mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Carmelo Cozzo,
artista e cantore etneo
della sofferenza umana
Pubblicato il 17-10-2016


carmelo-cozzoCarmelo Cozzo è un artista siciliano, che ha sempre coltivato la scrittura poetica, insieme ad altri interessi come la pittura e la scultura. Come pittore egli (nato ad Adrano nel 1929) presenta un vasto repertorio di quadri ad olio e ad acquarello. La sua opera esprime inquietudini e passioni connessi alla terra etnea, verso cui serba una predilezione particolare nutrita di interesse verso la bellezza della natura, mista alla rilevazione della cattiveria umana. La nuova raccolta di poesie, intitolata Tormento e Fede (Hibla Ink, Catania 2016, pp. 175) è emblematica per comprendere la società siciliana, pervasa da gravi contraddizioni sociali e da ingiustizie secolari, che pervadono l’animo umano e incutono momenti di solitudine e di tristezza.

    Cresciuto alla scuola di Simone Ronsisvalle, egli apprese l’arte  della pittura fin dall’adolescenza, apprendendo così i primi rudimenti del disegno e della scultura, confluiti in un indefesso impegno pluridecennale e in un’arte raffinata dotata di un’impronta personale e originale. Accanto all’attività di pittore, svolta più per passione che per guadagno, egli ha svolto per lunghi anni la professione di insegnante in diverse città dell’hinterland etneo. Ma accanto a questa duplice attività, egli si è cimentato nella scrittura di poesie e di liriche, molte delle quali utili per l’educazione delle nuove generazioni.

     La raccolta si compone di 130 poesie, scritte dall’autore nel corso degli anni e modellate secondo situazioni esistenziali, non sempre improntate a una visione serena della vita; anzi le sue liriche si caratterizzano per un pessimismo dell’esistenza, che trova ristoro nella fiducia verso gli altri e rifugio nella fede. Questi sembrano i due aspetti principali della poetica di Cozzo, che si dipana in una vasta gamma di tematiche e approda in un alto senso della vita vissuta come ricerca di più vive relazioni sociali e di nuovi rapporti amicali, alimentati da una rara sincerità e guidati da un alto senso di impegno personale.

     La produzione poetica dell’Autore, positivamente, può essere suddivisa in aree tematiche, che scandiscono il processo temporale della vita con le sue luci ed ombre, sempre in conflitto tra loro, ma superate in una dimensione culturale, foriera di serenità interiore e di solidarietà umana. Rimane presente l’«incertezza del domani», che deve essere evasa non con i flussi migratori nella ricerca di «chimere perdute» (La speranza), ma nel significato sociale del lavoro e del perfezionamento artistico individuale, congiunto a un miglioramento delle azioni umane. Così la tribolazione del vivere quotidiano assume nuovo significato nel riannodarsi dei rapporti sociali, improntati non sulla «menzogna» intesa dall’Autore come «male», ma nel rispetto della ragione e nella sua coniugazione con la fede realmente vissuta. L’avversione al razzismo, l’odio verso la guerra sono altri aspetti peculiari della lirica del Poeta, che invoca nuova fraternità tra gli individui e rinnovata fratellanza tra i popoli, come si rileva nella poesia Girotondo, mentre nell’altra Fronte di guerra è espressa una forma embrionale di antimilitarismo, che deve essere ripudiato dal consorzio civile per la sacralità della vita, conformemente al V comandamento della religione cristiana (Esiodo). In quella che per me è la più bella poesia della raccolta si coglie il leitmotiv della sua poetica, che può essere ritrovato nel pensiero laico di derivazione mazziniana e in quello cattolico d’ispirazione cristiana, là dove la solidarietà umana coniugata con la fede in Dio può rendere più armoniosi i rapporti sociali e meno rigide le relazioni tra le genti. La preghiera come ristoro dell’anima (La preghiera) e il perdono come afflato spirituale si fondono nel principio evangelico dell’uguaglianza umana e della salvezza cui la morte – altro tema fondamentale dell’Autore – non è vista come un momento negativo, ma come un processo naturale, a cui l’uomo non può sfuggire e a cui deve subordinare la sua superbia e la sua medesima esistenza.

     Sulla base di questi principi etici la poetica umana e sociale di Cozzo si snoda in una vasta gamma di pensieri, che, seppure spesso in conflitto con l’ambiente circostante in cui essi maturano, si sviluppano e si ispirano ad un elevato senso religioso e ad una piena dimensione solidaristica.

Nunzio Dell’Erba

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