lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Colombia, vince il no, ma le Farc dicono addio alle armi
Pubblicato il 03-10-2016


People sing the national anthem in Cali, Colombia, on June 23, 2016 celebrating the peace agreement between the Colombian governenment and the FARC leftist guerrilla to be signed today in Havana. Colombia's government and the FARC guerrilla force signed a definitive ceasefire Thursday, taking one of the last crucial steps toward ending Latin America's longest civil war. / AFP / LUIS ROBAYO (Photo credit should read LUIS ROBAYO/AFP/Getty Images)

Photo credit should read LUIS ROBAYO/AFP/Getty Images)

Non c’è pace in Colombia. Dopo mesi di trattative il popolo colombiano si spacca sull’accordo di pace tra governo e guerriglia delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc), ma con il 50,2 per cento prevale il no degli elettori che sono andati a votare al referendum. L’esito del referendum è stato una sconfitta soprattutto per il presidente Juan Manuel Santos, che ha investito molto nel processo di pace, considerato uno dei principali obiettivi politici del suo mandato.

Ma soprattutto ha messo in luce che la Colombia è un paese spaccato tra chi era pronto all’intesa e chi invece considera che l’accordo sia troppo favorevole agli ex guerriglieri Farc e al loro reinserimento, dopo anni di sangue e attacchi armati, nella società. Il risultato però ha messo in evidenza che non è semplice trovare la pace dopo più di mezzo secolo di una guerra che ha lasciato per strada oltre 200mila morti (per i due terzi civili) e quasi otto milioni di desplazados. Se da un lato non si possono cancellare quelle pagine della storia dall’altro è sempre più evidente che a far leva sull’opinione pubblica colombiana è stato il rancore o la paura di ritrovare le Farc (Fuerzas Armadas Revolucionarias Colombianas) tra i ranghi dello Stato e dell’Esercito. Ed è proprio sulla paura che ha giocato ancora una volta l’ex presidente Alvaro Uribe, che ha trasformato la consultazione popolare, voluta dall’attuale Presidente Santos, in un referendum pro o contro le Farc.

Il referendum, infatti non obbligatorio, è stato convocato da Juan Manuel Santos per dare più legittimità all’accordo. Gli elettori dovevano rispondere sì o no all’accordo firmato il 26 settembre a Cartagena dal presidente Juan Manuel Santos e dal comandante delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc), Rodrigo Londoño.

Gli ultimi sondaggi, pubblicati una settimana prima del voto, davano il sì in vantaggio con il 55 per cento o il 66 per cento, ma a vincere è stato il no con il 50,2 per cento dei voti, contro il 49,7 per cento dei sì e il tasso di affluenza fermo appena al 37,2 per cento.
Nonostante si debba rinegoziare tutto, le Frac hanno dato la loro disponibilità a mantenere la pace e a dare un addio definitivo alle armi. “Le Forze armate rivoluzionarie della Colombia mantengono la propria volontà di pace e ribadiscono di essere disponibili a usare solo la parola come arma di costruzione del futuro”. Così il leader del gruppo guerrigliero Rodrigo ‘Timochenko’ Londono, prima presa di posizione dopo la vittoria del ‘no’ nel referendum in Colombia sull’accordo di pace Bogotà-Farc.
Intanto è stata rinnovata la volontà da parte dei socialisti europei di continuare il processo di pace iniziato a l’Avana. Stanishev, presidente del Pes, ha infatti affermato: “Il grande sostegno internazionale che questo processo ha raccolto non scomparirà”. “I progressisti europei – ha aggiunto – continueranno a sostenere tutti gli sforzi diplomatici che portano ad assicurare il cessate il fuoco e a raggiungere una pace duratura”. “Questa è una grande battuta d’arresto nelle nostre aspirazioni, ma sono sicuro che l’intero processo di negoziazione non sarà stato vano”, conclude il presidente del PES.

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