giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Braccialetti Rossi 3. Quando la vita mette
di fronte a un bivio
Pubblicato il 26-10-2016


braccialetti-rossi-3Iniziata la terza stagione di “Braccialetti Rossi” e già pronta la quarta. Cominciata molto bene con la prima puntata, è proseguita ancora meglio con la seconda. Quest’ultima, andata in onda domenica scorsa, è stata forse la migliore di sempre. Ha racchiuso, infatti, il vero senso della fiction. Partita dall’omonimo libro di “Albert Espinosa”, il motto era diventato: le perdite sono conquiste. Seguito da quello che: se credi nei sogni, essi si realizzeranno, si creeranno. La fiction arriva a ‘smontare’ questi due capi saldi per arrivare al reale significato di cosa significhi essere un Braccialetto Rosso e cosa voglia dire vivere l’esperienza dell’ospedale.

E tutto questo proprio quando, per assurdo, si rischiava di perdere tutto. Se è vero, con le parole di Vale (Brando Pacitto) che: “Negli ospedali circola un altro tipo di amore che è diverso ma anche più forte dell’altro, di quello tradizionale. Un legame che ci aiuta a resistere, a combattere e che ti fa sopravvivere”. Un legame speciale, indissolubile per cui i Braccialetti Rossi sono inseparabili. Senza Leo (Carmine Buschini), non ci sarebbero stati i Braccialetti Rossi; Vale non si sarebbe curato; Cris non sarebbe guarita e lui avrebbe un’altra fidanzata; Rocco (l’imprescindibile) non si sarebbe svegliato; Tony non lavorerebbe in ospedale come infermiere e portantino. Ma per qualche ‘scherzo’ del destino, il leader ha modo di cancellare tutto, azzerare la macchina del tempo e tornare indietro. A un’altra vita, una vita nuova, “normale”, senza malattia. Sempre più stanco e debole, malato e fragile, non ce la fa più a “stare male per la gente che sta male”. Pensa che “la vita fa schifo e quel che succede al mondo é un’ingiustizia”. Non è vero che “essere malato ti fa sentire più forte”. Quasi va fuori di testa quando una grave malformazione cardiaca colpisce un (‘mitico’ come direbbe lui) Braccialetto Bianco e un neonato deve essere operato d’urgenza per essere salvato. A pensarci è il dottor Baratti (Giorgio Marchesi, uno dei tanti nuovi personaggi introdotti nella serie).

Eppure è quando sta per rinunciare a tutto, che Leo capisce che la malattia unisce e lui non sarebbe potuto mai stare senza i suoi amici. Spesso nella vita, è la lezione di Davide (Mirko Trovato, angelo custode attento e premuroso del gruppo, che prende molto seriamente la sua missione), si fanno molte cose di cui poi ci si pente. Non si dà il giusto valore a ciò che si ha, ci si lamenta per quello che non si ha o non si è avuto, senza pensare a quello che si sarebbe potuto non avere se le cose fossero andare diversamente. Senza riflettere che, spesso, per quello che si è “perso” si è conquistato qualcos’altro, qualcosa di più e di meglio.

Forse il segreto è capire ciò che si vuole quando la vita ci mette di fronte a un bivio, a una scelta che cambierà o potrebbe mutare per sempre il corso degli eventi e della nostra esistenza. Non è una questione allora tanto di domandarsi quello che si insegue, si desidera, quali sono i nostri sogni; ma a cosa si è disposti a rinunciare e a cosa si farebbe a meno se si potesse tornare indietro. Se si avesse la possibilità di scegliere e decidere del nostro destino e futuro. Perché i Braccialetti Rossi fanno parte di quelle cose irrinunciabili, quelle che ti cambiano per sempre. Ed è questo che ci aiuta a capire chi siamo, specialmente per chi come Leo cerca risposte: tante le cose della madre che non sa ad esempio e che lo tormentano un po’. Tra l’altro ascolti in crescita per questa seconda puntata emblematica.

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