sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Venti settembre
Pubblicato il 20-09-2016


Ecco fatto. Ho voluto ricopiare qui in questo mio giornalino il foglietto del calendario d’oggi, che segna l’entrata delle truppe italiane in Roma e che è anche il giorno che son nato io, come ci ho scritto sotto, perché gli amici che vengono in casa si ricordino di farmi il regalo (incipit de Il giornalino di Gian Burrasca)

Sarebbe equo che il 20 settembre non scivolasse via come se fosse un giorno qualunque, in ricordo di quel lontano 20 settembre del 1870, quando le cannonate sabaude aprirono la breccia in prossimità di Porta Pia. Quei pochi colpi, come tutti dovrebbero sapere, permisero il trasferimento definitivo della capitale del Regno a Roma. Ricordarlo servirebbe a comprendere che non solo da quel momento cessò l’anacronistica, antistorica e ambigua monarchia del papa-re, ma “fu concessa” finalmente la libertà agli ebrei romani, fino ad allora rinchiusi nel recinto del ghetto per volontà del pontefice. Successivamente i Savoia non si sono rivelati all’altezza di quel primo coraggioso gesto, ma almeno il 20 settembre 1870, fu inferta una poderosa spallata alle tante muffe che incrostavano la nostra Italia. Il primo colpo di cannone che aprì la breccia venne sparato da una batteria agli ordini di un ufficiale ebreo, l’unico a non doversi preoccupare della minaccia di scomunica papale a chi per primo avesse aperto il fuoco contro le mura di Roma. La tanto desiderata conquista della libertà per i nostri antenati più antichi della città, la fine della barbarie dell’ultimo ghetto dell’Europa Occidentale: che data formidabile! Eppure, solo una generica corona d’alloro, la stracca banda della polizia municipale nemmeno tutti gli anni, nessuna scolaresca, spesso anche la clericaglia in preghiera per gli zuavi pontifici. Scordare rimuovere archiviare. In effetti quella stagione che si aprì con il colpo di cannone e che segnò uno dei periodi più luminosi della storia del nostro Paese ebbe vita breve. Il mortale fascismo stroncò definitivamente le gambe all’idea di una nazione libera moderna laica. La Chiesa cattolica che mal visse la fine del suo regno scese a patti, come ha sempre fatto anche in altre parti del mondo, con il dittatore. E poi, l’oggi, dove quei Patti Lateranensi siglati durante il fascismo nei fatti resistono quasi intatti grazie all’incredibile articolo 7 della Costituzione che impegna l’Italia ad abbassare il capo davanti ai dogmi religiosi del cattolicesimo sancendo una condizione di privilegio per la Chiesa che non corrisponde con uguali doveri civili. Unica Costituzione al mondo che contempla uno Stato che da sovranità ad un altro Stato sul proprio territorio. Nel frattempo si trascura colpevolmente l’identità nazionale di cui la Breccia di Porta Pia è un capitolo fondamentale.

Il governo italiano guidato da Giovanni Lanza nel momento in cui i bersaglieri entravano nella Roma pontificia il 20 settembre 1870, considerava di riservare al papa la Città Leonina – oggi rione Borgo – che si dispiega sulla riva destra del Tevere e arriva fino a Castel Sant’Angelo. Le mura erano state fatte erigere da Leone IV come massima protezione della basilica vaticana e al suo interno vivevano circa 15mila persone.

Il generale italiano Raffaele Cadorna aveva l’ordine di consegnare al re Vittorio Emanuele II tutta la città di Roma con l’eccezione della Città Leonina, così come stabilito dalla clausola voluta dal governo di Firenze (capitale dal 1865 al 1871). E per questo i soldati italiani non oltrepassarono il ponte sant’Angelo. Ma il giorno dopo, il 21 settembre, il comandante pontificio Hermann Kanzler recapitò al generale Cadorna un biglietto di Pio IX, chiedendogli di mandare le sue truppe nella Città Leonina per garantire la sicurezza del papa. Infatti nel quartiere Borgo si erano verificati disordini causati “dallo sdegno popolare contro i gendarmi pontifici” anche se questi preferirono dire che si trattava di agitatori prezzolati. Cominciò il rimpallo: le autorità italiane avrebbero voluto al più presto lasciare la Città Leonina per dimostrare riguardo nei confronti di Pio IX, la Santa Sede attenta a non accettare “regali” che avrebbero legittimato ciò che consideravano – e ancora oggi in buona sostanza considerano – una usurpazione di tutto il suo territorio .Il 2 ottobre era previsto il plebiscito e gli ambienti patriottici si prodigarono affinché gli abitanti della Città Leonina non fossero esclusi dal voto. Del resto nel quartiere era forte il sentimento anticlericale, e, soprattutto, sembrava incomprensibile agli abitanti del rione essere considerati in maniera diversa dai romani che anelavano di ricongiungersi all’Italia lasciandoli sotto il dominio del pontefice. Finalmente il governo di Firenze cedette e fu allestito un seggio anche per i residenti di Borgo. Il risultato fu di 1546 si e nessun no. In tutta Roma i voti favorevoli furono 40mila, 46 i contrari. Nel Lazio 130mila si e 1500 no. Pio IX dichiarò l’annessione ingiusta e invalida e si dichiarò prigioniero del governo italiano. Il papa venne “liberato” nel 1929 con la nascita dello Stato vaticano grazie ai Patti Lateranensi.

Tiziana Ficacci
Libere&Laiche

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