sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

10 ottobre, Giornata Mondiale contro la pena di morte
Pubblicato il 10-10-2016


Pena di morte-GeorgiaAppena un mese fa, il Ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha ribadito davanti al Consiglio d’Europa che la reintroduzione della pena di morte, dopo il fallito colpo di Stato, non è affatto un affare chiuso. “A domandarlo sono i cittadini e ignorare quello che chiedono è contrario alla democrazia” ha sottolineato “ma questo non significa che tutto verrà preso in considerazione o accettato o adottato”.

Il caso Turchia è l’evidenza più chiara agli occhi dell’Europa, ma la risposta dei Paesi al terrorismo o, più in generale, agli attacchi dei gruppi armati ha spesso un filo comune, indipendentemente dalle latitudini: la pena di morte. “I governi compiono un errore fondamentale”, spiega James Lynch di  Amnesty International. Le ragioni di questo errore è uno dei messaggi chiave della Giornata mondiale contro la pena di morte promossa ogni
anno il 10 ottobre da Amnesty e altre 150 organizzazioni riunite nella Coalizione mondiale contro la pena di morte.

Le esecuzioni sono l’arma dei terroristi, recita il poster che accompagna la Giornata. La pena di morte – è la tesi ordinaria degli abolizionisti – non ha un effetto deterrente più efficace rispetto ad altre pene, ma nel caso dei reati di terrorismo rischia paradossalmente di alimentare il ciclo della violenza.

Da un rapporto delle Nazioni Unite sulla pena di morte in Iraq emerge come molti tra coloro che vengono ingaggiati per atti di terrorismo nel paese sono motivati da una ideologia così radicale da esser pronti a morire, tanto che la pena capitale – concludono gli esperti – non rappresenta certo un freno alle loro azioni. Il tema riguarda principalmente i gruppi armati che si definiscono ‘Stato islamico’. Racconta un ricercatore di Amnesty International che quando in Pakistan un militante del gruppo Lashkar-e-Jhangvi venne messo a morte, gli altri membri dell’organizzazione distribuivano in strada mithai, dei dolci, per celebrare il suo martirio. La pena di morte come strumento di reclutamento.

“Questo aumentato uso della pena di morte è una risposta viziata ai reati di terrorismo”, commenta Lynch. Eppure è una risposta praticata da tanti paesi ‘mantenitori’, pronti a introdurre nuove legge antiterrorismo. Oppure, come nel caso di Ciad e Pakistan, a riprendere le esecuzioni sospese da alcuni anni.

Al Qaeda, Boko Haram, il cosiddetto Stato Islamico: l’internazionalizzazione del terrorismo attraverso le diverse articolazioni dei gruppi armati costituisce una minaccia concreta alla stabilità dei paesi in ogni parte del mondo. E il dibattito sulla sicurezza spesso divide governi e società. Ma ogni misura che sacrifica il rispetto dei diritti umani fino alla decisione di reintrodurre la pena di morte, estendere il numero dei reati capitali, aumentare le esecuzioni rappresenta una sconfitta per l’umanità e un vano abbrivio per affrontare le cause alla base della violenza.

Per ogni informazione sulla Giornata mondiale contro la pena di morte

Massimo Persotti

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