giovedì, 8 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Crescita e povertà. Un’Italia a due facce
Pubblicato il 06-10-2016


Crescita-economicaMatteo Renzi parlando con gli industriali torinesi è tornato sul tema del Pil e annuncia che il G7 dell’industria si terrà nel capoluogo piemontese incassando la conferma del sostegno degli industriali al ‘Si’ al referendum. “Trovo affascinante – ha detto – la discussione sulla crescita del Pil, è un tema spassoso, se 0,8%, 0,9% o 1%. Chi è contento di una crescita dell’1% ricoveratelo, ma c’è un’inversione di rotta”. “Bisogna farla finita – ha detto ancora Renzi – di andare in Europa a parlare male dell’Italia, non capendo che quando si va all’estero si difendono i propri colori. E questa è autocritica anche per la mia parte politica”.

Ha ragione. Le polemiche sui decimali sono senza senso. Il problema della crescita però rimane. Il segno più è tornato, ma all’interno dell’Europa il nostro Paese, da sempre, è quello che cresce meno quando il trend economico è favorevole e scende di più quando la congiuntura è negativa. Molte le ragioni. L’ultimo rapporto del Fondo Monetario analizza la scomposizione regionale del Pil italiano, che, secondo il Fondo, nel 2016 crescerà dello 0,8%. Si scopre così un’Italia a due velocità, con un Mezzogiorno che cresce della metà rispetto al Nord. La regione leader per una volta non è la Lombardia (+1%), ma l’Emilia Romagna (+1,1%), in pratica ai livelli della Francia (+1,3%). Fanalini di coda Calabria e Sardegna (+0,3%). Ma anche il dato lombardo andrebbe scorporato: Milano e il suo hinterland si confermano tra le aree metropolitane più ricche d’Europa: secondo la Camera di Commercio, al quarto posto, alle spalle di Londra, Parigi e Madrid. Il resto della regione soffre. Ovviamente una differenza tra le diverse regioni è assolutamente fisiologica. Ma quando ci sono zone che vanno meglio della Germania e altre assolutamente ferme se non in calo, il problema si pone. E finché queste differenza non sarà livellata la crescita resterà un problema serio, non di virgole.

Il rapporto Caritas
Crescita povertà sono temi legati a doppio giro. Negli ultime sette anni la povertà in Italia è in aumento esponenziale: “Si è passati da 1,8 milioni di persone povere nel 2007 (il 3,1% del totale) a 4,6 milioni del 2015 (il 7,6%)”.  Sono i numeri del Rapporto 2016 di Caritas Italiana sulle politiche di contrasto alla povertà, appena pubblicato. La povertà assoluta ha confermato il suo radicamento in quei segmenti della popolazione in cui già in passato era più presente: il sud, le famiglie con anziani, i nuclei con almeno 3 figli minori e quelli senza componenti occupati. Ma è anche notevolmente cresciuta in altri, prima ritenuti meno vulnerabili: il centro- nord, le famiglie giovani, i nuclei con 1 o 2 figli minori e quelli con componenti occupati.

“L’attuale Esecutivo – si legge nel Rapporto – ha avuto l’indubbio merito di ‘scardinare’ lo storico interesse della politica italiana nei confronti della povertà ma il nostro Paese continua ad essere privo di una misura universalistica contro la povertà assoluta. Dall’inizio della crisi ad oggi la condizione di coloro che non hanno le risorse economiche necessarie per vivere in maniera minimamente accettabile, è aumentata in Italia fino ad esplodere”.

Redazione Avanti!

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento