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Opinioni e commenti
 

Appalti e corruzione per grandi opere, decine di arresti
Pubblicato il 26-10-2016


corruzione__appaltiVentuno persone sono finite in manette per associazione per delinquere, corruzione e tentata estorsione. Al centro dell’inchesta contratti di subappalto nei lavori di una tratta della TAV Milano-Genova, 6 Macrolotto dell’A3 Salerno-Reggio Calabria e della People Mover di Pisa. Tra gli arrestati c’è anche Giandomenico Monorchio, imprenditore e figlio dell’ex ragioniere generale dello Stato Andrea Monorchio.

Una delle due indagini, che gli inquirenti hanno battezzato “Amalgama”, è stata condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Roma che hanno notificato a 21 indagati un’ordinanza di custodia cautelare. Il Gip della capitale contesta a vario titolo i reati di associazione per delinquere, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio e tentata estorsione. Ipotizzate condotte corruttive finalizzate a ottenere contratti di subappalto nell’ambito dei lavori per la realizzazione della tratta Tav “A.V./A.C Milano-Genova-Terzo Valico Ferroviario dei Giovi” (Alta Velocità Milano-Genova), del 6° Macrolotto dell’Autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria e della People Mover di Pisa.

Secondo gli inquirenti, agiva un gruppo di persone costituito, organizzato e promosso da colui che – fino al dicembre 2015 – era il direttore dei lavori delle tre opere in questione e dal suo socio di fatto, un imprenditore calabrese, che si è avvalso del contributo di altre 9 persone, tra cui anche alcuni funzionari del Cociv (Consorzio collegamenti integrati veloci). I ventuno arresti sono stati eseguiti tra il Lazio, la Lombardia, il Piemonte, la Liguria, la Toscana, l’Abruzzo, l’Umbria e la Calabria. Il direttore dei lavori avrebbe ottenuto, insieme con il suo socio calabrese, contratti per un valore complessivo di 5 milioni di euro da parte delle ditte esecutrici.

Giuseppe Lunardi, invece, figlio dell’ex ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, risulta indagato a piede libero. L’attività investigativa, denominata “Amalgama” ha fatto scattare arresti nel Lazio, Lombardia, Piemonte, Liguria, Toscana, Abruzzo, Umbria e Calabria. L’indagine avrebbe ricostruito condotte illecite di un gruppo di persone costituito, organizzato e promosso dalla persona che, fino al 2015, è stato il direttore dei lavori nell’ambito delle tre opere pubbliche interessate e dal suo socio di fatto, un imprenditore calabrese del ramo delle costruzioni stradali.

Secondo gli investigatori, l’ex direttore dei lavori avrebbe “messo a disposizione la sua funzione pubblica per favorire alcune imprese impegnate a eseguire i lavori, ottenendo in cambio commesse e subappalti in favore di società riferibili di fatto a lui stesso e a un imprenditore calabrese”. Inoltre, sarebbe stata accertata l’esistenza di rapporti corruttivi tra il direttore dei lavori con i vertici dei General Contractor che si occupano della realizzazione delle tre grandi opere pubbliche.

Le 14 ordinanze di custodia cautelare eseguite dalla Gdf di Genova riguardano: Michele Longo ed Ettore Pagani, presidente e vicepresidente di Cociv; Pietro Paolo Marcheselli, ex presidente di Cociv; Maurizio Dionisi, imprenditore; Antonio e Giovanni Giugliano, imprenditori; Giuseppe Pretellese, tecnico che lavora nella impresa di Giugliano; Andrea Ottolin, funzionario Cociv; Giuliano Lorenzi, dipendente Cociv; Antonio Parri, dipendente Cociv; Giulio Frulloni; Marciano Ricci, imprenditore; Giampiero De Michelis, ingegnere; Domenico Gallo, imprenditore.

“Valuteremo se commissariare gli appalti” – “Abbiamo già chiesto copia delle ordinanze cautelari e valuteremo se ci sono le condizioni per chiedere il commissariamento di alcuni appalti: se necessario, siamo pronti a farlo”,  ha detto il presidente dell’Anac, Raffaele Cantone.

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