un paese sonnacchioso e periferico dominato da baroni, lobby, criminalità diffusa e ostile a giovani creativi e con voglia di fare, perché loro sanno che basta poco.

Loro il cambiamento l’hanno vissuto in un Europa che lungi dall’essere solo regole e burocrazia per loro è stata semplicità, vento di libertà e opportunità. Un’italia più semplice, sorridente, dinamica e funzionale già c’è, si chiama Europa e basta andarsela a prendere.
Noi Erasmus ci candidiamo a completare il sogno dei padri fondatori, noi nativi europei vogliamo più Europa in Italia e c’è la porteremo.
Provate a fermarci.

Fabrizio Macrì
Leonardo Scimmi

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