venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Editoria: istituito il fondo per il pluralismo
Pubblicato il 04-10-2016


editoria“Un fondo essenziale per la nuova informazione”. Cosi il deputato del Psi Oreste Pastorelli intervenento in Aula alla Camera nel corso della dichiarazione di voto finale per la  Proposta di legge che istituisce il Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione e per la ridefinizione del sostegno pubblico all’editoria. Un provvedimento essenziale in un momento di profonda crisi del settore. Il testo, già approvato da Montecitorio e modificato al Senato, con il voto di oggi alla Camera diventa legge. Il testo ha avuto il via libera con 275 voti a favore e 80 contrari. Si sono espressi contro i deputati di M5S e Fi, mentre si sono astenuti quelli della Lega e di Fratelli d’Italia.

“Ogni testata giornalistica – ha affermato il deputato socialista Oreste Pastorelli – deve essere messa in condizione di adeguarsi al nuovo scenario dell’informazione digitale e di competere con i grandi organi di stampa nazionali. Per questo motivo è di importanza fondamentale che il nuovo Fondo per l’editoria dia un sostegno concreto alle piccole testate, le quali realizzano una preziosa informazione locale e, molto spesso, rappresentano l’unica voce capace di dare informazioni dettagliate sui territori”.

“Allo stesso tempo – ha detto ancora l’esponente del Psi – auspichiamo che si torni nuovamente a riflettere su come sostenere in modo puntuale e senza sprechi quelle riviste o quotidiani politici che hanno ricoperto un importante ruolo culturale sia per i partiti che per il Paese. Escludere dai finanziamenti pubblici a priori simili realtà, in grado di creare veri spazi di approfondimento culturale e aperti a tutte le opinioni presenti nella società, va contro lo sviluppo del pluralismo informativo e culturale”.

Il provvedimento era atteso con ansia dagli operatori di un settore fortemente provato dalla crisi. Ora l’attenzione si sposta sulle mosse del governo, che dovrà approvare entro sei mesi i decreti attuativi. Sia le aziende che il sindacato auspicano però che la partita si possa chiudere entro fine anno, per avviare con nuove risorse le necessarie ristrutturazioni.
La legge introduce una nuova disciplina dei contributi diretti, che andranno alle tv locali, alle cooperative giornalistiche, agli enti senza fini di lucro e non più ai giornali di partito. L’ammontare del fondo, nel quale confluiranno le risorse già destinate al comparto dalle leggi in vigore, sarà variabile: dipenderà, tra l’altro, dalle eventuali maggiori entrate che deriveranno dall’introduzione del canone Rai in bolletta. In seconda lettura al Senato è stato poi introdotto il tetto agli stipendi, che riguarderà anche i dirigenti della tv pubblica.

Ora Viale Mazzini dovrà rivedere il regolamento approvato nell’ultimo cda, che prevede la
possibilità di sforare il limite di 240 mila euro per alcune figure. Dovrà adeguarsi anche il dg Antonio Campo Dall’Orto, che guadagna 650 mila euro all’anno.
La legge contiene inoltre un’ampia delega al governo, che dovrà approvare criteri più stringenti per il ricorso ai prepensionamenti dei giornalisti e rivedere la procedura per il
riconoscimento degli stati di crisi. Fino a quando non ci saranno i decreti, non sarà possibile sbloccare le risorse. “E’ necessaria la rapidissima emanazione dei decreti attuativi”, avverte la Federazione degli editori, aggiungendo che “è indispensabile che vengano garantite, nella prossima legge di bilancio, le necessarie coperture finanziarie”.

Anche la Fnsi chiede che “si avvii immediatamente il confronto sui regolamenti, per non lasciare alibi a chi vorrebbe tenere congelati i contratti di settore”. L’Odg auspica, inoltre, che “i finanziamenti non restino nelle casse degli editori, ma vadano anche ai giornalisti che vivono attualmente in una condizione di grande sfruttamento”. Il Pd, con il relatore Roberto Rampi, parla di “passaggio storico per il mondo dell’informazione e dell’editoria, che da tempo attendeva una regolamentazione seria per un settore fondamentale per la nostra democrazia”.

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