martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Fuga dei giovani dall’Italia. Ben 40mila nel 2015
Pubblicato il 07-10-2016


Venezia, 23/08/2011 - Turisti e valigie a Venezia ©Marco Sabadin/Vision

Italiani popolo di santi, di navigatori e di…espatriati. Come ieri l’Italia si ritrova di nuovo alle prese con l’emigrazione, ma stavolta il Bel Paese soffre di emorragia di talenti: i giovani migliori e più preparati se ne vanno e il Paese è incapace ad attrarne di nuovi. Il rapporto “Italiani nel mondo 2016” presentato oggi a Roma dalla Fondazione Migrantes mette in luce come a crescere sia il numero degli italiani che fanno la valigia per lasciare l’Italia. Sono infatti oltre 107 mila gli italiani espatriati nel 2015. A iscriversi all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire) sono state 6.232 persone in più rispetto all’anno precedente, con un incremento pari al 6,2%. Hanno fatto le valige soprattutto i giovani tra i 18 e i 34 anni, la meta preferita resta la Germania, mentre le regioni con le maggiori partenze sono Lombardia e Veneto.
Ma soprattutto è da rilevare come ad aumentare sia la percentuale di chi parte per non tornare: il saldo migratorio tra chi rimpatria e chi parte, che era rimasto quasi costante nel primo decennio del millennio, sta subendo una brusca virata in negativo.
Come per i giovani, anche per gli anziani la decisione di emigrare è in crescita e sono sempre più numerosi coloro che preferiscono trascorrere la pensione all’estero. Una tendenza già evidente lo scorso anno. Grazie al contributo dell’INPS, è stato possibile conoscere nel dettaglio non solo il trend delle pensioni pagate all’estero, ma anche le mete preferite dai pensionati italiani e stranieri emigrati nel 2015 per genere e gestione previdenziale. L’aumento di pagamenti di pensionati all’estero viene rilevato in Paesi come Spagna (+22,0%) e, in misura nettamente più elevata, Polonia (+105,2%), Romania (+152,8%), Bulgaria (+223,6%) e Ucraina (+307,0%). Tra quelli che invece hanno ricominciato ad avere un incremento nel 2015 rispetto all’anno precedente, si segnalano la Grecia (+29,1%), la Gran Bretagna (+23,8%), l’Austria (+2,4%), l’Olanda (+1,1%) e la Croazia (+0,4%). Infine, tra i Paesi che hanno un costante trend negativo, si annoverano la Francia (-16,7%), con un calo di oltre 9.300 presenze), il Belgio (-13,6%) e la Svizzera (-1,3%).
È un fatto che gli italiani, giovani e meno giovani, oggi guardano sempre più all’estero per soddisfare i propri desideri lavorativi, in particolare all’Europa, sottolinea il rapporto. Molti iniziano a conoscere le opportunità che il mercato del lavoro internazionale offre già durante gli anni della laurea, mentre altri decidono di emigrare dopo essersi formati completamente in Italia, sia perché non trovano offerte di lavoro che possano soddisfare le loro aspettative, sia perché convinti che un periodo di studio e/o lavoro all’estero possa migliorare la loro situazione.

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Tuttavia mentre i pensionati scelgono di andare all’Estero, per i giovani e meno giovani si tratta sempre più di una fuga obbligata. Il tasso di disoccupazione giovanile continua a restare a livelli molto alti, senza dimenticare che gli occupati continuano a calare soprattutto nella fascia 25-34 anni, quella di ingresso nel mondo del lavoro (-1,8% in un anno). E aumentano, al contrario, tra gli over 50 (+5,4%). Il mercato del lavoro spinge i giovani al di fuori del suo perimetro: tra i 25 e i 34 anni aumenta sia il tasso di disoccupazione sia il tasso di inattività, cioè la percentuale di coloro che un lavoro ormai non lo cercano più.
Tornando al rapporto della Fondazione Migrantes la fascia 18-34 anni, quella dei Millennianls, è la più rappresentativa (36,7%). I giovani hanno una mobilità “in itinere”, che – osserva il rapporto – “può modificarsi continuamente perché non si basa su un progetto migratorio già determinato ma su continue e sempre nuove opportunità incontrate”. Seguono i 35-49enni (25,8%). I minori sono il 20,7% (di cui 13.807 mila hanno meno di 10 anni) mentre il 6,2% ha più di 65 anni (di questi 637 hanno più di 85 anni e 1.999 sono tra i 75 e gli 84 anni). Tutte le classi di età hanno registrato un aumento delle partenze rispetto al 2014 tranne gli over 65 anni (da 7.205 a 6.572). “Pur restando indiscutibilmente primaria l’origine meridionale dei flussi – si legge nel rapporto – si sta progressivamente assistendo a un abbassamento dei valori percentuali del Sud a favore di quelli del Nord del Paese”.
I ‘Millennials’, hanno un’età compresa tra i 18 e i 32 anni, sono una generazione istruita, che possiede titoli di studio post-laurea, ha partecipato a programmi di studio per scambi internazionali (ad esempio Erasmus). Al contempo, però, “sono una generazione penalizzata dal punto di vista delle possibilità lavorative, sono i più esposti alla disoccupazione e vedono l’emigrazione non come una fuga ma come un mezzo per soddisfare ambizioni e nutrire curiosita’”. Il rapporto Migrantes cita infine i dati di uno studio dell’Istituto Toniolo, secondo cui i Millennials “sono la prima generazione nella quale la scelta non è tanto se partire ma piuttosto se restare”.
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha commentato dicendo che “il nostro Paese ha una storia antica di emigrazione. Una storia di sofferenze e di speranze. Una storia di riscatto sociale, di straordinarie affermazioni personali e collettive, ma anche di marginalità patite e di lacerazioni. Oggi il fenomeno degli italiani migranti ha caratteristiche e motivazioni diverse rispetto al passato. Riguarda fasce d’età e categorie sociali differenti. I flussi tuttavia non si sono fermati e, talvolta, rappresentano un segno di impoverimento piuttosto che una libera scelta ispirata alla circolazione dei saperi e delle esperienze”. La mobilità dei giovani italiani verso altri paesi “è una grande opportunità, che dobbiamo favorire, e anzi rendere sempre più proficua. Che le porte siano aperte è condizione di sviluppo, di cooperazione, di pace, di giustizia. Dobbiamo fare in modo che ci sia equilibrio e circolarità. I nostri giovani devono poter andare liberamente all’estero, così come devono poter tornare a lavorare in italia, se lo desiderano, e riportare nella nostra società le conoscenze e le professionalità maturate” prosegue Mattarella, secondo cui “i flussi migratori che guardano oggi all’Europa e agli Stati Uniti hanno una portata di durata epocale. Affrontarli con intelligenza e con visione è necessario per costruire un mondo migliore con lo sviluppo dei paesi di origine. La conoscenza e la cultura hanno un grande compito: aiutarci a vivere il nostro tempo cercando di essere costruttori e artefici di uno sviluppo sostenibile, che ponga al centro il valore della persona umana”. Il messaggio si chiude con queste parole: “la nostra cultura, del resto, è anche l’immensa ricchezza che gli italiani, nel tempo, hanno seminato nel mondo, abbellendo e rendendo più prosperi tanti territori nei diversi continenti. E questa cultura è poi tornata, accresciuta, nella nostra comunità”

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