venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Diario di Riccardo Nencini nelle zone colpite dal sisma
Pubblicato il 28-10-2016


Ore 8.30. Sulla via per la Val Nerina mi imbatto nell’osteria ‘Dai lupi’. È proprio così, oggi. Pioviscola e cirri velenosi battono i monti. La strada verso Norcia è semideserta. Tanto la notte è stata crudele quanto il mattino, all’apparenza, è docile. Sono i borghi, qui, a fare la storia. E guai a definirla storia minore. Le pievi romaniche e i palazzi dei podestà spadroneggiano nella campagna, eccezionali testimonianze di secoli che hanno costruito prima la Cristianità, poi l’Europa. Di una spaventevole bellezza. Altroché patrimonio italiano. Qui sono in gioco le radici europee.
Più ti avvicini a Norcia, più si infittiscono i mezzi di soccorso. Brutto segno. L’azzurro si spalanca tra le nuvole ma le ferite del terremoto compaiono nette sulla strada. Ecco la via crucis.
La strada maestra per Norcia è chiusa. L’alternativa si arrampica tra i monti, verso Cascia.

nenciniterremotoOre 9.30. Norcia. Il corpo è una piaga, colpi su colpi. La flagellazione è ricominciata dopo il tramonto. La luce del mattino la rende più drammatica. Sulle case, sui palazzi, sulle chiese, nel volto asciutto della gente. Solo gli alberi sono rimasti in piedi senza ferite sul tronco. La temperatura è scesa di colpo. I colori dei boschi, tra il giallo e il sanguigno, sono autunnali ma la notte è già inverno. Nel dramma che si ripete, qui c’è un’Italia che si rimbocca le maniche. Ho visto la paura, non la desolazione e nemmeno l’arrendevolezza. ‘Dopo una sciagura ci si rialza, come i nonni dei nostri nonni’ – mi ha sussurrato un anziano.

Alle 10.25 la terra trema di nuovo. E siamo oltre le settanta scosse da ieri.
In paese la gente è in strada, qualcuno con borse e valigie. I negozi hanno le serrande abbassate. Non tutti. Sono state recintate le chiese e i palazzi storici in attesa dei necessari controlli. I vigili del fuoco sono al lavoro. Dentro le mura la vita pulsa. La vita nell’emergenza, del quotidiano non è rimasto granché. Eppure Norcia – ne parlo col sindaco – aveva ripreso la sua normalità. ‘Proprio ieri eravamo a Roma a presentare i nostri prodotti. La scossa del tardo pomeriggio ci ha fatti rientrare di corsa’. Non c’è cosa peggiore che aver superato un evento tragico e riprecipitarvi. Ti trova a difese abbassate, come una malattia che pensi di aver sconfitto e invece si manifesta di nuovo. Eppure, nonostante tutto, Norcia è austera, di una bellezza folgorante.

Verso Visso, verso l’epicentro del sisma, il quadro cambia profondamente. A occhi chiusi ti accorgi di tutto. Pezzi di strada ricoperti di sassi, crolli, mura sbrecciate. Anche Preci è ferita. Un cartello ‘vendesi’ appiccicato alla parete di un’abitazione. Transenne. Di nuovo gente lontana dalle case. Tra i monti ma un cartello indica ‘Roma’. Già, tutte le strade portano a Roma…Ho visitato Visso qualche settimana fa. Il palazzo del comune e le due chiese affacciate sulla piazza meritano molto più di una sosta. Allora il terremoto non aveva infierito. Oggi invece. A tre chilometri dal paese la strada è sbarrata. Pietre ovunque, macigni piovuti dalla montagna. Tra una gola e l’altra.
Il sindaco sta sgombrando il paese. Danni ingenti ma né’ feriti ne’ morti. Parlano di un miracolo e il sindaco si arrabbia. Ha ragione. La verità è che qui le case sono state costruite con un certo criterio. Lesionate ma senza crolli. Non la provvidenza ma l’uomo.
Esercito e Croce Rossa forniscono i primi servizi, riunione con Curcio Errani Prefetto e Presidenti di Provincia e Regione per fissare i primi interventi. Intanto tenere unita la comunità. E fare in fretta.

Ore 14.00. Camerino. Che la campagna toscana ti sorprenda per la sua armonia non è un mistero per nessuno. Ma la campagna marchigiana non è affatto da meno. Camerino e’ superba. Una signora. Se la vedi oggi, piangi di dolore. Il centro storico e’ interamente presidiato dai vigili del fuoco. Zona rossa. Un migliaio di persone fuori dalle loro case, l’università zoppicante, molti studenti in partenza. Qui ci risiedono 7000 cittadini ma gli studenti sono almeno 6000. La città vive soprattutto grazie a loro, e la vitalità che ha conservato nei secoli la dobbiamo alle dosi massicce di cultura e di talento che lo studio ha prodotto. Il campanile della chiesa in Santa Maria in Via e’ crollato sull’abitazione di fianco, le crepe, sfacciate, balenano dalle pareti. Nessun morto nemmeno qui. È’ probabile che la prima scossa, quella delle 19.00, abbia fatto da allarme perché il boato che ha scosso la terra due ore dopo e’ stato di ben altra entità. È stato feroce. Onnivoro. A differenza di Visso, qui domina il silenzio. Senti soltanto il vento frusciare. Nient’altro.

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