venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Bobo Craxi
Referendum, la stabilità politica di Renzi non è in pericolo
Pubblicato il 24-10-2016


Sulla decisione dei cittadini italiani del 4 dicembre prossimo, da qualche settimana sembra pendere un’ipoteca esterna e il quesito referendario sulla nostra Costituzione sembra aver acquisito un’improvvisa, quanto irrituale, ‘internazionalizzazione’: se ne sono occupati quasi tutti, in Europa e Medio Oriente insieme al presidente degli Stati Uniti. Tutti probabilmente interessati al dogma della stabilità politica, quindi orientati a un sostegno esplicito e aperto alla proposta di Governo e, soprattutto, di Matteo Renzi: una stabilità che, va detto, non è affatto in pericolo.

Qualche settimana fa con l’equilibrio che gli è proprio, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha giustamente sottolineato, in riferimento alle dichiarazioni dell’ambasciatore
americano dirette a un sostegno esplicito per il ‘Sì’, che la questione riguarda i cittadini italiani e il loro consenso o dissenso alle proposte di riforma costituzionale. Ora, anche per dissipare i dubbi circa il sostegno che gli viene arbitrariamente attribuito da indiscrezioni giornalistiche, pensiamo e riteniamo opportuno che analoga precisazione a difesa dell’autonomia del voto degli italiani vada rivolta, con rispetto e con l’amicizia che contraddistingue l’Italia e gli Stati Uniti, al presidente Obama. Una grande attenzione è stata riservata al nostro Paese, ciò è significativo e importante, ma dev’essere difesa e tutelata anche la nostra autonomia in materia di scelte costituzionali. Auspichiamo, che il presidente Mattarella, come già accaduto, troverà occasione per sottolinearlo.

Bobo Craxi

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Commenti all'articolo
  1. Egregio Craxi, con una buona fetta di partito contro, quasi tutti gli altri partiti all’opposizione, popolarità in calo, scrivere che la stabilità del governo attuale non è in pericolo mi sembra quanto meno un azzardo. Evidentemente gli USA e altri osservatori esterni colgono l’evidenza del problema italiano: o Renzi o il caos. Se vince il NO allora cade Renzi. Se cade Renzi si va al voto e il m5s stravince e, come si dice a Napoli, buona notte ai suonatori. Il pericolo del m5s, in Italia, è sottovalutato da molti. Per me, in tempi e con metodi sono i nuovi fascisti. Dio ce ne scampi.
    Cordiali saluti, Mario.

  2. Se il 4 dicembre vince il NO non succede nulla di clamoroso, non arriveranno ‘i cosacchi a S.Pietro’ né i ‘mercati’ se ne interesseranno. Solo si ridà dignità al prossimo Parlamento che vari una riforma molto mirata e condivisa. Se invece vince il Si ci saranno problemi perché la Renzi-Boschi-Verdini (una ‘puttanata’ come dice Cacciari) è comunque un gran pasticcio potenzialmente pericoloso, figlio di una concezione verticistica della democrazia.
    E il referendum non c’entra con la politica economica (come pensano i capi di Confindustria).
    P.P.S. Renzi in primavera diceva: Se perdo il referendum istituzionale considero fallita la mia esperienza in politica”. Magari..
    Ma poi deciderà Mattarella. Se si va al voto in primavera? Niente di grave, è la democrazia bellezza. Chi vincerà? Lo decideranno gli elettori. Noi lavoriamo per un nuovo ulivo e il PSI che farà?

  3. Indipendentemente da come la si pensi riguardo alla riforma oggetto del prossimo referendum, non rilevare che quella del presidente americano, e non solo la sua, sia stata un’ingerenza potrebbe rappresentare un precedente piuttosto pericoloso. Non solo è giusto dirlo, è anche doveroso.

    • Beh, i presidenti americani non sono nuovi a ingerenze. Ricorda Bush padre che tre giorni prima del referendum ucraino del 1 dicembre 1991, che di fatto seppellì l’Urss, disse chiaramente che il governo americano sarebbe stato fra i primi a riconoscere un Ucraina indipendente? Non c’era bisogno di dirlo, ma lui, pressato dalla lobby ucraina negli Usa lo fece. E Bush figlio che in visita a Tirana, anche lui pressato da una lobby che in America è molto potente, quella albanese, se ne uscì col discorso del Cosovo indipendente? Però, dal canto nostro, quanti dei nostri politici, anche di governo, non hanno resistito in passato a esternare preferenze verso questo o quel candidato alla presidenza Usa?
      Pur da fautore del SI, credo che Obama abbia sbagliato a intromettersi. E mi ha sorpreso la scarsa reazione dell’opinione pubblica. L’avesse detto il Papa o Parolin..apriti cielo!
      Saluti.

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