sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

‘Al posto tuo’:
gioco di ruolo
e scambio di vite
Pubblicato il 14-10-2016


al-posto-tuoUn gioco di ruolo e uno scambio di vite per un posto di lavoro. Su questa condizione, che sono costretti ad accettare i protagonisti, si regge la commedia diretta da Max Croci: “Al posto tuo”. Con Luca Argentero, Stefano Fresi, Ambra Angiolini, Serena Rossi e Angela Melillo.
I primi due interpretano, rispettivamente, Luca Molteni: single convinto che non ama i bambini, geometra preciso dallo stile di vita libertino, e vegano sulla quarantina. L’altro è Rocco Fontana, architetto caotico, con moglie e tre figli, sempre a dieta, protettivo e geloso della sua famiglia. Il posto di lavoro che si contendono é quello di direttore creativo. La ditta per cui lavorano entrambi (“Azzurra”) richiede loro di scambiarsi vite e abitudini per un periodo. Un esperimento (molto sperimentale) che dovrebbe portarli ad acquisire le doti l’uno dell’altro, unendo così nei due funzionalità ed estetica. Queste ultime qualità imprescindibili per soddisfare le esigenze di un committente giapponese che ha richiesto un prodotto totalmente ‘made in Italy’. Il primo ad accettare é Luca, che punta sull’adulazione alla dirigente per riuscire e certo che l’altro non acconsentirà. Invece così non sarà, perché Rocco non vuole essere da meno, frustrato dal sentirsi sempre non abbastanza, inferiore, inadatto.
I due si ritroveranno, pertanto, in questa situazione anomala che li metterà a dura prova. Per tutti e due la reazione è la stessa: con uno spontaneo “che tristezza” palesano tutto il loro disappunto verso una costrizione con cui sono dovuti scendere a patti in modo coercitivo e obbligato, quasi non avessero altra scelta. Ed effettivamente, ai tempi di una disoccupazione imperante, difficile intravedere una via d’uscita se non piegarsi al compromesso. Un mondo del lavoro da cui si parte ben illustrato: con delocalizzazione della produzione e multinazionali che guardano sempre più all’Oriente. E dove domina sovrastante un precariato non tanto professionale e qualificato, quanto impoverito e inaridito dal punto di vista emotivo. Eppure non si disegna un universo aziendale ai giorni d’oggi dove muoversi, fare carriera, dove si mostra cosa si è disposti a fare per mantenere il proprio posto di lavoro; anche se, apparentemente, tutto muove da tale interrogativo. Già il titolo lascia intravedere, infatti, l’altro connotato che prenderà il film: essere ‘al posto tuo’, significa anche mettersi nei panni dell’altro. Ma ciò non è assolutamente facile né semplice. Anzi, il ritrovarsi a doversi confrontare con l’immedesimazione in un’altra persona può apparire quasi un’umiliazione. Non mancano i cliché (cinematografici e non), come evidenzia più volte nel film il personaggio di Argentero. Per quanto la prima parte iniziale sia retta molto da una buona colonna sonora, fatta di musiche che sono dei grandi classici. Sebbene la circostanza per i due protagonisti sia alienante e loro sentano un forte senso di smarrimento e disadattamento. Nonostante sia a tutti gli effetti una commedia e non manchino battute e gag a volontà assolutamente riuscite. La parte forte, tuttavia, non è nulla di tutto ciò. Anche se, infatti, ‘Al posto tuo’ sembra rivisitare il tema dell’approcciarsi al nuovo (che pare così lontano e distante da noi, ma che poi non è troppo diverso da noi né l’opposto che si pensava), di un cambiamento che arriva inaspettato, il film va oltre. L’opera di Max Croci sfiora un aspetto più originale della questione. Per quanto possa apparire un racconto di formazione (Luca stesso definisce l’esperienza che si ritrova a vivere ‘formativa’ non a caso), c’é dell’altro. Sicuramente il messaggio morale spinge verso una trasformazione dei personaggi indotta ed è racchiuso nelle parole di Molteni: “se una volta ogni tanto si cambia, non casca il mondo”; di questo se ne è consapevoli (più o meno convintamente), sebbene tale verità sia temuta. L’ignoto spaventa, ma forse quello che fa più paura davvero é capire veramente l’altro, mettersi nei suoi panni. Pertanto l’esperienza dello scambio di vite viene vissuta come una prigione (a richiamare la caserma dove Rocco finirà per passare una notte). Un carcere delle anime dove ognuno è solo con se stesso e rifiuta di collaborare ed aprirsi all’altro: ci si prova all’inizio, ma il risultato é una serie di tentativi vani. Tutto sembra così ingiusto e complicato ai personaggi. Assurdo in una parola. Eppure è proprio Luca, considerato il più superficiale di tutti forse (per la sua difficoltà a legarsi ad una persona), a calare la ‘maschera’ per primo e (di)svelare che, in realtà, non c’è bisogno di fare nessun viaggio (ed ecco nuovamente che torna la metafora del viaggio di formazione appunto) per essere capaci di relazionarsi ed aprirsi all’altro. É assolutamente naturale, non occorre stravolgere la propria vita, andare lontano, partire per la Thailandia o chissà dove (come fa Anna, alias Serena Rossi, barista di paese e cugina di Rocco nel film e di cui Luca é innamorato). L’empatia con l’altro e la capacità di capire al volo un’altra persona (senza parole) nascono e sorgono spontanee, senza che neppure ce ne accorgiamo o sapessimo di esserne in grado, inconsapevolmente a volte (senza neppure volerlo fare). Ed è così che conoscere l’altro significa imparare a comprenderlo ed accettarlo, ma anche conoscersi, (ri)trovarsi ed accettarsi. Apprezzando la propria individualità. Il singolo non deve mai prescindere da se stesso, senza che ciò sia pregiudicante nei confronti dell’altro. Ed ecco svelata da Luca la nuova regola per i rapporti umani. La legge da seguire é: “io da solo, tu da sola, insieme”. Ovvero nessuno deve perdere mai la sua ‘originalità’. Come ha detto l’attore Tom Hanks (che ha preso parte alla Festa del Cinema di Roma, dove ha ritirato il premio alla carriera consegnatogli da Claudia Cardinale): “la libertà rende liberi”. Ed essendo liberi -aggiungiamo noi- si è veramente se stessi e autentici. E non c’è nulla di più efficace ed efficiente (per ritornare al tema del rendimento e della produttività aziendali che danno l’imput a tutto) della sincerità. Non ci si deve mai vergognare di ciò che si è, neppure se si progettano sanitari (come Luca e Rocco nella commedia). Solo da lì può nascere la vera ‘fusione’ aziendale che ha minato l’equilibrio di un’impresa quale ‘Azzurra’.
L’attore Luca Argentero ha presentato il film (che vanta le valide interpretazioni di Ambra Angiolini e Serena Rossi) in anteprima a ‘Tale e quale show’, dove è stato tra i giurati (con già in passato lo scorso anno). Per il protagonista del film la trasmissione di Carlo Conti era il luogo più adatto; lì si fanno imitazioni e ‘Al posto tuo’ insegna proprio (paradossalmente) che non serve imitare e riprendere l’altro, chi è più ‘figo’ o ha più successo, per valere ed essere apprezzati ed amati: a chi ci vuole bene andiamo bene così, esattamente come siamo; con tutti i nostri difetti, perfetti con tutte le nostre imperfezioni. E non serve neppure fuggire, scappare per andare lontano; evitare le circostanze non aiuta, serve restare ed affrontare le situazioni. Anche quelle più insormontabili non sono tali. Se in amore vince chi fugge, chi resta ha più chances. Verità banale e scontata, ma raccontata con semplicità e senza retorica. E non é poco; sebbene possa non essere la più brillante delle commedie, lo stile scelto é molto misurato. Inoltre si scopre che anche rapporti costruiti in modo meno ‘tradizionale’ non sono meno veri e autentici di quelli classici e standard. Essere ‘al posto tuo’ non significa, poi, sostituirsi all’altro perché ognuno è indispensabile, come insegna la dirigente della ditta ‘Azzurra’. E non occorre essere geni per capire l’altro o fare chissà cosa o granché per essere ‘fighi’. Seppur diversi, infatti, siamo uguali in fondo e simili. Unici per questo. Riuscire a cogliere tutto ciò è il vero miracolo. Siamo chi siamo anche grazie all’altro, a tutto quello che ci ha dato senza neppure saperlo; molti i film che hanno indagato questa filosofia della vita. Ma prima occorre imparare a parlare con l’altro e a parlarsi, guardarsi dentro. Ed è l’insegnamento del ” Stai guardando solo una parte della nota. Tocca il file di OneNote allegato per vedere la nota intera”. Ed è l’insegnamento dell’approccio alla comunicazione delle emozioni, a una comunicativa nuova e diversa che è innovativo; soprattutto legato al mondo del lavoro. Anche l’universo del nostro impiego è una scuola di vita che dà la più grande delle lezioni: ognuno ha le sue qualità meritevoli e lodevoli.

Barbara Conti

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